martedì 8 novembre 2011

Nuova storia del jazz, Alyn Shipton





L

Le storie del jazz, si sa, rappresentano un terreno infido: difficile maneggiare una materia enormemente vasta, scandirne con esattezza i percorsi e le svolte, metterne in luce i movimenti principali e secondari, quando non sotterranei e carsici; dare il giusto peso a ciascun musicista, rischiando la sovraesposizione per alcuni e la semplice citazione per altri, quando non addirittura il silenzio; tenere il passo con l'evoluzionedella metodologia di ricerca; raccontare le lingue e le scuole nazionali nate in tutto il mondo, soprattutto in Europa; trovare una lingua accessibile, tempi e modi della narrazione che non si nascondono dietro il gergo tecnico, riuscendo a comunicare al lettore fatti e concetti complessi con la massima linearità.
Fin dal suo primo apparire, all'inizio del nuovo secolo, Nuova storia del jazz di Alyn Shipton ha segnato uno spartiacque: d'improvviso, tutte le storie precedenti, rispettabili e spesso prestigiose, sono di colpo invecchiate. Ciò che fa du questo libro il più importante studio in circolazione e rende la traduzione italiana un evento editoriale, è la potente attrezzatura metodologica: agendo pazientemente e minuziosamente sulle fondamenta dei fatti e delle storie, scavando e rintracciando elementi tali da poter, con cognizione di causa e saldezza scientifica , imporre una nuova visione d'insieme a una materia lavica e debordante. Shipton offre una ricostruzione storica impareggiabile, nel senso di una innovativa sistemazione di dati e di fatti, interpolati all'interpretazione di vicende umane e stilistiche, capace di scavalcare steccati ideologiche, certe vecchie letture ormai infeltrite, schemi di riferimento calcificati. Completano il volume un glossario che, per dimensioni, è un vero e proprio manualetto di jazz, e una riflessione in forma di saggio su un secolo di jazz italiano curati da Vincenzo Martorella.
[Quarta di copertina]

Era atteso da almeno due anni, questo testo sulla musica jazz. Doveva fornire chiavi di lettura innovative e dare risposte a vecchie diatribe collegate a quello che è considerato un modo ormai superato di affrontare questioni storiografiche intorno al jazz, al modo di raccontarlo così come è stato fino ad ora, quel modo che Shipton chiama "lineare" e che in questo libro tenta di organizzare in maniera analogica.
Ho dato uno sguardo sommario al volume di ben 1150 pagine, copertina rigida e costo di 50 euro, l'ho trovato interessante ma non tanto quanto le aspettative lasciavano sperare. 
Ha senso ancora parlare di jazz al presente? Questa è una domanda sulla cresta dell'onda. Shipton tenta una risposta con esiti abbastanza vaghi ma non consolatori per i nostalgici del jazz ad etaernum.
Per intanto lo consiglio a chi non l'abbia ancora acquistato poi, con calma, inizierò a leggerlo.

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