Ho iniziato a leggerlo senza troppa convinzione, come si fa con certi libri che sembra quasi debbano essere letti per dovere. Appoggiato sul tavolino vicino al divano e letto a piccoli sorsi quando alla televisione partiva la pubblicità. Per ingannare i tempi morti, insomma.
Poi, gradualmente, ho cominciato ad appassionarmi, sentivo crescere un interesse sempre più insistente e, alla fine, mi ha conquistato.
E' un libro in forma di intervista e l'intervistato è Lee Konitz, ma dalle tante domande e risposte, divise per argomenti e ordinate cronologicamente, tra i fili di un dialogo schietto, a tratti irriverente, comunque mai scontato, emerge una incredibile, estemporanea e originale storia della musica afroamericana.
Confesso: sto scrivendo queste note quando ancora devo finire di leggerlo per cui mi aspetto ulteriori sorprese.
Le caratteristiche più intrigante di questo libro sono:
l'idea di estrema schiettezza delle risposte che "tagliano" in aspetti inusuali uomini e vicende;
la storia e gli avvenimenti del jazz osservati da un punto di vista "interno" e privilegiato nel quale anche l'aspetto giocoforza frammentario contribuisce alla dinamicità della narrazione;
le disserzioni , precisazioni e commenti su modi e tecniche di suonare o approcci musicali sia dello stesso Konitz che dei tanti musicisti che hanno avuto modo di incrociare la sua strada.
Per questo, Lee Konitz, conversazioni sull'arte dell'improvvisazione, di Andy Hamilton, pubblicato per EDT/Siena Jazz à un libro da leggere assolutamente.

1 commento:
"Conversazioni sull'arte dell'improvvisatore" non "improvvisazione"
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