Cosa vuol dire la locuzione improvvisazione jazzistica tanto usata e perfino abusata? Si riferisce alle improvvisazioni di Charlie Parker o a quelle di Miles Davis? Oppure a quelle di Ornette Coleman? Nel corso della storia del jazz si è via via considerata improvvisazione un semplice abbellimento o variazione, vi sono state le improvvisazioni verticali, sugli accordi, quelle tonali, quelle completamente libere, i giri intorno ai centri tonali, tutte metodologie completamente diverse le une dalle altre e tutte largamente in uso presente o passato nelle varie culture musicali.
Ma allora ha senso parlare di improvvisazione jazz come se la musica afroamericana fosse depositaria di una pratica improvvisativa proprietaria se non addirittura della pratica improvvisativa tout court.
Si sa bene che non è così ma i modi di dire reiterati nel tempo non solo diventano luoghi comuni ma finiscono per essere considerati perfino verità scontata. E' necessario che la critica operi un'operazione di pulizia sulle parole, occorre che si collochi il concetto di improvvisazione nella giusta dimensione.
Il libro di Giancarlo Schiaffini, E non chiamatelo Jazz, edito da Auditorium nella collana Rumori, è un libro interessante, in questo senso, perchè parla proprio della tecnica dell'improvvisazione che spesso si associa al jazz dimenticando due cose: la prima è che la pratica improvvisativa è stata diffusa da sempre nella musica, anche in quella eurocolta ed è ancora attualmente molto diffusa in tutte le pratiche musicali del mondo anzi si può dire tranquillamente che la musica è nata improvvisata e che la scrittura sia stato un secondo momento, un'organizzazione successiva del materiale musicale, nata insieme alla stampa con lo scopo iniziale di organizzare e rendere riproducibile in qualche modo il fare musicale.
Ciò è stato sicuramente causa di grandi cambiamenti concettuali e implicazioni sociali certamente rivoluzionari.
Il secondo motivo per cui è errato associare automaticamente la tecnica dell'l'improvvisazione al jazz è che la musica afroamericana, ai suoi esordi, tutto era fuorchè musica improvvisata, le performance solistiche, gli abbellimenti e i primi tentativi di improvvisazione sono nati dopo. All'inizio il jazz era musica formale e rigorosa.
Schiaffini in questo libro cerca di fare chiarezza sulla grande confusione esistente ed è facilitato in questo compito dalla sua formazione culturale trasversale. Questo libro è un'opera meritoria perchè viene a cadere in uno stagno di confusione e fraintendimenti rispetto a quelli che sono i componenti musicali moderni ai quali il jazz ha certamente dato il suo bravo contributo ma che in molti casi ci si ostina a identificarli arbitrariamente con esso.

1 commento:
molto interessante questo articolo, grazie mille. Ho scoperto il blog per casualità e volevo farti i complimenti per il modo in cui scrivi, si vede che ci tieni alla musica, che ti piace e che scrivi con passione. Molto bello!!!! Sara M.
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