Non dico a me stesso:
“vediamo, se suono queste note, non va bene, mentre queste direi che vanno bene”.
Se il pianista jazz dovesse davvero, in ogni istante, stabilire a che velocità e in che direzione andare, ponendosi il problema di dove le dita debbano atterrare, l’improvvisazione sarebbe impossibile. Più che un pensare o un prendere decisioni in tempo reale, l’improvvisazione riflette un sapere delle mani. E tale espressione non reintroduce surrettiziamente quella natura misteriosa dell’improvvisare che avevamo cercato di escludere.
Semplicemente, il musicista[1] rilassa il controllo cognitivo sulla direzione musicale, lasciando agire il sapere incorporato, e così le mani sembrano dotate di vita propria nel muoversi in modo appropriato, guidate da una logica interna a uno sviluppo musicale non anticipato intenzionalmente, capaci esse stesse di scoprire posti da raggiungere, posti che suonano bene.
Vi è qui un paradosso:se si cerca troppo esplicitamente di ottenere uno stato di flusso autotelico, lo si ostruisce. Un po’ come in certe pratiche sportive (e nello zen): ci vuole preparazione, attenzione e disciplina. Ma al momento della prestazione non vi è altro che una protensione, una intenzionalità motoria e un coinvolgimento esplorativo con lo strumento[2], con i suoi spazi.
[Davide Sparti, L’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana, Il Mulino, pag. 150]

Si parla, in questo libro, del jazz americano. La precisazione non è inutile perché laddove l’autore accenna al controllo cognitivo sulla direzione musicale, ossia, uno stato di coscienza attiva che sottopone il flusso sonoro al suo controllo, bisogna sapere che questo si è formato, ha preso corpo a partire dall’esperienza pratica del musicista afroamericano che è differente da quella del musicista europeo, più legata all’oralità, più libera dai dettami accademici. Questa storia personale dei musicisti, contribuendo a creare l’aspetto cosciente del suo fare musica, determina quel magico sapere delle mani a cui accenna l’autore. Un sapere che non è neutro.

[1] Nel testo originale la parola usata in luogo di “musicista” è Sudnow, il ricercatore che ha imparato a suonare il pianoforte per sperimentare di persona il percorso di apprendimento che porta all’improvvisazione. Questa esperienza ha prodotto un libro che è servito a Sparti come spunto per la sua elaborazione.
[2]Nel testo originale, in luogo di “strumento” è scritto “pianoforte”
Ascolto
Anthony Braxton, Saxophone Improvvisations, Series F, America Records
Immagini
Anthony Braxton
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