Poniamo il caso che uno scrittore scriva spezzoni di racconto, descriva scene finite con la sua eccelsa tecnica di scrittura. Poniamo che un bravo editor utilizzi quegli spezzoni come se fossero mattoni, incollandoli uno all'altro nel modo che a lui sembri più congeniale, costruendo, in quel modo, una storia di ampio respiro e di buona lettura, bella.
Come distribuireste il merito creativo dell'opera finita tra lo scrittore e l'editor?
Ovvio che questo discorso valga anche per altre arti come il cinema, per esempio e come la musica...
Come la musica estemporanea per eccellenza: il jazz.
Leggo su Wikipedia:
Teo Macero (Glens Falls, 30 ottobre 1925 – Riverhead, 19 febbraio 2008) è stato un sassofonista e produttore discografico statunitense.
Macero iniziò la sua carriera come musicista con alcune incisioni e una breve permanenza nel gruppo di Charles Mingus. La fama di Macero è però soprattutto collegata al suo lavoro di produttore per la Columbia Records e in particolare alla sua lunga e fruttuosa relazione con il celebre trombettista Miles Davis: Macero fu il produttore di alcuni tra i più famosi album di Davis, tra cui ad esempio Sketches of Spain e Someday My Prince Will Come. Negli album del cosiddetto periodo elettrico di Davis (Kind of Blue, In a Silent Way, Bitches Brew, A Tribute to Jack Johnson)
l'innovativo lavoro di mixaggio ed editing di Macero nella fase di postproduzione fu molto importante ai fini del risultato. Questi procedimenti di postproduzione furono in parte ispirati a Macero dalle sue frequentazioni del compositore d'avanguardia Edgard Varèse, che fu uno degli innovatori della musica registrata.
Succede nella fase di post produzione di Bitches Brew, sicuramente una pietra miliare dell'opera di Miles Davis. I vari take registrati in sala di incisione dai musicisti vengono utilizzati in maniera indiscutibilmente creativa da Teo Macero che diventa, in questo modo, coautore dell'opera. Un rapporto fondamentale, quello tra Macero e Davis, così come lo fu quello con Gil Evans.. Nel caso di Macero, però si va oltre fino ad alterare le dinamiche creative, le responsabilità stesse del musicista di fronte alla sua opera.
Non posso fare a meno di cogliere, all'interno di questo processo creativo, una subalternità del musicista rispetto al produttore, di vedere Miles Davis e i suoi musicisti come produttori di "stimoli" e "materiali" che Teo Macero, al banco di montaggio utilizzava per costruire un artificio sonoro e stamparlo su disco.
A circa dieci anni prima, del resto, risaliva la composizione di Edgar Varese,
Poeme electronique
e poco prima
opere della rinnovata vena del compositore dopo anni di silenzio assoluto e che vedono come protagonista il magnetofono, opere alle quali Macero non era poco sensibile e dalle quali ha sicuramente tratto ispirazione.
E' un peso enorme, questo che cala sulla musica di Miles Davis.
Il master di "Pharaoh's Dance"
Dal punto di vista della postproduzione questo è il vero tour de force dell'intero album. E' anche il brano di apertura, quasi una dichiarazione di intenti. [...] il senso di ciò che ascoltiamo, nel suo insieme, è stato costruito successivamente all'esecuzione. A esaminarlo da vicino, confrontandolo con il materiale effettivamente eseguito da cui ha avuto origine, si coglie il carattere perfino provocatorio di questo montaggio, e la brillantezza della partita giocata da Teo su di un terreno squisitamente compositivo.
Il brano nasce come composizione determinata, con tanto di sezioni e sottosezioni, ma finisce per trasformarsi in un'altra composizione di genere diverso. Le ragioni sono piuttosto chiare se si segue il processo di registrazione in rapporto alla parte scritta.
Pharaoh's Dance è un brano complesso, articolato in due parti suddivise a loro volta in distinti episodi che, inizialmente, era stato affrontato in modo ordinario, ossia cercando di superare le difficoltà di lettura. Si era deciso di eseguirlo frammentato nelle sue singole parti. Vi è un momento in cui Miles dice nell'interfono a Teo: "Abbiamo appena fatto una sezione, [...] prendine nota perchè quando la riguarderai sabato ti sembrerà strana...". E' chiaro che si sta riferendo a una parte che di persè non avrebbe avuto un senso compiuto; tuttavia l'episodio occorre in una fase dell'esecuzione in cui si cerca ancora di rispettare la partitura e si pensa a metterne insieme, in un secondo momento, i vari elementi. Lo scarto verso un modo completamente diverso di affrontare il pezzo giungerà, in realtà, molto più tardi, a esecuzione terminata, quando Teo, in modo arbitrario, decide di procedere al montaggio eliminando buona parte delle sezioni scritte, sostituendole con processi tematici derivati dalla manipolazione di parti registrate e ridisponendoli secondo una logica compositiva diversa dall'originale.
[...]
"Il tempo diventa un po' più rapido, le idee ritmiche si permutano, e alla fine metto insieme tutto in un album, su un unico pezzo per lato. Il mio ruolo è quello di guidare Miles musicalmente attraverso questi diversi episodi. Alle volte monto pezzi da estremità a estremità. In altre parole, aiuto a riordinare il materiale. Alle volte l'inizio o l'attacco è messo alla fine e viceversa. Insomma, io sposto il materiale per adattarlo sia alle mie idee che a quelle di Miles. Aiuto a ricomporre la musica e Miles mi lascia questa libertà"
[Enrico Merlin, Veniero Rizzardi, Bitches Brew. Genesi del capolavoro di Miles Davis, Il Saggiatore, pag. 211, 212]
Riferimenti:
Immagini:
1- Teo Macero e Miles Davis;
2, 3- Teo Macero
4- Copertina di Bitches Brew
Libri:
Enrico Merlin, Veniero Rizzardi, Bitches Brew. Genesi del capolavoro di Miles Davis, Il Saggiatore 2009
Suoni:
Edgar Varese, Deserts 1/3 (You Tube)
Miles Davis, Pharoah's Dance 1/3 (You Tube)




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