sabato 30 luglio 2011

Venus, Coltrane, Ali

Nel territorio della creatività umana spesso che tanto più ci si avvicina alla perfezione quanto più ci si avvicina alla semplicità. E' un'idea filosofica che trovo estrremamente affascinante soprattutto se applicata alla musica dove spesso i grandi capolavori esibiscono strutture armoniche di semplice perfezione.
La ricerca della semplicità, però, come in un gioco di matrioske, dipana spesso sentieri inaspettati e sconosciuti perchè quanto più ci si libera dai condizionamenti di orditi strutturali complessi tanto più ci si scopre liberi di percorrere strade sconosciute.


Lo spartito sopra raffigurato è un frammento della trascrizione di Venus, suonata da John Coltrane accompagnato da Rashied Ali nell'album Interstellar Space, l'epilogo creativo di Coltrane.
Molta critica ha storto il naso davanti agli ultimi lavori di Coltrane che a mio modesto parere, viceversa, sono il sommo epilogo del suo percorso creativo sviluppatosi, peraltro, nel tempo, in un crescendo costante.
In questa occasione Coltrane sceglie una semplificazione sia logistica che propriamente armonica. La prima si esprime nella scelta di suonare in duo con la batteria di Rashied Ali, la seconda attraverso una scelta di semplificazione sintattica. 
Il musicista di Hamlet come si può evincere dall'immagine (con un piccolo sforzo) non impone il tempo in armatura nè segna i limiti di battuta costringendo sè stesso e il compagno d'avventura un percorso basato su un flusso continuo di note in costante dialogo con la batteria. 
La mancanza del fondamentale  parametro del tempo e delle battute, che del primo sono un corollario, impone alla musica un andamento nel quale il ritmo non è mai scandito in maniera fissa ma viene letteralmente costruito in tempo reale in funzione del particolare interplay tra i due protagonisti e altre situazioni ambientali particolari come il timbro del sassofono soprano piuttosto che un'estemporanea invenzione alla batteria. Un work in progress di potente creatività che a momenti sembra quasi sfuggire dal controllo dei musicisti per poi addomesticarsi un istante dopo, regalando all'ascolto una tensione benefica e appagante. 
Si sviluppa come una danza in cui i reciproci movimenti sono legati tra di loro e i rapporti di forza oscillano continuamente tra i ballerini/musicisti. Proprio quest'ultimo paragone sembra il più appropriato allo scopo di  entrare nei sottili e imperscrutabili meccanismi del flusso sonoro improvvisato di Coltrane e la duttile semantica del suo dialogo con Ali alla batteria.

1 commento:

Anonimo ha detto...

è bellissimo questa fotgrafia di una esecuzione venus,garndioso,anonima