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lunedì 3 novembre 2008

Il disco che vi ha fatto avvicinare al jazz...

Fase di riflessione. Da un po’ di tempo sto cercando, con discreta fatica, di portare avanti una personale riflessione sul senso semantico e storico del termine jazz, sull’attualità del suo significato. Un tentativo disperato, mi rendo conto, di dipanare la complessità che racchiude in un secolo di storia quanto mai intensa di quel che è stata l’attività musicale afroamericana.

Work on progress, certo, ma stavolta cambio registro!

aNobii è un database planetario di libri. Previa registrazione, ognuno può catalogare la propria libreria e renderla disponibile alla grande comunità, interagendo anche tramite i numerosi gruppi di discussione intorno agli argomenti più disparati. Uno di questi gruppi, Il disco che vi ha fatto avvicinare al jazz è una raccolta variegata di contributi in questo senso, Chi passa per questo blog potrebbe approfittarne per accedere ad aNobii (ammesso che non sia già registrato) e lasciare il suo contributo.

Mi sono avvicinato al jazz attraverso l’ascolto di Perigeo, verso la metà dei settanta, attratto dalle sirene del mercato che all’epoca cantavano molto per questo gruppo, tutto sommato,non certamente immenso ma abbastanza opportunista. Ho poi digerito molto jazz italiano, da Gaetano Liguori a Mario Schiano, da Gaslini a Guido Mazzon, appena intervallati dal Mc Coy Tyner di Sahara. Furono le domande su questo pianista sulla sua carriera, su ciò che era e che era stato che mi dettero una risposta importante.

Ecco alcuni interventi:

Lo ammetto, sono terribilmente noioso...

The Clown, di Charles Mingus.
Tutta colpa di un pomeriggio piovoso passato da Disfunzioni Musicali (un negozio di musica storico di Roma, precisamente di San Lorenzo, purtroppo chiuso da un po...).
Ero lì a spulciare fra l'usato quando qualcuno mette su questo disco.
Che vi devo dire, sono rimasto inchiodato da Haitian Fight Song.
Da lì nasce il mio interesse per Mingus e di conseguenza per il jazz...

Mingus

Ben Webster Stormy Weather comprato per caso in un negozio di dischi della mia citta', avevo 15 o 16 anni, una folgorazione

Quoyle

Kind of Blue di Miles...... MITICO!!!!!!

Saverio

non un disco ma un ascolto per radio. My funny Valentine, Gerry Mulligan e Chet Baker.
avevo una dozzina d'anni. è cominciato tutto da lì.

Dede

Kind of blue!!! Sì!

Stefania Leo

Mingus ho fatto quasi il tuo stesso identico "percorso", è incredibile!! :)
Anch'io ho conosciuto e venerato Mingus grazie ad Haitian fight song! Conta che è il mio "dio personale" in ambito jazzistico! Ho praticamente tutto di lui (cd, dvd, video vari, libri...). Ho anche avuto la fortuna di conoscere la moglie 3 anni fa quando ci fu un concerto della "Mingus Orchestra" al Teatro Ambra Jovinelli...
E cmq ritornando on-topic il disco che mi ha fatto veramente avvicinare al jazz è stato "Time out" di Dave Brubeck...

Daviduzzo

Time Out è stato il primo disco di jazz che ho comperato. non so quante volte l'ho ascoltato. miliardi credo, a pari merito con Kind of blue. me li sono masterizzati con tutti i fruscii, non sarebbero la stessa cosa, senza

Dede

Saxophone Colossus...Sonny Rollins...un pugno allo stomaco...e da li in poi sempre note jazz come droga!

Nansal

I am a fool to want you interpretato da B.Holliday, e da lì un amore irrefrenabile

Ledivisa

Il disco che mi ha fatto avvicinare al jazz è stato
"Let someone in love" di Art Blakey and the Jazz Messenger. In particolare "Johnny's blue" di Lee Morgan, per me un mito. E' un disco della BlueNote e da allora sono collezionista di questa casa e molto legato al suo sound. Poi dopo direi che c'è stato Coltrane con Giant Steps...(roba da poco insomma...:D)

Mattia Kidm

@ Daviduzzo
Mi fa piacere trovare qualcuno che la pensa come me su Mingus!!!
Di video purtroppo non ho nulla :(
Conosco il dvd "Triumph of the Underdog", che ancora non sono riuscito a trovare.
Tu cos'hai?

@ Mattia Kidm
Anche io ho conosciuto Lee Morgan attraverso i Jazz Messanger ed è stata una vera sorpresa...
Finora di suo ho The Sidewinder e Search for the New Land, quest'ultimo in particolare mi fa impazzire!

Hai qualche album da suggerirmi?

Mingus

Di Lee Morgan...vediamo...beh The Rumproller, Volume 3, Candy e Lee - way così a getto...anche se alcuni di questi titoli sono di difficile reperibilità. Dischi in cui è presente non da frontman che mi piacciono molto sono: No Room for Squares di Hank Mobley (che in quegli anni ha sfornato capolavori, così come Wayne Shorter), A blowin session di Johnny Griffin (con una formazione...Morgan, Griffin, Mobley, Coltrane, Kelly, Chambers, Blakey O_o), Night Dreamer di Wahyne Shorter, Mode for Joe di Joe Henderson (...!). Io ce l'ho anche nell'album omonimo di Cliff Jordan e in Evolution di Grachan Moncur III ma sono 2 dischi che si trovano poco e niente...Ciao Davide.

Mattia Kidm

Al Jazz sono arrivato tardi e da lontano:

Pat Metheny "Still Life, Talking"

Piu' che come chitarrista/improvvisatore mi piace l'accoppiata Metheny-Mays dal punto di vista compositivo.
Spero i puristi non storcano il naso.

Fu

@Mingus: The Sidewinder è il disco più sexy che io abbia mai ascoltato. Per sfortuna di suo ora ho solo questo.

@Mattia Kidm: di Hank Mobley ho solo Soul Station, ma è davvero incredibile anche questo.

Stefania Leo

Bè gran disco Soul Station!

Mattia Kidm

The Sidewinder è spettacolo puro, concordo! Anch'io ho scoperto Morgan quando suonava con i Jazz Messenger di Art Blakey (in un disco live bellissimo della collana "Jazz in Paris")...

Daviduzzo

Lo sapete un altro disco che in questo periodo sto ascoltando e riascoltando?

The Real McCoy, di McCoy Tyner.
Bellissimo...

Mingus

Incredibile l'ho sentito stamattina! O_o

Insieme a Cool Struttin' di Sonny Clark!

Mattia Kidm

Il disco che mi ha fatto perdere la testa per il jazz è stato "Koln Concert" by Keith Jarrett...

Cristiana

Letter from Home, di Pat Metheny

Nick Stu

Salute a tutti inanzitutto, mi sono appena iscritto. :P

Il disco che mi ha fatto avvicinare definitivamente al jazz è stato l'intoccabile Kind of blue del supergruppo di allora di Miles Davis (Bill evans, Coltrane, Adderley... *_*).

Fedor Dostoevskij

Il mio primo disco jazz comperato è stato la raccolta "Stormy Weather" di Charles Mingus; da li poi ho costruito piano piano tutta la mia attuale discoteca; stavo imparando a suonare il basso e Mingus è stato il Faro...

Giacombi

È stato un film a farmi avvicinare al jazz: Bix di Pupi Avati, sulla vita di Bix Beiderbecke.

In seguito, senza averlo pianificato, mi sono appassionato ai vari artisti in ordine quasi cronologico, passando per lo swing (ricordo ex compagni di Università che non capivano quella mia passione per la musica di Ellington o Goodman), il bop fino ad arrivare al mainstream attuale passando attraverso le varie contaminazioni.

Arrivato in fondo ho sentito il bisogno di ritornare "back to the roots", e mi sono avvicinato al blues, musica che tra l'altro oggi suono stabilmente.

Soprano

Un bel film, anche se storicamente non molto accurato (del resto il sottotitolo è "un'ipotesi leggendaria"). Mi rimarrà sempre nel cuore per i motivi di cui sopra.

Se ti interessano altri film che ruotano intorno al jazz puoi provare (messi in ordine di preferenza) :

- 'Round midnight di Tavernier
- Bird di Eastwood
- New York New York di Scorsese
- Mo' Better Blues di Spike Lee
- Accordi e Disaccordi di Woody Allen
- Straight, No Chaser su Monk
- Paris Blues di Ritt
- Cotton Club di Coppola
- The Benny Goodman Story
- Kansas City di Altman

Soprano

Sono nuovo di questo gruppo, quindi prima di tutto un saluto a tutti.
Grazie a Soprano per la lista dei film.
Il libro che mi ha fatto avvicinare al jazz è stato anche per me Kind of Blue, è stato il primo che ho acquistato e ascoltato con attenzione. Poi ho scoperto Coltrane ed è scoppiato l'amore per il Jazz.

Golconda

...tra l'altro di Kind of Blue ne esiste una versione recente rimasterizzata con una alternate take di "Flamenco Sketches", oltre che al relativo libro che descrive il backstage e l'ideazione/realizzazione del disco.

Soprano

Il disco che mi ha fatto avvicinare al jazz... sono due: TAKE FIVE di D.Brubeck e STRIDE PIANO di Joe Turner

Valima2000

Ciao ragazzi! Sono nuovo, comunque il disco che mi ha fatto innamorare del jazz è stato semnza ombra di dubbio Kind Of Blue di Miles Davis...non finirò mai di rinbraziare mio cugino Saverio e il mio amico Alfredo per avermi consigliato e prestato questo cd!!!

Monsier Verdoux

Soprano, se hai visto Bix di Pupi Avati e sei un patito di Bix Beiderbecke, dovresti assolutamente vedere Chimere di Michael Curtiz, con un meraviglioso Kirk Douglas nei panni di Bix.

Dottor Benway

non ricordo il nome ma era una compilation con canzoni di A.C. Jobim, Joao Gilberto ed Herbie Mann, avevo 16 o 17 anni

KernelFolla

Kind of Blue obviously

MaxDC

Il mio disco è stato My favourite things, John Coltrane.

Duns

Un'audiocassetta registrata da un compagno di classe del liceo. Siamo finiti entrambi a suonare nella vita. C'era Airegin di Rollins Giant Steps di Coltrane Love is here to stay interpretato da Barney Kessel e molto altro.

Zaccaria

John Coltrane: "My favourite things"
e un classico di Duke Ellinghton, "In a sentimental mood", che suonava mio fratello quando frequentava il conservatorio, seguito a ruota da "Take the A Train".

Enrica - Trieste

Il mio percorso e' stato piu' articolato, dal rocckaccio spinto sono stato sdoganato tramite i wheater report con a song the body electric finendo nelle fauci di My favourite things di Giovannino coltrane, indi voto l'ultima

campione

Anch'io ho cominciato con Coltrane ma con un disco particolare "Meditation"(Impulse) del periodo free, ancora non sapevo niente del jazz ma la forza del suono di 'Trane mi ha catturato...

Mclose

blow up, mitica accoppiata galliano portal....
subito dopo jarrett koln concert e tanto tanto miles davis, john coltrane e dave brubeck che mi hanno "sedimentato" anche se sono come dice il nick "onnivoro" anche in campo musicale!!!!

Onnivoro

ora come ora una lista di pezzi da non perdere sono infatti "l'elefante bianco" degli area, davide van des froos, miles davis bitches brew, dark side of the moon, liszt, dvorak ....

Onnivoro

Un giorno, avro avuto tredici anni, mio padre tornò a casa con un disco, cosa rara per lui. Ne studiai la copertina ,c'era questo ragazzo dall'aria triste con una ragazza al suo fianco, anche lei con l'aria triste e l'etichetta recitava 'chet' . Lo ascoltai e dopo' alone togheter 'la mia visione del mondo cambio. Mi sono appena iscritto a questo gruppo e sono felicissimo che esista...ciao a tutti

Lazyproduction

Trovai in casa un 33 giri, nell' 87. Era Chet Baker Sings And Plays with Strings directed by Len Mercer (che poi era lo pseudonimo di uno italianissimo). M'innamorai del ragazzo malinconico in copertina (il Chet di molti anni prima; l'anno dopo sarebbe morto come sappiamo). Ascoltavo sempre When I Fall In Love. L'ho poi incisa quasi 3 anni fa nel mio primo tributo a Chet, col trio di Arrighini. Tra poco usciranno invece due miei cd col trio di Renato Sellani, ancora dedicati al repertorio di Chet. E poi trovai Ella Fitzgerald Live in Los Angeles, della Verve. Imparai a memoria lo scat di Oh, Lady Be Good!

Michela Lombardi

Film: 'Round midnight di Tavernier. Avevo 18 anni e mi facevo gli spinelli con il tè. Ma ho smesso subito. Col jazz, no.

Zio Burp

Anche per me il film di Tavernier (con l'immenso Dexter Gordon) è stata una dell prime cose che mi ha avvicinato al jazz...non finirò mai di ringraziare mio cugino che mi consigliò di verderlo!!! Anche io avrò avuto sui 16 anni (però non mi facevo gli spinelli :):):)

Monsier Verdoux

Pure Ella...di Ella Fitzgerald. In generale io adoro sopra ogni cosa Gershwin ma il jazz mi piace tutto ( e la cosa incredibile è che mi piace da quando ero una ragazzina del ginnasio)

Simo

più che un disco sono alcuni pezzi :
Goodbye pork pie hat , di Mingus
Round Midnight , di Monk , in tutte le sue riproposizioni.
Il film Round Midnight .
Poi sentire My Favourite Things nella versione siderale di Coltrane è stata un'esperienza mistica..
Anche l'ascolto della fusion di Chick Corea electric band , o del jazz rock dei Mahavishnu Orchestra sono stati importanti.

Claudio D

Per me il disco "SUPREMO" è Kind o Blue....
Segnalo che in questi giorni è uscito il cofanetto del 50° anniversario....2 cd con tutte le outtakes, 1 DVD del Making of, 1 LP 180 grms rigorosamente blue con tanto di libro illustrato, poster e varia memorabilia...
IMPERDIBILE!!!!

Ciaoccari

SimonsMiles

Simonsmiles

Uhm....primo Jazz ascoltato: una cassetta, a 8 anni, comprata da mia madre, con le voci di Nina Simone, Billie Holiday e Ella Fitzgerald..l'amore vero e proprio è scattato a 11 con un cd live di Michel Petrucciani

Leli

Il primo disco di jazz che ho ascoltato è stato il doppio Cd The essence of Charlie Parker. Non si può dire che sia un disco facile come primo di jazz, anche se ero già stato clarinettista e da poco avevo iniziato a suonare il sax. Ma credo che sia stata la mia precedente esperienza con progressive rock e hard rock a permettermi di apprezzarla. Ovviamente più mi sono addentrato nel jazz, più Bird mi è piaciuto.

Goki

ciao ragazzi, sono nuovo di qui.
per quanto mi riguarda non ricordo bene se money jungle oppure far east suite: la folgorazione, la stazione di perpignan delle tonalità musicali, il viatico di una nuova vita musicale!

Fabio Corigliano

un saluto a tutti, sono iscritto da poco a questo gruppo...mi sono innamorato del jazz..con..Art Blakey quintet..a night at birdland, da allora e' una continua scoperta.

finesthour

Immagine: Albert Ayler

martedì 24 luglio 2007

Jazz & Libri

Parlare di libri, ogni tanto. Che il jazz è fatto anche di libri. Ed io che sto ricostruendo sulle macerie degli anni ’70 e ’80, distrutti da un black out di 15 anni[1] oltre a quelli che ho comprato in tempi relativamente recenti, ho anche macerie di libri da restaurare e prima o poi lo farò.

Dunque, i miei acquisti recenti, diciamo ultimi 8 mesi.



Gian Carlo Roncaglia
  • Il Jazz e il suo mondo
  • Einaudi Struzzi, 1998

Gaetano Liguori-Guido Michelone
  • Una storia del Jazz, musica e musicisti dal 1900 al 2000
  • Edizioni Christian Marinotti, 1999

Ashley Kahn
  • A Love Supreme, storia del capolavoro di John Coltrane
  • Il Saggiatore, 2004

Luca Cerchiari
  • Il Jazz, una civiltà musicale afroamericana
  • Bompiani Tascabile, 2005

Davide Sparti
  • Suoni inauditi, l’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana
  • Il Mulino Intersezioni, 2005

Carlo Boccadoro
  • Jazz! Come comporre una discoteca di base
  • Einaudi Struzzi, 2005

Maurizio Franco
  • Il jazz e il suo linguaggio
  • Edizioni Unicopli, 2005

Arrigo Polillo
  • Jazz
  • Mondatori Oscar, edizione 2006 con post fazione di Franco Fayenz

Flavio Caprera Ekkehard Jost Lewis Porter
  • Blue Trane, la vita e la musica di John Coltrane
  • Minimum Fax, 2006

Amira Baraka
  • Il popolo del Blues, sociologia degli afroamericani attraverso il blues
  • Shake tascabili, 2007 (ristampa)

In quest’elenco è compreso il classico di Arrigo Polillo, irrinunciabile per la completezza delle sue informazioni storiche. L’edizione più recente è arricchita da un’appendice di Franco Fayenz che riprende e aggiorna le schede di alcuni protagonisti.Vi sono, poi, testi di valore didattico, come quello di Lewis Porter, una biografia di Coltrane molto ricca di dettagli tecnici, e quello di Ekkehard Jost, il testo più importante sulla vicenda del Free. Entrambi ricchi di spartiti eseguibili ( a casa propria. Sono coperti da copyright!).Importante, dal punto di vista sociologico, quello di Amira Baraka (LeRoi Jones), un testo molto datato ma basilare. La prima versione, degli anni ’60, fu pubblicata da Einaudi.Da segnalare, infine, il testo di Maurizio Franco che affronta il jazz dal punto di vista delle peculiarità sintattiche e semantiche del suo linguaggio.

Aggiornamenti sopravvenuti, nel frattempo...

Ashley Kahn, The house that Trane built, storia della Impulse, Il Saggiatore 2007
Luigi Onori, Paolo Fresu Talkabout, biografia a due voci, Stampa Alternativa 2007
Gianfranco Salvatore, Miles Davis, lo sciamano elettrico, Stampa Alternativa 2007
Gianfranco Salvatore, Charlie Parker, "Bird" e il mito afroamericano del volo, Stampa Alternativa 2007
Vittorio Giacopini, Al posto della libertà, breve storia di John Coltrane, edizioni e/o 2007
Davide Sparti, Musica in nero, Bollati Boringhieri 2007
Enrico Rava, Alberto Riva, Note necessarie, Minimum Fax 2007


mercoledì 18 luglio 2007

Storia di un jazzofilo in 10 piccoli capitoli

Introduzione

E’ la storia di un tipo, non esattamente un archetipo, uno che a un certo punto della sua vita gli piomba tra capo e collo una irrefrenabile passione per questa musica. E come tutte le passioni ha pure i suoi sacrosanti alti e bassi, questi ultimi molto profondi, in verità.

Fase I: beata innocenza

Questo tipo è stato adolescente di strani riferimenti. La televisione delle canzonissime di Gianni Morandi e Massimo Ranieri, dell’imperversare di Pensieri e Parole e di Hit Parade luttazziane. E del mitico mangiadischi grigio regalatogli dal padre per un compleanno.

Il primo 45 giri comprato fu suggerito, sorprendentemente, direi, all’adolescente da una rivista molto in voga tra i giovanissimi snob (il nostro lo era): Ciao 2001. Erano anni in cui il 2001 sembrava una data fantascientifica, d’altronde, e la rivista era di grafica e impaginazioni inusuali e ipercolorate.Il disco, comunque, era Paranoid, dei Black Sabbath. Al ragazzo facevano un po’ schifo ma erano tanto di tendenza…

Per rifarsi comprò, successivamente, Massimo Ranieri e Nicola di Bari riuscendo a fare pace con sé stesso.

Più che una pace quella fu, in realtà, una tregua poiché crescendo, il tipo (ed anche il suo snobismo) fu rapidamente fagocitato dal rock con prevalenza netta, in una prima fase, di quello progressivo: Emerson Lake & Palmer, King Crimson, Van Der Graaf Generator, Genesis. Recentemente, il tipo ha riascoltato l’assolo di chitarra in Firth of Fifth (da Selling England by the pound) che all’epoca gli sembrò mitico. All’epoca, appunto…

In seguito, il nostro tipo traversò l’atlantico per incappare nei Doors , nei Grateful Dead e, soprattutto, nei Jefferson Airplane in tutte le salse. Il tipo era appena diventato maggiorenne e una nuova fase della sua vita musicofila era in agguato dietro l’angolo.

Fase II: Fughe in avanti di uno snob

Si preannunciavano tempi intensi di impegno e di passione e quel polline fluttuava già nell’aria quando la curiosità spinse il tipo tra le iperpubblicizzate braccia del rock jazz nostrano. Così, per vedere l’effetto che fa, il nostro acquistò il disco dei Perigeo, subendo l’impatto violento con Giovanni Tommaso, Franco D’Andrea, Claudio Fasoli. Fu una scoperta corroborante che lo proiettò d’impeto tra le braccia di Jaco Pastorious, Miroslav Vitus, Joe Zawinul e il grande (l’avrebbe capito in seguito) Wayne Shorter

Fase III: presa di coscienza

Birdland, da Heavy Weather, divenne la colonna sonora del tipo in oggetto e altri dischi dei Weather Report arricchirono la sua collezione di Long Playng. Un nuovo vento, però, soffiò improvviso su ogni cosa e casa e via di ogni città. Le lotte studentesche del 1977 travolsero il nostro e la musica progressiva italiana. La polizia lo manganellò mentre cercava di autoridursi il prezzo del biglietto per il concerto di Giorgio Gaslini. Fu affascinato da Gaetano Liguori e Mario Schiano, conobbe Rava. Praticamente saltò il fosso senza possibilità di ritorno.

Fase IV: Il nuovo mondo

Passate le fiamme del ’77, il tipo incappò in un periodo di riflessione. Mise a punto il suo rapporto con la musica jazz e fece la conoscenza con Mc Coy Tyner e il suo disco, Sahara. Il motivo per cui il acquistò quel disco, ad ogni modo, fu banale: la sua permanenza al primo posto della jazz chart statunitense. Insomma, non proprio un esempio di sensibilità. All’epoca, infatti, il tipo non aveva conoscenze specifiche: Coltrane? Chi era costui? L’esplorazione del jazz classico cominciò, quindi, dalla coda piuttosto che dalla testa. In questo, nel tipo, c’era una formidabile coerenza con la sua vita, non c’è che dire.

Fase V: Bibliograficamente

Urgeva una riflessione seria e una precisa messa a fuoco della situazione. Il tipo acquistò all’uopo il formidabile libro di Arrigo Polillo e quel delizioso libretto di LeRoy Jones, Il Popolo del Blues. Fatta chiarezza e messo a punto l’orientamento, per il nostro le cose cambiano radicalmente. Ora è in possesso di una nuova consapevolezza e le sue scelte diventano più mature e consapevoli. Arrivano Coltrane e Parker, Il Free Jazz le orchestre, l’Hard Bop. La collezione discografica è completa ma langue, nel tipo, la prova sul campo.

Fase VI: La prova sul campo

La prova sul campo è il boom del jazz nelle estate salentine. Nel frattempo, il nostro tipo si dedica alla fotografia e intravede la ghiotta occasione di unire le due cose: fotografare i grandi jazzisti che nei primi anni ’80 invadevano il Salento. Il nostro ha tutt’oggi un’invidiabile archivio in bianco e nero. Per esempio una documentazione del concerto agostiano del trio di Bill Evans a Santa Cesarea Terme nell’anno in cui Evans morì a settembre.

L’inseguimento dei palchi ove si suonava jazz con la camera a tracolla portò il tipo a Taranto, nella villa cittadina dove il nostro fu folgorato dalla cosiddetta Musica Creativa e Improvvisata. Ascoltò e fotografò i chicagoani Braxton, Art Ensembre of Chicago, Roscoe Mitchell Quartet, ancora Braxton con Michael Taitelbaum, Globe Unity Orchestra. Insomma, una nuova fase.

Fase VII: La trepida attesa

La fase Progressive necessitò al tipo l’acquisizione di una discreta biblioteca avente per oggetto questa musica e le relative tecniche improvvisative. L’acquisto dei dischi fu delegata ai Magazzini Nannini di Bologna. Da segnalare, all’epoca, l’acquisto, da parte del tipo, di una serie di 5 dischi intitolata Wildflowers, un’antologia in cui comparivano tutti i protagonisti di questa nuova musica, limitatamente allo scenario USA, la cosiddetta Loft Music. Vi erano compresi gli stessi Braxton e Abrahms, Julius Emphill, Trehadgrill, Sam Rivers ed altri. Il nostro era anche molto attratto dalla situazione europea di Misha Mengelberg, Bennink ma anche Steve Lacy. Una situazione estremamente creativa, stimolante ed in divenire. Conteneva i germi di quella fase di superamento del jazz così come lo si era conosciuto fino a quel punto. Il nostro protagonista, e non solo lui, era in una situazione di trepida attesa sul futuro della sua musica.

Fase VIII: Il riflusso

La crisi che colpì il tipo era certamente grave. In effetti, fu colto da una specie di torpore, una sindrome da rassegnazione, un senso di perdita di qualcosa che, in qualche modo, gli conferiva una specie di identità. Il nostro continuava a scattare fotogrammi su fotogrammi rifuggendo le piazze e rifugiandosi nei localetti tipici come il Tam Tam di Tricase, mitico, nel quale ebbe modo di assistere ai concerti, fra gli altri, di Dewey Redman, Geri Allen e Cassandra Wilson. Un altro locale frequentato dal tipo era Gli Infernotti, di Torino (un superlativo Braxton)

Fase IX: Il buio profondo

Questa attività di riflusso fu il preludio di una crisi che allontanò il nostro dalla sua musica per anni. Rispetto all’incertezza che regnava nel mondo musicale afroamericano, il nostro scelse, dunque, la via dell’oblio. Si dedicò alla fotografia, cercando strade nuove e modificò il suo approccio con la musica nel senso che ampliò i suoi interessi evolvendosi nel senso di superare gli steccati dei generi. Ascoltò, tanta musica di estrazione diversa maturando, alfine, una nuova flessibilità sensoriale. Nel frattempo anche il jazz si andava diluendo in esperienze trasversali che sembravano il preludio di una definitiva contaminazione irreversibile.

Fase X: Il ritorno

Siamo arrivati ai nostri giorni. Il tipo è in fase di aggiornamento, come un emigrante che torna al suo paese dopo quarant’anni di assenza. Oggi è impegnato a tracciare nuovi punti di riferimento e a ricominciare un nuovo capitolo di questa lunga storia.


Fotografia:
elaborazione personale della copertina della rivista Musica Jazz di gennaio 2007