Nella sua Introduzione alla sociologia della musica Adorno offre [...] una tipologia degli eterogenei ascoltatori di musica. Essa include l'esperto, il quale comprende l'impegno preteso dalla musica ed è in grado di coglierne gli aspetti strutturali; il consumatore di cultura, che è ben informato ma già rivela aspetti feticistici: colleziona dischi, e soprattutto lo fa secondo il criterio del prestigio sociale della musica (il piacere del consumo sembra superare il piacere della musica stessa); l'ascoltatore risentito o astioso, ossia il jazz fan, il quale polemizza contro il jazz slavato e commerciale, elevando i propri idoli a simboli di protesta contro la società ( ma si tratta, secondo Adorno, di una protesta meramente reattiva ed innocua, essendo il jazz e la sua presunta eresia già da sempre assimilata all'industria culturale); infine l'ascoltatore di musica leggera, il quale è del tutto privo di distanza critica e giudizio musicale e ascolta per mero passatempo come quando si accende meccanicamente la radio e ci si fa inondare da una fonte di stimolo che non si Sto arrivando! E non si vuole sintetizzare musicalmente.
Nella maggior parte dei casi, secondo Adorno, si crea solidarietà fra il consumo dell'individuo alienato e una semicultura che rinnega ogni rapporto conoscitivo con la musica.
[Davide Sparti, Suoni Inauditi, Il Mulino/Intersezioni 2005, pag. 85]
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