Luca Aquino e Raffaele Casarano collaborano spesso in progetti comuni oltre ad essere uniti da amicizia. Li conosco poco. Di Raffaele Casarano un concerto con un gruppo comprendente William Greco al pianoforte, Marco Bardoscia al contrabbasso e un batterista del quale, spero di essere perdonato, non ricordo il nome. Poi ho avuto modo di seguirlo in due edizioni del Locomotive Jazz Festival, manifestazione molto interessante che lo vede tutti gli anni in quel di Sogliano Cavour nella duplice veste di musicista e organizzatore. Qualche altra volta è capitato in occasione di sue occasionali collaborazioni come quella con Dario Muci e la Locomotive Percussion Orchestra.Ho poi ascoltato l'interessantissimo Legend, pubblicato dall'etichetta leccese Dodicilune e quest'ultimo, Replay, pubblicato dall'etichetta Emarcy. Un po' poco, insomma.
Luca Aquino ancora meno, molto meno. Praticamente in una sua partecipazione al solito Locomotive Jazz Festival. Ora ho ascoltato anche il suo disco, Lunaria, pubblicato anch'esso dall'etichetta Emarcy (singolare sinergia) e che si avvale delle nobili collaborazioni delle cantanti Maria Pia De Vito e Carla Casarano e del trombettista Roy Halgrove.

Ascoltando i due dischi, la prima differenza che salta agli occhi è di approccio alla musica. Quella di Aquino è molto stimolante, ricca di tensioni, curiosa mentre quella di Casarano è assolutamente elegante, raffinata.
Luca Aquino lancia la sua tromba in sonorità molto contemporanee, sorrette da un ritmo coerente e, per quanto talvolta indugi in scappatelle troppo ammiccanti all'orecchiabilità fine a sè stessa, si muove in un territorio stimolante in prospettiva di ricerca e ricco di tensioni per l'ascoltatore costretto ad immergersi in una specie di spazio privo di riferimenti certi e per questo aperto a più direzioni. Una vera e propria sfida soprattutto in prospettiva futura.

Raffaele Casarano possiede indubbie capacità tecniche e suona un elegante ma accademico bop mainstream troppo carico di immagini coltraniane. Chissà perchè, ascoltandolo, pensavo con insistenza al bel disco di Coltrane e T. Monk. Casarano sviluppa un jazz rassicurante, piacevole da ascoltare ma privo di eccessive tensioni. Mi sembra che il nostro sia attento, da un po' di tempo, al recupero della tradizione. Accennavo precedentemente alla sua collaborazione col gruppo di Dario Muci. Lo stesso, insieme a Maria Mazzotta, altra voce importante della tradizione salentina, sono presenti in alcuni brani del disco. Quindi, Casarano si muove in uno spazio delimitato dalla tradizione americana hardboppistica, da una parte e dal tentativo di fare i conti con la tradizione della propria terra. Tentativo, quest'ultimo, molto pericoloso per i rischi di eccessivo manierismo che comporta. Un'arma a doppio taglio, insomma. Raffaele Casarano è musicista che privilegia la comunicazione alla ricerca, la certezza al rischio ma, a parte gli ultimi due brani, il rischio di essere troppo scontati è dietro l'angolo. Segnalo una splendida versione di Besame Mucho , veramente molto bella.
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