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martedì 24 luglio 2007

Jazz & Libri

Parlare di libri, ogni tanto. Che il jazz è fatto anche di libri. Ed io che sto ricostruendo sulle macerie degli anni ’70 e ’80, distrutti da un black out di 15 anni[1] oltre a quelli che ho comprato in tempi relativamente recenti, ho anche macerie di libri da restaurare e prima o poi lo farò.

Dunque, i miei acquisti recenti, diciamo ultimi 8 mesi.



Gian Carlo Roncaglia
  • Il Jazz e il suo mondo
  • Einaudi Struzzi, 1998

Gaetano Liguori-Guido Michelone
  • Una storia del Jazz, musica e musicisti dal 1900 al 2000
  • Edizioni Christian Marinotti, 1999

Ashley Kahn
  • A Love Supreme, storia del capolavoro di John Coltrane
  • Il Saggiatore, 2004

Luca Cerchiari
  • Il Jazz, una civiltà musicale afroamericana
  • Bompiani Tascabile, 2005

Davide Sparti
  • Suoni inauditi, l’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana
  • Il Mulino Intersezioni, 2005

Carlo Boccadoro
  • Jazz! Come comporre una discoteca di base
  • Einaudi Struzzi, 2005

Maurizio Franco
  • Il jazz e il suo linguaggio
  • Edizioni Unicopli, 2005

Arrigo Polillo
  • Jazz
  • Mondatori Oscar, edizione 2006 con post fazione di Franco Fayenz

Flavio Caprera Ekkehard Jost Lewis Porter
  • Blue Trane, la vita e la musica di John Coltrane
  • Minimum Fax, 2006

Amira Baraka
  • Il popolo del Blues, sociologia degli afroamericani attraverso il blues
  • Shake tascabili, 2007 (ristampa)

In quest’elenco è compreso il classico di Arrigo Polillo, irrinunciabile per la completezza delle sue informazioni storiche. L’edizione più recente è arricchita da un’appendice di Franco Fayenz che riprende e aggiorna le schede di alcuni protagonisti.Vi sono, poi, testi di valore didattico, come quello di Lewis Porter, una biografia di Coltrane molto ricca di dettagli tecnici, e quello di Ekkehard Jost, il testo più importante sulla vicenda del Free. Entrambi ricchi di spartiti eseguibili ( a casa propria. Sono coperti da copyright!).Importante, dal punto di vista sociologico, quello di Amira Baraka (LeRoi Jones), un testo molto datato ma basilare. La prima versione, degli anni ’60, fu pubblicata da Einaudi.Da segnalare, infine, il testo di Maurizio Franco che affronta il jazz dal punto di vista delle peculiarità sintattiche e semantiche del suo linguaggio.

Aggiornamenti sopravvenuti, nel frattempo...

Ashley Kahn, The house that Trane built, storia della Impulse, Il Saggiatore 2007
Luigi Onori, Paolo Fresu Talkabout, biografia a due voci, Stampa Alternativa 2007
Gianfranco Salvatore, Miles Davis, lo sciamano elettrico, Stampa Alternativa 2007
Gianfranco Salvatore, Charlie Parker, "Bird" e il mito afroamericano del volo, Stampa Alternativa 2007
Vittorio Giacopini, Al posto della libertà, breve storia di John Coltrane, edizioni e/o 2007
Davide Sparti, Musica in nero, Bollati Boringhieri 2007
Enrico Rava, Alberto Riva, Note necessarie, Minimum Fax 2007


mercoledì 18 luglio 2007

Misterioso


Thelonious Sphere Monk, da San Juan Hill, New York.Fu estraneo a tutto, visse orgogliosamente il suo paziente isolamento. Non fu interessato all’evoluzione della sua musica, non più di tanto. Non fu nemmeno interessato all’evoluzione della società intorno a lui. Le lotte dei suoi fratelli neri sembravano interessarlo marginalmente. Ha sempre pensato a suonare a modo suo, quel modo estraneo che ha fatto faticare come dannati colleghi musicisti, critici e pubblico senza che questo potesse, anche lontanamente, toccarlo più di tanto. “Loro sono lì e io sono qui”, diceva.
Nelle sue biografie si sostiene che l’approccio giovanile all’organo abbia formato la tecnica particolare che lo contraddistingueva nell’uso dei pedali d’espressione, consistente nel disegno di improbabili volute con i piedi che ballano fra i tre pedali. D’altronde, la fisicità estrema del suo approccio allo strumento è fra le cose più interessanti che lo contraddistinguono. Spesso additata a evidenza della sua follia.Già, perché la follia presunta, nonostante la mancanza di diagnosi mediche in tal senso, fu un tema conduttore della sua vita.Il suo carattere, in effetti, se si esclude la prima fase della sua vita, abbastanza propensa alla socializzazione, si contraddistinse per una certa tendenza all’isolamento. Il suo fu un isolarsi non patologico, piuttosto sornione e snob.
In realtà, Monk fu sempre al centro della vita, soprattutto quella musicale, ma con grande lucidità perseguì i suoi intenti e si incamminò sulla sua linea senza mai deragliare.Monk fu incredibile pianista e bravissimo compositore, attività, quest’ultima, non disgiungibile dalla precedente. In realtà non fu particolarmente prolifico in termini numerici, ma quel che ha lasciato è sicuramente pietra miliare del jazz.
Si possono ricordare, in questa sede, composizioni come Crepuscule with Nellie, Criss Cross, Misterioso, Evidence, Round midnight, Epistrophy, che danno l’idea del valore di compositore del nostro. La sua musica era caratterizzata da un uso innovativo di sovrapposizioni armoniche al limite della politonalità; non sempre compreso dal pubblico e dai colleghi ha, tuttavia, continuato imperterrito per questa strada aspettando paziente la raccolta dei frutti. Questa tensione innovativa ha sempre mantenuto saldo il legame con la tradizione afro americana e col blues.Il suo pianismo fu assolutamente innovativo. La sua caratteristica più evidente fu l’uso delle mani appoggiate sulla tastiera con le dita distese piuttosto che curve secondo i canoni usuali, in maniera percussiva, con uno stile primitivo e tribale che contrastava con la complessità lucida della sua musica.
Questa particolare tecnica potrebbe essere la causa del suo stile compositivo di cui sopra, dato che quel modo di suonare impedisce un corretto controllo della tastiera, risultando limitativo in termini di estensione utile. Arrigo Polillo sostiene che la rielaborazione degli errori generati da questo particolare modo di suonare, ha prodotto quella sua particolare tecnica compositiva, quando poi gli errori, da involontari, sono diventati volontari mattoni di una forma musicale lucida ed estremamente precisa.[1]
Nota il Boccadoro[2] la sua capacità di destrutturate e rielaborare in tempo reale la musica che lui esegue, anche quando si tratta di standard ben conosciuti, il suo lavoro all’apparenza distruttivo riesce sempre a ricondurre l’orecchio dell’ascoltatore alla composizione di partenza, Ogni sua esecuzione era, insomma, un vero e proprio laboratorio in divenire ove nulla era scontato.Della sua fondamentale collaborazione con John Coltrane è stato già accennato, in questo blog, tempo fa.
Resta da ricordare un ottimo lavoro teatrale che a T. Monk è stato dedicato da Stefano Benni con la collaborazione del pianista Umberto Petrin: Misterioso, viaggio nel silenzio di Thelonious Monk.

NOTE
[1] Arrigo Polillo, Jazz, Oscar Mondatori 2006, pag. 631
[2] Carlo Boccadoro, Jazz! Come comporre una discoteca di base, Einaudi 2006, pag. 33

Bibliografia:
Arrigo Polillo, Jazz, Oscar Mondadori, 2006
Carlo Boccadoro, Jazz! Come comporre una discoteca di base, Einaudi, 2006
Stefano Benni, Misterioso, Feltrinelli, 2006 (con DVD)

Discografia:
Genius of Modern Music vol. 1-Blue Note 1947
Genius of Modern Music vol 2-Blue Note 1951
Thelonious Monk Trio-Prestige 1952
Thelonious Monk-Prestige 1953
Thelonious Monk & Sonny Rollins-Prestige 1953
Work-Prestige 1953
Brilliant Corners-Riverside 1956
Thelonious Monk with John Coltrane-Milestone 1957
Monk' music-Riverside 1957
Thelonious in action-Riverside 1958
Alone in San Francisco-Riverside 1959
Monk's dream-Columbia 1962
Criss Cross-Columbia 1962
Solo Monk-Columbia 1964
Live at the Jazz Workshop-Columbia 1964
Straight no chaser-Columbia 1966
Underground-Columbia 1967
Thelonious Monk Quartet with John Coltrane at Carnegie Hall (reg 29.11.57)-Blue Note 2005