Ho prestato un ascolto filologico ad alcuni dischi indubbiamente eccezionali ma che si prestavano anche a una specie di percorso simbolico in una situazione cruciale, sia dal punto di vista storico che prettamente musicale.
Ho ascoltato The Shape Of Jazz To Come, l’avvento di Ornette Coleman sulla scena mondiale, sorprendente, osteggiato ma innovativo, basta pensare al concetto di centro tonale. Soprattutto, buttato come un sasso nello stagno, prelude al fondamentale Free Jazz, incisione alla quale partecipò Eric Dolphy, del quale ho ascoltato il secondo disco oggetto d’argomento: Out To Lunch!, il testamento di Dolphy, quello macchiato del sangue di Fred Hampton, il militante delle Black Panther trucidato dalla polizia nella sua abitazione.
Ho chiuso la serie con Interstellar Space, Coltrane.
Di Out To Lunch! c’è da ribadire, al di là del suo valore simbolico, l’importanza che ebbe nel contesto innovativo dell’epoca. Dolphy, se si esclude la partecipazione al Free Jazz di Coleman, si era mosso in un contesto tradizionale, hard boppistico. In questo disco, ove coglie, forse, i frutti della sua collaborazione musicale e intellettuale con John Coltrane, si sgancia dal contesto tradizionale operando in una struttura ritmica innovativa, caratterizzata dalla sostituzione del pianoforte col vibrafono di Bobby Hutcherson e dall’imprevedibile drumming di giovanissimo Tony Williams (futuro davisiano) mantenedo un seducente equilibrio tra libertà improvvisativa e coerenza formale.
L’ultimo disco, quello di Coltrane, trovo che sia estremamente interessante.
C’è la tendenza a quella che amo definire “dialettica dell’essenzialità” che amo molto e che altro non è se non la riduzione della musica a un dialogo per due strumenti o, talvolta, uno. In questo caso, John Coltrane e Rashied Alì. Come non ricordare gli sviluppi di tale sperimentazione negli anni seguenti e basti pensare all’ Anthony Braxton e Max Roach di Birth & Rebirth. In Interstellar Space vi è anche un ulteriore sviluppo del centro tonale di Coleman in senso più complesso ma non meno strutturale, nel senso che i brani del disco, a cominciare da Venus, definiscono una struttura proprio a partire da una successione di più centri tonali che definiscono quelle che Lewis Porter chiama aree tonali, caratterizzate dalla conservazione di un determinato tono nel passaggio tra tonalità differenti. Le soluzioni formali che Coltrane prospettava erano rivoluzionarie e intriganti ma l’uomo, in quei giorni, era già preda di quel male che ce lo avrebbe portato via.
Qualche critico sostiene la mutua influenza tra Albert Ayler e John Coltrane, soprattutto nell’ultimo anno di vita di Coltrane. C’è il fatto che questi si adoperò molto presso Thiele per convincerlo a mettere sotto contratto alla Impulse! il sassofonista di Cleveland.
Tutti e tre i dischi in esame hanno una caratteristica comune: l’assenza del pianoforte. Scontata per Coltrane, funzionale per gli altri due. Il pianoforte è armonia e struttura ritmica troppo vincolante per le idee musicali dei nostri. Il vibrafono o il contrabbasso, se suonato da Charlie Haden, estende in senso modale le possibilità ritmiche, liberandole dalla gabbia armonica.
La molecola rivoluzionaria che questi tre atomi vanno a costituire sarà il fondamento del movimento chicagoano che vedrà in Braxton il nume maggiore, la cosiddetta Creative Music che porrà le basi per una definitiva universalizzazione della musica afroamericana.
Siamo in un perido storico nel quale, ad ogni modo, prevale il riflusso, una presa di distanza dalla radicalità dei sixties, nel quale la musica sembra ritornare nell’alveo di forme usuali e un atteggiamonto cauto verso ogni forma di sperimentazione che non scorri entro canali sicuri e prestabiliti. Il discorso è vecchio e la nostalgia tanta.
Letture
Lewis Porter, Blue Trane, Minimum Fax
Franco Bolelli, Musica Creativa, GammaLibri
Ekkehard Jost, Free Jazz, Epos
Franco Bolelli, Musica Creativa, GammaLibri
Ekkehard Jost, Free Jazz, Epos
Musica
Ornette Coleman, The Shape Of Jazz To Come, Atlantic
Eric Dolphy, Out To Lunch! Blue Note
John Coltrane, Interstellar Space, Impulse
Anthony Braxton-Max Roach, Birth & Rebirth, Black Saint
Eric Dolphy, Out To Lunch! Blue Note
John Coltrane, Interstellar Space, Impulse
Anthony Braxton-Max Roach, Birth & Rebirth, Black Saint
Immagini
1-Copertina Downbeat 17 novembre 1966
2- Albert Ayler
3-Albert e Donald Ayler
2- Albert Ayler
3-Albert e Donald Ayler
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