domenica 28 settembre 2008

La musica nel cervello

C’è un legame profondo tra musica e movimento, un legame del quale il ballo è il paradigma per antonomasia.

Parlando dell’improvvisazione si è accennato all’intrinseco dialogo corporeo-musicale. Davide Sparti sosteneva che la musica nasce dal corpo e come un rapporto tra il proprio corpo e lo strumento sia alla base della produzione musicale.

Non possono non venire in mente le danze di Monk o gli ondeggiamenti di Coltrane a seguire l’andamento delle sequenze di note emesse dal suo sassofono. E mille e mille altri se ne potrebbero citare per quella musica fisica quale è il jazz.

Arriva un libro di Daniel J. Levitin, un neurologo con un passato di musicista. Si intitola

Fatti di musica. La scienza di un’ossessione umana

Ed è edito da Codice Edizioni. Questo libro, che vanta una prefazione di Wu Ming 2, affronta il tema del nostro rapporto con la musica da un punto di vista neurologico e spiega in maniera chiara, i meccanismi con i quali il cervello elabora le frequenze delle onde prodotte in natura e che vengono da esso tradotte in suono.

Una cosa, in particolare, mi ha colpito: il ruolo che gioca, in questo processo, il cervelletto, detto anche cervello rettile, il più antico e primordiale della nostra specie.

Questo è la sede degli istinti più immediati, regola il movimento del corpo e gestisce il flusso del tempo (timing). Il fatto che la musica sia intrinsecamente legata al tempo la pone, a livello di cervelletto, in contatto con le questioni del movimento è ciò che mi ha particolarmente interessato durante la lettura.

Leggo nelle pagine di Levitin:

Siccome l’incontro era sul timing, quasi nessuno di noi aveva dedicato grande attenzione al lavoro di Schmahmann o alla possibile connessione tra emozione e cervelletto; quasi nessuno eccetto Ivry, che ne era rimasto affascinato. Nelle nostre discussioni, Ivry gettò luce sulla similarità tra percezione musicale e pianificazione dell’azione motoria, cose che mi erano sfuggite nel mio esperimento. Anche lui concordò che il cuore del mistero della musica debba coinvolgere il cervelletto. Anche Watson, quando lo incontrai, mi disse di ritenere plausibile una connessione tra cervelletto, timing, musica ed emozione. Ma che tipo di connessione? Qual’era la sua base evolutiva?

[cft. Opera citata, pag. 155]

Ascolto

Paolo Fresu Angel Quartet, Metamorfosi, BMG

Leggo

Daniel J. Levitin, Fatti di musica. La scienza di un’ossessione umana, Codice Edizioni




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