Mi sto occupando assiduamente, in quest’ultimo periodo, del Miles Davis elettrico, a partire dalla lettura del testo di Gianfranco Salvatore. Un libro esaustivo che si insinua nei meandri più complicati della struttura e della forma musicale, vista anche nel suo intersecarsi con le vicende personali del grande e controverso trombettista (Miles Davis era un gran testa di cazzo).
Un aspetto, abbastanza ricorrente nel libro, mi incuriosisce particolarmente: l’ambiguo rapporto, l’intreccio tra qualità creativa e desiderio di successo commerciale che sfociò perfino invidia, sentimento che talvolta provò per sua stessa ammissione. Esempio classico di ciò fu l’occasione del grande successo di vendite che ebbe Hancock col suo Headhunters, disco che raggiunse il milione di copie in pochi mesi mentre lui, col suo maggior successo, Bitches Brew, aveva appena raggiunto le 500.000 copie in quattro anni.
La musica elettrica di Miles Davis ebbe riferimenti inaspettati in Jimi Hendrix, James Brown e Sly And The Family Stone ( questi ultimi erano i suoi idoli) ma coltivò sempre il desiderio di sostituirli nel cuore delle masse giovanili di colore, senza successo.
Nel desiderio represso di Miles Davis c’era un ego sovradimensionato e non sono sicuro che sia imprescindibile, per un musicista, questa voglia di grande successo commerciale.
La musica creativa o afroamericana vive una dimensione differente, un livello indipendente da quello dove agisce il mercato propriamente detto.
Il mercato è una struttura fagocitante. Detta norme e stabilisce regole alle quali è obbligatorio attenere l’impeto creativo che, in questo modo, viene inevitabilmente condizionato. La dimensione del musicista afroamericano è quella della creazione di strutture musicali a partire dal linguaggio specifico (quello della musica, appunto) allo scopo di comunicare con un tipo di fruitore realmente interessato a tale comunicazione. Solo la salvaguardia della verginità di questo delicato equilibrio può garantire un elevato livello qualitativo della musica eseguita.
Si può dire, a onore di Miles Davis, che mai sacrificò il valore della sua musica a quel nascosto desiderio di mercato che lo rodeva subdolo.
Molti appassionati di questa musica sacrificherebbero volentieri la sua verginità commerciale in cambio di una maggior diffusione e visibilità ma questo non sono convinto possa essere un modo di procedere giusto poiché credo non possano coesistere integrità creativa ed esigenze commerciali e penso che le due cose si eludano a vicenda. Sono consapevole che questa mia posizione potrebbe sembrare integralista e troppo di principio. Che il jazz non venga mai suonato davanti a centomila fans e mai entri in qualche chart generalista.
Nel frattempo, Herbie Hancock fa incetta di Grammy, Umbria Jazz imperversa come una malattia e Stefano Di Battista si bagna nell’umidità fiacca del circo romano del primo maggio.
Amen.
Letture
Gianfranco Salvatore, Miles Davis. Lo sciamano elettrico, Stampa Alternativa 2007
Gianfranco Salvatore, Miles Davis. Lo sciamano elettrico, Stampa Alternativa 2007
Ascolti
Miles Davis, On The Corner, Atlantic
Miles Davis, Bitches Brew, Atlantic
Miles Davis, In A Silent Way, Atlantic
Miles Davis, On The Corner, Atlantic
Miles Davis, Bitches Brew, Atlantic
Miles Davis, In A Silent Way, Atlantic
Immagini
1, 2, 3-Miles Davis
1, 2, 3-Miles Davis
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