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lunedì 21 gennaio 2008

Musica Creativa

A proposito di Wildflowers, cinque long playng che documentavano la scena creativa newyorkese della fine degli anni ’70, forse l’evento più significativo, (canto del cigno?) del panorama americano post free.
Wildflowers lo richiesi per corrispondenza da Nannucci. Ricordo le cinque buste con lo spigolo segato (non ho mai capito il perché) e li ascoltai con molta emozione. L’etichetta era la Douglas, l’anno, il 1976. Erano:

Volume 2
Anthony Braxton, Leo Smith, Marion Brown, Ken McIntyre, Flight To Sanity
Volume 3
Michael Jackson,
Andrew Cyrille, Dave Burrell, Randy Weston, Abdullah


Tutti dal vivo, registrati in vari lofts di Big Apple.
Possiedo ancora i long playng e sono alla disperata ricerca di qualcuno che possa riversarmeli su Cd, non possedendo più, ahimè, il giradischi.
Questo amarcord è dovuto alla rilettura in corso di un libro molto interessante,
Musica Creativa, di Franco Bolelli, edito a suo tempo da Squilibri. Lo pagai tremila lire ma era il 1978!

A rileggerlo a trent’anni di distanza disvela le difficoltà di comprensione di quei giorni, alla luce degli eventi successivi, fino ai nostri giorni. Ora si legge sicuramente con maggior chiarezza e aiuta a far luce su un periodo cruciale della musica afroamericana, forse il suo epilogo,potrei azzardare sperando di essere letto con la dovuta dose di relatività che queste affermazioni richiedono.
La nuova lettura di
Bolelli richiederebbe, in ogni caso, un’attenta rilettura critica, un dibattito serio sul quanto e come talune sue affermazioni siano state smentite o confermate dal tempo. Ritornerò su questo argomento mentre ora vorrei riportare un passo del libro a titolo esemplificativo.

Molte lune sono trascorse da quando il free scatenava gran disordine sotto il cielo. E da allora tante cose sono mutate nella Musica Creativa. Qualcuno, i cui occhi non attraversano lo specchio delle apparenze, va ripetendo che tutto si è rappacificato, che l’ordine antico si è ripristinato, soltanto perché non vede più stagliarsi i lampi della grande trasgressione. E non si accorge, con la spocchiosa dabbenaggine tipica di chi vorrebbe fissare il movimento, che la scena si è nel frattempo spostata, perché fra i venti del cambiamento si sono aperti nuovi orizzonti. Altri, la cui superficialità cambia la tortuosa via stellare della nuova creatività per piatta tangenziale, ritengono che fra le folgorazioni passate e i nuovi sistemi astrologici esista pura e semplice continuità, quando non addirittura identificazione. Certo, i tratti comuni prevalgono ancora sulle differenze, la sorgente è la medesima, ma diversi sono il percorso e la profondità.
Dalle lacerazioni di un’identità scompigliata, con una gestazione intensa e gioiosa che prosegue ancora senza soluzione ddi continuità, hanno cominciato a crescere, tenere e insistenti, forme problematiche e sensibilità nuove. Nella valle dell’utopia e del desiderio sono sbocciati i fiori selvaggi.
L’intuizione è maturata a progetto: laddove il free rivendicava, la nuova musica dispiega in positivo la propria diversità creativa. La rabbia degli escclusi è maturata in consapevolezza di chi sente sé stesso come soggetto che, solo, può trasformare e inventare. L’emancipazione fremente si è tramutata in ipotesi di liberazione.
Dalla riappropriazione alla scoperta, l’espressività si muove più spregiudicata e ariosa, ambiziosa nella sua spontaneità. Non ci sono più zone interdette: anche le cavità segrete dei suoni e delle strutture sono perlustrate con disponibile naturalezza. Nel crogiulo di contraddizioni dei grandi agglomerati metropolitani la musica creativa non soffre più prevalentemente la propria alienazione. Nell’asprezza dell’impatto con la propria realtà, il free consumava la propria impossibilità di prevalere sul limite delle proprie incapacità di trasformare sé stesso. Proprio qui, nella propria rifondazione, la musica creativa ha imparato a vivere di lato: senza trepidazioni ansiogene sempre sull’orlo del collasso, ma con una serena autonomia che per l’ordine dell’abitudine è ombra quanto mai inquietante. Dunque, la resistenza di ieri è diventata l’egemonia di oggi.[1]
NOTE
[1] cft
Franco Bolelli, Musica Creativa, Squilibri 1978, pag.26, 27
Bibliografia
Franco Bolelli, Musica Creativa, Edizioni Squilibri 1978
Discografia
Wildflowers, vol. 1-5, Douglas 1976

giovedì 30 agosto 2007

The Old New Thing

Parlo di un libro.
Dopo New Thing, il libro di Wu Ming1, scrittore da un componente il collettivo Wu Ming, appunto (
www.wumingfoundation.com), ecco The Old New Thing, secondo libro dello stesso.
Se il primo era un romanzo ambientato negli anni infuocati della rivolta dei neri e della loro musica free, il secondo riprende la tematica a partire dall’archivio della casa discografica ESP, vera pietra miliare della Free Music
E così ne vien fuori un cofanetto contenente due CD con una compilation di alcuni fra i più importanti musicisti dell’epoca e un volumetto rapido che in novantadue pagine riesce ad inserire una prefazione di Pino Saulo (Radio 3 Rai), un intervento di Wu Ming , articolato in nove punti, in italiano e in inglese, e una raccolta di immagini di alcuni tra i più importanti protagonisti di quell’epoca irripetibile, spesso criticata, forse non pienamente capita, ma capace di diffondere semi i cui frutti sono ancora oggi più vivi che mai.
Così, questo saggio in forma di volumetto di Wu Ming1 affronta, nelle venti pagine che si prende a disposizione, temi importanti come la difficoltà di definire il jazz, l’attualità del free jazz e la sua peculiarità di avanzare oltre l’avanguardia mantenendo il vincolo con la tradizione, in questo differenziandosi dalle spinte avanguardistiche dei bianchi, per esempio, più distruttive della tradizione, in qualche modo. Così il Free Jazz sembrerebbe addirittura meno radicale di quanto immaginassimo.
Non è tralasciato un accenno al forte legame che esisteva tra il Free Jazz e i movimenti di liberazione del popolo nero e lo spostamento in un’Europa ricettiva non appena la repressione poliziesca annientò la resistenza negli slums.
L’autore passa poi ad illustrare la compilation e il modo in cui si è arrivati a questo lavoro grazie a un contatto avviato proprio dalla casa discografica.
I CD contengono un elenco di nomi importanti della scena musicale americana a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta, qualcuno noto, altri meno noti e qualche “desaparecido”

Quando un commando di killer della polizia uccide nel suo letto Fred Hampton, leader delle Black Panthers di Chicago, sul pavimento della stanza c’era una pila di dischi, copertine lorde di sangue e materia cerebrale. In una foto si distingue Out To Lunch, di Eric Dolphy. Immagine-simbolo, più eloquente di cento trattati in stile Free Jazz/Black Power di Carles e Comolli. Musica e politica, jam sessions e Black Power, movimenti e jazzisti erano parte di una sola espressione collettiva. Tonalità emotiva della musica, titoli di dischi e composizioni, dichiarazioni di artisti, serate benefit per la causa nera, il jazz preso ad esempio di cultura nera antagonista nei discorsi e negli scritti dei grandi leader, da Malcom X a Stokely Carmichael… Tutto ci parla di quella simbiosi, di quell’essere una cosa sola.
La new thing pagò caro quel legame. L’assassinio di Malcom X e Marthin Luther King, la selvaggia repressione anti-Pantere, i ghetti investiti da valanghe di “eroina di stato”…
Difficilmente un movimento culturale può prosperare o anche solo sopravvivere se vengono repressi (addirittura annichiliti) i fermenti sociali che lo hanno generato. In Cile, dopo il ’73, scompare la scena folk e cantautoriale, per ovvi motivi: i musicisti stanno tutti nelle fosse comuni (Victor Jara) o in esilio (Inti Illimani, Quilapayùn).
Un esilio, una diaspora, si verifica anche nel jazz d’avanguardia. Diversi artisti spostano la loro attività in Europa, dove i fermenti ci sono ancora. Non solo per questo motivo, ma anche per la crescita di scene autoctone, non derivative, da lì in avanti il jazz, certo jazz, diventa affare più europeo che americano. [1]

CD 1

Shoot a nigger and Watch him run
Marzette Watts, Backdrop for urban revolution (edit)
Albert Ayler, Spirits (edit)
Sun Ra, Exotic Forest, (edit)
Milford Graves, Nothing 11 10 (edit)
Sunny Murray, Giblet (edit)
Various, Ain’t gonna let nobody
Sun Ra, Outer Spaceways inc.
Charles Tyler Ensemble, Black Misticism
The Giuseppi Logan Quartet, Tabla suite
By and by

CD 2

Fred Hampton, A revolutionary
Sonny Simmons, Dolphy’s Days (edit)
Giuseppi Logan, Shebar (edit)
Albert Ayler, Ghosts
Ornette Coleman, The Ark (edit)
Milford Graves, Nothing 19 (edit)
Sun Ra, The Cosmos
Free Music Quintet, Free Music Quintet no.1 (edit)
Giuseppi Logan Quartet, Bleecker Partita (edit)
By and by


NOTE
[1] cft. Wu Ming 1, The Old New Thing, Abraxas/ESP, pag 16-17

Bibliografia:
Wu Ming 1, The Old New Thing, Abraxas/ESP 2007
Ekkehard Jost, Free Jazz, L’Epos 2006

Discografia:
Ornette Coleman, Free Jazz, Atlantic 1960
John Coltrane, Ascension 1965
Eric Dolphy, Out To Lunch!, Blue Note 1964

Fotografia:
1 copertina del libro
2 Albert Ayler
3 Giuseppi Logan