Il timbro come componente musicale, nella cultura occidentale, è sicuramente un'eredità del jazz che poi ha finito per pervadere l'intera produzione musicale commerciale e non, trasversalmente ai generi. Basta pensare alla attuale musica leggera dove il timbro vocale spesso diventa componente più importante della stessa tecnica. Il timbro, quindi, impone il prodotto ma ha una controindicazione: in quanto "prodotto commerciale" il timbro ha un periodo vendibile poi soccombe inesorabilmente ad altre più recenti seduzioni timbriche. Il musicista accorto che voglia ovviare a questi rischi non deve mai dimenticare che la continua ricerca, la capacità di rinnovarsi, mettersi in discussione è la sua unica possibilità di salvezza. Vi sono, nella musica contemporanea, musicisti che hanno saputo controllare la presenza timbrica curando con attenzione la struttura musicale, come Evan Parker, per esempio, ed altri che sono stati caratterizzati da una predominante caratterizzazione timbrica ma hanno avuto il coraggio di buttare in aria il passato e ridiscutere il presente pensando costantemente al futuro, come John Coltrane. Steve Lacy, invece, ha saputo imporre un timbro riconoscibilissimo, il suono del suo sassofono soprano è diventato praticamente lo standard, per quello strumento. Ma, paradossalmente, proprio la stabilità timbrica ha finito per fare emergere con maggior forza l'elegante strutturazione della sua musica.
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