Sorgono interessanti punti di riflessione incrociando le vicende di Warne Marsh, Glenn Gould e Frank Zappa.
Parto da una dichiarazione di Gould tratta dal libro di Jonathan Cott, Conversazioni con Glenn Gould.
avevo suonato come un cane, e la ragione era che questo pianoforte aveva infine avuto il sopravvento su di me. Era lui a dettare le condizioni. Ne ero stato plagiato. Apparentemente, ero incapace di avere altre reazioni se non quelle che mi si presentavano immediatamente attraverso il medium di quel pianoforte.
Il rapporto tra Gould e il pianoforte è stato complesso. Il pianista è stato per lunghi periodi lontano dallo strumento poichè sosteneva che per enfatizzare la purezza della composizione musicale bisognava liberarsi dall'esperienza tattile legata allo strumento musicale.Tanto è vero che eseguiva le musiche mentalmente evitando perfino di mimare l'atto di suonare e tenendo le mani ben ferme.
Poi c'è Warne Marsh, un grande sassofonista e allievo di Tristano, troppo sottovalutato dalla critica. Di lui, nella biografia che redasse Safford Chamberlain, si dice:
Warne Marsh rifiutava di basarsi su un timbro convenzionalmente "grazioso" come sostituto delle idee. [...] è come se il suono non si formasse nello strumento, ma nella testa di Marsh.
Torna qui la volontà di disconnessione con lo strumento che in entrambi gli esempi viene visto quasi come un inquinatore della purezza musicale.
Su questo mi interrogo perchè non riesco a separare musica e strumento.
Si capisce perchè Marsh sia tra i preferiti di Braxton che certe caratteristiche dell'alfabeto jazzistico abbia sempre cercato di superarle.
Infine veniamo al Frank Zappa dell'articolo firmato da Luca Conti su Musica Jazz di maggio:
Zappa aveva un sogno e probabilmente ha anche finito per confessarlo in una delle sue molteplici interviste: poter fare a meno dei musicisti, una categoria umana che disprezzava con tutto sè stesso, servendosene solo perchè, in maniera molto ellingtoniana, aveva bisogno di qualcuno che eseguisse le sue composizioni.
Sognava di poter eseguire musiche interamente composte per via elettronica e se fosse ancora vivo avrebbe potuto realizzare questo sogno.
In ogni caso, anche qui appare un'urgenza quasi protettiva dell'elemento compositivo a scapito di quello esecutivo.
Devo notare, disse ancora Zappa, che molta gente non ascolta tanto la musica quanto la produzione.
Cit.
Jonathan Cott, Conversazioni con Glenn Gould, EDT
Andy Hamilton, Lee Konitz-Conversazioni sull'arte dell'improvvisazione, EDT
Luca Conti, Frank Zappa: lo strano odore del jazz, Musica Jazz n. 5 maggio 2011



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