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martedì 22 settembre 2009

Dissoluzione/riaggregazione

Il libro di Claudio Sessa, Le età del jazz. I contemporanei, edito da Il Saggiatore e che si avvale della prefazione prestigiosa di Uri Caine, pur con qualche limite, affronta l'argomento  jazz contemporaneo, sue eredità e linee di tendenza. Il chè, francamente, non è poco. Se ne riparlerà anche se qualche considerazione "en passant" è inevitabile.



La prima caratteristica del jazz contemporaneo è il controllo di tutte le forme espressive possibili, anche quelle meno convenzionali.

Se le basi del rapporto fra Stati Uniti ed Europa sono state, a partire dagli anni '60, paritarie e non più in funzione subordinata dell'Europa agli USA ciò può essere ascritto alla filosofia libertaria del Free Jazz

L'anomalia ritmica è uno dei tratti caratteristici del jazz odierno.

Una importante riflessione riguarda la definizione di "musica afroamericana". A proposito, l'autore sostiene che il jazz ha tre fondamentali matrici o tipi di influenza: a) tradizione africana b) folklore etnico c) tradizione eurocolta.
Secondo Sessa la prima di queste ha finito ben presto per prevalere determinando l'usuale definizione del jazz. Si assiste ora a un recupero delle altre due. In questa fase storica e per i motivi appena elencati, il jazz europeo è portatore di una vitalità che gli deriva proprio dalla sua posizione strategica rispetto ai punti b) e c).



Sono spunti riflessivi interessanti che delineano uno scenario di dissoluzione/riaggregazione delle molecole jazzistiche così come ci sono pervenute dall'usuale storiografia di genere.
Mi viene da pensare al Free come al conflitto dissolutorio seguito da una fase riaggregativa "aperta" dove l'apparente confusione indica,da un lato, un processo di costante ricerca, dall'altro un percorso parcellizzante che ci costringe a uno sforzo di ridefinizione delle abituali coordinate.
Per spiegarmi meglio, siamo stati da sempre abituati a considerare il swing come imprescindibile componente del jazz, così come  la peculiarità timbrica. In realtà, questi appena accennati non posseggono più il ruolo centrale che hanno avuto in passato.
Buona lettura.


Immagini: Duke Ellington
Lettura: Claudio Sessa, Le età del jazz. I contemporanei, Il Saggiatore 2009

domenica 13 luglio 2008

Senza confini

Quattro dischi di recente uscita, di ottimo ascolto e fonte di riflessione sono quello di Uri Caine Ensemble, Plays Mozart, edito da Winter & Winter, due di John Zorn, Filmworks e The Dreamers, editi da Tzadik e, ultimo, L'esigenza di andare verso il basso, di Furio Di Castri, edito dalla cCasa del Jazz.
Tra le mie recenti acquisizioni andrebbe aggiunto anche il Tribute to Lester della Art Ensemble of Chicago, edito dalla tedesca ECM ma quest'ultimo, per quanto bello, esula un po' dal resto della compagnia, nel senso che i quattro dischi di cui sopra sono tutti, per un verso o per l'altro, strumenti di esplorazione che estendono lo sguardo sulla musica a 360 gradi, senza preclusione alcuna.

Uri Caine rilegge Mozart con assoluto rigore e con linguaggio jazzistico. Non è operazione nuova quella di affrontare il terreno classico, per il Jazz, almeno da Benny Goodman in poi ma Uri Caine suona semplicemente Mozart, sostituendo alla fedeltà dovuta alla scrittura mozartiana elementi del suo linguaggio specifico, fraseggio, interplay con un approccio culturale libero. La cosa interessante di questo lavoro è che il pianista americano non intende rileggere Mozart in chiave jazzistica ma, semplicemente, suonare Mozart col suo linguaggio e con la sua libertà. La differenza è sottile ma importante e disvela un'ambiguità, quella di chi si ostina a chiamare jazz questa operazione. Non è nè jazz nè classica, semplicemente, è Uri Caine, pianista libero da etichette, che suona Mozart.

John Zorn è il poliedrico per eccellenza. Ha demolito tutti i possibili confini musicali e ogni forma di gerarchia. Ha reso orizzontali le performance. In questo caso, per esempio, Filmwork XIX, concepita come colonna sonora (passione del nostro) per un improbabile e misconosciuto cortometraggio russo, Zorn partecipa in veste esclusiva di autore, avendo riposto nella custodia il fido sassofono contralto . Il risultato è pura musica da camera, di bellezza cristallina, dove la fa da padrone il conturbante violoncello di Erik Friedlander.
The Dreamers, invece suonata con uno dei suoi gruppi, Electric Masada, è musica che spazia tra jazz, rock e reminiscenze etniche con leggerezza, senza avvertire il peso di alcun confine, geografico o di genere che sia.
The Dreamers, inoltre, rifacendomi al post precedente, contiene un elemento ludico e dissacratorio, evidenziato anche dai disegni che illustrano la copertina, rappresentanti pupazzetti infantili stilizzati, riprodotti all'interno della busta sotto forma di stick adesivi. In realtà, The Dreamers è musica dove l'autoironia la fa da padrona e gli intellettualismi sono stati dimenticati nello sgabuzzino.

Ho inserito in questo gruppo anche il nostro Furio Di Castri, col suo contrabbasso solo poichè questo suo lavoro, per l'approccio ironico che lo caratterizza e per l'indugio verso soluzioni elettroniche (niente di nuovo, per carità) rivela in ogni caso gusto per l'esplorazione sonora, volontà di costrure ponti. Inoltre è sempre vivo il fascino del solo: il musicista, il suono puro e il silenzio, il triangolo perfetto, l'om della musica. La riduzione a questo stato inferiore della coscienza non è cosa che un musicista può affrontare a cuor leggero. Questo percorso a ritroso ha una profonda valenza psicanalitica e la storia ci insegna quanto difficile sia stato questo passo per molti musicisti (per i pianisti il discorso è un attimino differente, dato le enormi capacità armoniche dello strumento).

Fa notare Di Castri nelle note di copertina come il solo sia la dimensione primordiale del musicista, di chiunque inizi a studiare uno strumento, riferendosi alle ore passate in casa intenti ad eseguire lunghi e noiosi esercizi. Puro esercizio di disciplina.

Musiche senza confini, dunque. Bandite le etichette, impure.


Ascolto
Uri Caine Ensembre, Plays Mozart, Winter & Winter
John Zorn, Filmwork XIX, Tzadik
John Zorn & Electric Masada, The Dreamers, Tzadik
Furio Di Castri, L'esigenza di andare verso il basso, Casa del Jazz
Art Ensemble of Chicago, Tribute to Lester, ECM

Immagini (dal web)
1-Uri Caine
2-John Zorn & Electric Masada
3-Furio Di Castri