venerdì 5 settembre 2008

Improvvisazione #2

L’improvvisazione ha un forte legame con la tradizione. Non è pratica che può fare a meno di ciò che è già stato.

E’ una pratica radicata al sistema culturale da cui origina il musicista che, all’interno di questo sistema di segni, elabora la propria tecnica improvvisativa.

Nel suo saggio, Sparti sviluppa questo concetto a partire dai metodi di apprendimento/apprendistato all’interno della comunità afroamericana fino agli anni settanta, quando la capacità di leggere la musica divenne elemento diffuso.

Era un sistema nel quale, per dirla con le parole di Sparti:

La maggior parte dei musicisti jazz apprende la sua competenza informalmente, esponendosi alle norme estetiche implicite nella comunità jazz, seguendo ed emulando i loro idoli, spostandosi a New York, che dagli anni quaranta è la più grande comunità jazz del mondo, nonché il luogo, la ribalta, in cui ottenere il riconoscimento da chi detiene l’autorità per valutare sia la competenza tecnica che l’appropriatezza stilistica dei musicisti. La circostanza che l’apprendistato on the job costituisca l’accesso principale all’acquisizione della capacità di improvvisare costituisce di per sé il riconoscimento del fatto che aspetti rilevanti del sapere di chi improvvisa possono essere appresi “senza insegnamento”, ossia in contesti di interazioni, senza che ciò richieda una esplicita trasmissione e traduzione linguistica. Chi voleva diventare jazzista doveva insomma imparare ad agire come membro di una comunità che era anzitutto una comunità di pratiche.

[Davide Sparti, Suoni inauditi. L’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana]


E’ importante sapere come questo legame profondo col proprio vissuto musicale contribuisce alla costruzione di quel qualcosa di estemporaneo,.unico e irriproducibile che è, appunto, un’improvvisazione. Essa costruisce un insieme di regole, comportamenti, risorse che il musicista utilizza durante la performance improvvisativa. Un sistema normativo, una cassetta degli attrezzi che lo aiuterà nel processo creativo.

Nel suo superamento dei confini tradizionali, la musica afroamericana perde il senso di comunità che l’aveva caratterizzata nella sua breve storia e, nel mischiarsi con altre istanze musicali, ridiscute i processi costitutivi dell’atto dell’improvvisare e su come ciò avviene questo blog si riserva ulteriori riflessioni sperando in altri contributi.



Letture

Davide Sparti, Suoni inauditi. L’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana

Ascolto

Cristina Zavalloni, Idea, Egea 2005

Immagini

1-Cristina Zavalloni e Stefano De Bonis

2-Cristina Zavalloni



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