Il recensore del libro di Flavio Caprera, Jazz Music, da Mondadori 2006, Libero Farnè, si produce in una disamina delle caratteristiche di questo testo che sviscera le discografie dei più importanti musicisti di queto genere, affrontati in rigoroso ordine alfabetico. Il Farnè evidenzia come sotto certe lettere avrebbe preferito vedere certi musicisti che il Caprera, viceversa, tralascia in luogo di altri che il Caprera ha inserito ma che lui, il Farnè, avrebbe volentieri omesso. Al di là dell'aspetto soggettivo della querelle (per quanto il sottoscritto si senta più in sintonia col Farnè) mi ha colpito, alla lettera T, la presenza di John Taylor rispetto al trascurato Henry Threadgill.
Il quale, tuttora attivo nel panorama musicale mondiale, è stato uno dei maggiori protagonisti di quel fervore chicagoano che produsse la Association for the Advancement of the Creative Music (AACM), quel crogiuolo di visioni alternative, voglia di volare oltre i limiti di genere.
Il quale, tuttora attivo nel panorama musicale mondiale, è stato uno dei maggiori protagonisti di quel fervore chicagoano che produsse la Association for the Advancement of the Creative Music (AACM), quel crogiuolo di visioni alternative, voglia di volare oltre i limiti di genere.
Ora leggo, sull'ultimo numero del mensile Il Giornale della Musica (www.giornaledellamusica.it) un'intervista a Henry Threadgill nella quale scopro che il nostro ha difficoltà a registrare musica."Si è vero, ricordo quel concerto e suonavo anche musica di Charlie Parker! Certo, amo e conosco quei musicisti, ma considero la musica legata alla storia, all'attualità sociale, a tutto quello che succede intorno. Sono nato nel 1944, il bebop si è sviluppato prima di me, mentre io suono ciò che mi ha emozionato, ciò che ho conosciuto e mi ha segnato. "Suoni sempre la tua vita!", come diceva Johnny Griffin. Sono di una generazione che ha vissuto gli anni del Vietnam, l'avvento della tecnologia. Non avrebbe senso per me suonare bop, mainstream, mi sentirei sempre secondo o terzo dietro a qualcuno". [a proposito del concerto di Colonia col gruppo Air]
E' dal 2001 che nessuna etichetta discografica prende in considerazione la musica che questo maestro continua a produrre e che rischia di sparire nell'effimero. E' un esempio eclatante di stortura e ingiustizia nel secolare rapporto tra arte e mercato. E il fatto che Henry Threadgill non abbia un mercato mette in campo anche le responsabilità di una critica troppo allineata.
In realtà, a smentire l'articolo di Giuseppe Vigna sul Giornale della Musica, vi è la presenza, nel catalogo PI Recordings di due titoli usciti nel 2008.
Immagini1 e 2 Bill Frisell
Musica
Everibodys Mouth' a Book, PI Recordings 2008
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