'L'improvvisazione è una sorta di masturbazione in pubblico'
(Pierre Boulez)
Questo brano è totalmente improvvisato e pur trattandosi di due mostri sacri della scena musicale non possiamo non notare una certa scolasticità dell'esibizione, difetto ormai ampiamente diffuso in ogni latitudine fino al punto da far sorgere il sospetto che la pratica improvvisativa, almeno per quanto riguarda i territori occidentali, sia arrivata ormai prossima alla frutta.
Per troppi musicisti, purtroppo, improvvisare vuol dire riproporre il medesimo brano un numero infinito di volte.
Questa performance di Berne, nella fattispecie, possiamo dividerla in due parti distine dalla durata di circa due minuti caduna:
La prima parte possiamo dunque definirla :
- ciclica, in quanto alternzanza di gruppi di note sul registro medio a impennate sul registro acuto a sequenza appunto ciclica.
- tradizionale poichè ricalca gli stilemi tipici del call and response dove la chiamata è rappresentata dal registro medio basso e la risposta dal registro acuto.
Mentre la seconda parte acquista un andamento di tipo monodico, basato su una cellula del tipo Sol La Fa# Sol Mi, nell'ambito di una scala di Re+, sottolineata da un timbro abbastanza lontano dalle caratteristiche dell'originaria tradizione afroamericana.
Sostiene Eileen Southern :
Non solo molti jazzisti ma anche vari storici interpretavano l'atonalità del free jazz come un richiamo alla musica non tonale del XIX secolo, cioè al mondo dei field hollers, delle grida di strada e dei jubilees e non come un esplicito tentativo di realizzare un sistema atonale formale nel senso europeo [1].
Nel caso di Berne entrambe le interpretazioni trovano realizzazione in questi quattro minuti improvvisati, sostenuti dal notevole contrabbasso di Bruno Chevillon.
Tuttavia è proprio lo schematismo dell'approccio che rimanda il nostro a quel fastidioso aspetto scolastico e un po' scontato.
Concludendo, se il musicista che improvvisa non è più capace di sorprendere, a cosa può mai servire la sua musica?
Concludendo, se il musicista che improvvisa non è più capace di sorprendere, a cosa può mai servire la sua musica?
[1]Eileen Southern, La musica dei neri americani. Dai canti degli schiavi ai Public Enemy, Il Saggiatore
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