[Davide Sparti, Suoni Inauditi, Il Mulino-Intersezioni, 2005 pag.163]
domenica 1 maggio 2016
Le parole dell'improvvisazione
[Davide Sparti, Suoni Inauditi, Il Mulino-Intersezioni, 2005 pag.163]
sabato 7 febbraio 2015
Sei gradi di differenza/collegamento (ancora Sudoku Killer)
sabato 5 novembre 2011
Riflessioni per perdere tempo...
lunedì 2 giugno 2008
Incontri impossibili
The Seasons have changed
And the light
And the weather
And the hour
But it is the same land
Evan Parker, stupendo improvvisatore a suon di soprano e tenore e Michael Nyman, musicista minimalista (auto definizione) e compositore di colonne sonore, ex critico e fotografo. Un incontro speciale. La prima parte del concerto è stata un solo improvisation al sassofono soprano di Evan Parker. Mi sono attaccato alla balaustra del palco rapito dalla furente diteggiatura, dalla respirazione circolare (ah! Sapessi farla anch’io, quanti problemi di iperventilazione in meno…) e dall’incredibile abilità della lingua sull’ancia. Prodigi tecnici che il soprano rende più evidenti agli occhi ammirati.
La seconda parte, spero di essere perdonato, l’ho trovata abbastanza noiosa. L’ultima parte, infine, ha visto l’incontro quasi impossibile e tale, alla fine, è stato. Non so se per pregiudizio o altro, ma Parker ha seguito il solito copione improvvisativo, stavolta col tenore, su un tappeto sonoro stimolante fornito dal piano preparato di Nyman, un vecchio strumento verticale e abbastanza scassato, non a caso denominato Ruined piano. L’incontro tra i due lo ritengo mancato proprio per il fatto che Parker non ha ceduto un passo e Nyman si è limitato ad un’onesta “assistenza tecnica”. In ogni caso, il concerto è stato molto stimolante e le richieste di bis si sono, alla fine, sprecate.
Evan Parker è uomo della ECM (Editon of Contemporary Music) di Manfred Eicher, gloriosa etichetta il cui ruolo nell’incontro creativo delle due sponde dell’Atlantico è stato ampiamente riconosciuto. Ho sotto mano lo splendido catalogo 2007, illustrato con splendide fotografie in bianco e nero e l’esaustivo elenco di dischi i cui autori spaziano, leggendo a caso, da Lester Bowie a Jan Garbarek, da Keith Jarrett a Stefano Battaglia e altri ed altri ancora… Da segnalare, inoltre, il catalogo ECM New Series, nuova creazione di Eicher che apre alla musica classica. E anche questa scelta è una dichiarazione di intenti chiara per un operatore culturale con l’idea fissa del ponte tra sponde opposte, alla continua ricerca di quella creatività capace di unire mondi lontani. In questo senso, il concerto di Novara è stato molto in linea con la filosofia eicheriana.


Musica
Evan Parker Transatlantic Art Ensemble, Boustrophedon, ECM 2008
Immagini
1-5Evan Parker fotografato da Rodolfo M. 1 giugno 2008
lunedì 10 dicembre 2007
Globe Unity Orchestra
Intorno al jazz, come specifica l’autore, non “sul” jazz. Perché l’indagine si sposta sui dintorni, il ruolo che la musica europea va assumendo, sempre più importante, e quello delle musiche comunemente definite come “etniche” che qua e là stanno contaminando l’ossatura semantica del jazz.
Grandi ospiti di questo incontro furono i musicisti della Globe Unity Orchestra, immenso laboratorio di incredibili sperimentazioni musicali, aperto e permeabile.
Ricordo il fascino che questa musica inaspettata esercitò su chi scrive, verso la fine degli anni settanta. In bilico tra scrittura e improvvisazione, rigore scenico e teatralità.
La Globe Unity Orchestra fu un momento importante di sperimentazione. Punto di partenza fu l’idea dell’improvvisazione totale (ancora freschi gli effetti della New Thing e dei fermenti newyorkesi di quell’inizio anni sessanta). Lo stesso Schlippenbach ha avuto modo di dichiarare più volte il suo debito verso la musica improvvisata di Ornette Coleman e i suoi seguaci. A questa ha contrapposto, dialetticamente, grandi dosi di musica scritta. Un’altra interessante contrapposizione fu quella tra momenti di cristallino rigore formale e momenti dissacranti di teatralità e riferimenti indissimulabili alla tradizione della musica di Kurt Weil.
L’importanza di questo laboratorio musicale è al contempo, inarrivabile e sottovalutato dai media. L’analisi filologica della Globe Unity Orchestra potrebbe dire molto sulle prospettive future della musica creativa e andrebbe senz’altro intrapresa.
L’ultimo disco della Globe Unity Orchestra risale al 2003, per l’etichetta elvetica Inktat: Globe Unity Orchestra 2002. Quest’ultima operazione prevedeva una formazione comprendente:
1966: Alexander Schlippenbach - Globe Unity, Saba/MPS 15 109 ST
1967/70: Globe Unity 67 & 70, Atavistic/Unheard Music Series
1973: Live in Wuppertal, FMP 0160
1973: For example, FMP R123
1974: Der alte Mann bricht ... sein Schweigen, FMP S4
1974: Hamburg '74, FMP 0650
1975: Bavarian Calypso/Good bye, FMP S6
1975: Rumbling, FMP CD 40
1975/1976: Jahrmarkt/Local Fair, Po Torch PTR/JWD 2
1977: Improvisations, JAPO 60021
1977: Pearls, FMP 0380
1979: Compositions, JAPO 60027
1982: Intergalactic blow, JAPO 60039
1986: 20th anniversary, FMP CD45
2002: Globe Unity 2002, Intakt CD 086