All'ingresso di Dave Liebman sul palco dell'Auditorium del Conservatorio Cantelli, col suo passo ondulato per via della poliomielite, la curiosità infantile con cui accarezza e colpisce con le nocche una delle canne dell'enorme organo che copre tutto il muro dello sfondo, il primo pensiero che mi viene in mente non è di tipo musicale ma letterario. Vedendo l'effetto della malattia sulla gamba di Lebman, infatti, anche per via del luogo e data di nascita del nostro, non posso fare a meno di pensare al bellissimo romanzo di Philip Roth, Nemesi che racconta appunto la lotta disperata di un istruttore di ginnastica, Bucky Cantor contro la terribile epidemia che gli porta via i ragazzi uno a uno, nella torrida estate del 1944, a Newark. Che Liebman sia figlio di quell'estate?
Questo pensiero è intrigante per chi, come il sottoscritto è uno sfegatato amante dello scrittore del New Jersey.
C'è stata anche musica, sul palco, ovviamente. Liebman ha suonato col trio di Ellery Eskelin, con Tony Martino al contrabbasso e Jim Black alla batteria (bravissimo).
Buon interplay, ottima capacità dialogante tra i due tenori ma musica troppo coltraniana e, francamente, abbiamo anche il diritto di essere un po' stufi. Anche perchè Dave Liebman è musicista versatile e in sintonia con la musica del secolo. Ha condiviso la strada con Lennie Tristano con cui ha imparato a smontare e rimontare l'armonia, con Miles Davis, col quale ha visssuto la svolta elettronico-concreta di On the Corner, e con Pierre Boulez e il suo Ensemble Inter Contemporain in un'avventura nel mondo della musica colta contemporanea.
Tutta questa carne al fuoco Liebman riesce a suscitarla solo verso la fine, per una decina di minuti nei quali anche la batteria di Jim Black si indurisce, diventa spigolosa ad assecondare le nuove sonorità. Purtroppo, ahimè, per poco.
2 commenti:
L'associazione con Philip Roth mi sembra davvero azzeccata. Bella intuizione, davvero:-)
Grazie. E' solo una benefica collisione tra due passioni...
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