La musica andina che noia mortale
son più di tre anni che si ripete sempre uguale
[L. Dalla]
Anche quest'anno si avvicina l'evento clou dell'estate salentina, il concertone finale della Notte della Taranta.
son più di tre anni che si ripete sempre uguale
[L. Dalla]
Anche quest'anno si avvicina l'evento clou dell'estate salentina, il concertone finale della Notte della Taranta.
Da tempo mi ero ripromesso di tenermi lontano da questa kermesse diventata ormai un lontano ricordo della dinamica manifestazione musicale che contribuì alla rinascita della tradizione salentina in chiave modernista.. Ma, ahimè, quando si frequenta il Salento per vacanza è molto difficile tenersi alla larga da tutto cià che concerne il fenomeno neotarantista che permea in ogni ganglio vitale la vita di queste contrade. E così, mio malgrado, ho avuto l'occasione di assistere a una tappa di avvicinamento al concertone, una tappa importante, per la verità, quella di Lecce, città che per la prima volta si è spogliata dalla sua aura snob e ha accettato di entrare a pieno titolo nel club della Taranta.
Così, in una piazza gremita oltre ogni limite, ho avuto l'occasione di ascoltare i Nidi D'Arac con la loro elettro taranta, l'Ensemble della Notte della Taranta con Alessia Tondo e Raiz poi, francamente, mi sono distratto e non ho avuto la forza di ascoltare i Radio Dervish. Pazienza.
La cosa incredibile è che a fronte di una stantìa ripetizione di stili, musiche e atteggiamenti, continui a corrispondere un immutato successo di partecipazione popolare nel quale non è difficile individuare una forte componente identitaria e un contestuale processo di omologazione al mercato e sacrificio al dio del turismo di massa. Il "prodotto Salento" esercita ancora notevole attrattiva.
La domanda è: quanto giova questa situazione al movimento musicale salentino che pure è ricco di energie?
Dal mio punto di vista è difficile dare una risposta ma mi vengono spontanee alcune considerazioni.
Di positivo c'è da dire che il movimento musicale salentino noto come "neotarantismo" ha stimolato molti giovani a intraprendere la strada della musica e molti musicisti già attivi a interrogarsi sul senso della loro musica con maggior coscienza. Il tutto ha dato origine a un vero e proprio movimento di massa che ha pochi eguali in Italia.
Di contro c'è da dire che dopo oltre un ventennio, di rinascita della musica popolare l'impulso positivo sembra ormai scemato.
Le esecuzioni si avvitano su schemi ormai immutabili e la ricerca creativa che pure avrebbe immenso materiale su cui lavorare a partire dalla ricchezza melodica garantita da un materiale sonoro basato su un patrimonio molto interessante dal punto di vista creativo, non ha fatto alcun passo in avanti apprezzabile.
Poco è stato fatto per selezionare le professionalità creative e troppo spazio è stato concesso a troppi parvenue dell'ultima ora.
Questo monotematico andazzo ha castrato ogni tentativo di crescita nella diversificazione degli stili da parte dei giovani musicisti salentini che, tranne poche eccezioni, peraltro notevoli per qualità, vedere Casarano, Bardoscia &C, sono rimasti irrimediabilmente intrappolati nelle maglie di questa specie di pensiero unico che, come tutti i pensieri unici, risulta necessariamente limitativo del libero pensiero.
Gli interventi sul materiale sonoro popolare salentino sono andati fondamentalmente in due direzioni: si è puntato sugli arrangiamenti, qualche innovazione timbrica o ritmica, sul vestito, insomma, anche se sotto il vestito il corpo è rimasto sempre lo stesso. Questo quasi sempre è avvenuto proprio nel concertone finale. L'altra direzione mi sembra la più importante ed è quella che punta sulla direzione balcanica, sul tentativo di allargare l'esplorazione etnica alla ricerca di incontri fruttuosi nell'area mediterranea o balcanica. Reputo interessante il lavoro di Cesare Dell'Anna con gli Opa Cupa e ricordo ancora un ottimo concerto di qualche anno fa con la Banda Adriatica di Claudio Prima e la Kocani Orkestar.
foto
in alto Cesare Dell'Anna e Irene Lungo (Opa Cupa)
in basso Kocani Orkestar
video
Tarantismo. regia di Gian Franco Mingozzi, musiche originali registrate da Diego Carpitella, commento di Salvatore Quasimodo
La domanda è: quanto giova questa situazione al movimento musicale salentino che pure è ricco di energie?
Dal mio punto di vista è difficile dare una risposta ma mi vengono spontanee alcune considerazioni.
Di positivo c'è da dire che il movimento musicale salentino noto come "neotarantismo" ha stimolato molti giovani a intraprendere la strada della musica e molti musicisti già attivi a interrogarsi sul senso della loro musica con maggior coscienza. Il tutto ha dato origine a un vero e proprio movimento di massa che ha pochi eguali in Italia.
Di contro c'è da dire che dopo oltre un ventennio, di rinascita della musica popolare l'impulso positivo sembra ormai scemato.
Le esecuzioni si avvitano su schemi ormai immutabili e la ricerca creativa che pure avrebbe immenso materiale su cui lavorare a partire dalla ricchezza melodica garantita da un materiale sonoro basato su un patrimonio molto interessante dal punto di vista creativo, non ha fatto alcun passo in avanti apprezzabile.
Poco è stato fatto per selezionare le professionalità creative e troppo spazio è stato concesso a troppi parvenue dell'ultima ora.
Questo monotematico andazzo ha castrato ogni tentativo di crescita nella diversificazione degli stili da parte dei giovani musicisti salentini che, tranne poche eccezioni, peraltro notevoli per qualità, vedere Casarano, Bardoscia &C, sono rimasti irrimediabilmente intrappolati nelle maglie di questa specie di pensiero unico che, come tutti i pensieri unici, risulta necessariamente limitativo del libero pensiero.
Gli interventi sul materiale sonoro popolare salentino sono andati fondamentalmente in due direzioni: si è puntato sugli arrangiamenti, qualche innovazione timbrica o ritmica, sul vestito, insomma, anche se sotto il vestito il corpo è rimasto sempre lo stesso. Questo quasi sempre è avvenuto proprio nel concertone finale. L'altra direzione mi sembra la più importante ed è quella che punta sulla direzione balcanica, sul tentativo di allargare l'esplorazione etnica alla ricerca di incontri fruttuosi nell'area mediterranea o balcanica. Reputo interessante il lavoro di Cesare Dell'Anna con gli Opa Cupa e ricordo ancora un ottimo concerto di qualche anno fa con la Banda Adriatica di Claudio Prima e la Kocani Orkestar.
foto
in alto Cesare Dell'Anna e Irene Lungo (Opa Cupa)
in basso Kocani Orkestar
video
Tarantismo. regia di Gian Franco Mingozzi, musiche originali registrate da Diego Carpitella, commento di Salvatore Quasimodo


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