martedì 1 aprile 2008

Il bisogno aguzza l'ingegno


Mentre ascolto Maresìa, il pregevole disco di Stefania Tallini, impeccabile nella sua perfezione di musica da camera, buona scrittura, perizia tecnica e godimento dell’orecchio non posso fare a meno di riflettere su un senso di smarrimento incombente che mi perseguita tutte le volte che provo ad ascoltare questi moderni ensemble europei dalle fredde tinte nordiche (anche se pianista e clarinettista, a occhio e croce, mi sembrano tosco-umbri). Questa è musica impressionista, fortemente rivolta (rivoltata) su privato, riflessiva. Si muove su un binario composto da una rotaia di puro mainstream (dichiarate affinità evansiane) e l’altra di schemi derivanti dalla tradizione nord europea. Musica piacevolissima, quindi, da camera, come ho già detto e come, del resto, le foto che corredano il booklet confermano in qualche modo.

Ovviamente, la bravissima Tallini non è un esempio isolato. E’ tutto l’andazzo che si sviluppa in questo modo. L’Europa è orfana, ideologicamente orfana, delle furie iconoclaste della Globe Unity e tutto il movimento che originò quel formidabile collettivo. Ascoltiamo musica in tempi in cui prevale l’ideologia del riflesso, ci guardiamo addosso.
E’ come se la grande storia afroamericana, come un fiume impetuoso e ricco di rapide in solcabili, abbia, all’improvviso, trovato pace nel grande mare calmo della tradizione accademica occidentale dove perfino le contaminazioni popolari sono state filtrate da una sensibilità euro colta che ha, come missione, l’adesione ai valori un tempo borghesi e ora inevitabilmente capitalisti.

La musica cosiddetta creativa europea richiede omologazione degli stili e delle idee. E’ iscritto nel Dna della sua filosofia borghese e deriva dall’idea euro classica di musica. I Conservatori hanno avocato a sé l’esclusiva del compito dell’insegnamento, l’oralità si sposta sul pentagramma.
La forte valenza espressionista dell’universo afroamericano si inviluppa in un esasperato impressionismo “nordico” (e se penso che proprio i tedeschi l’avevano ricacciato in mare…)
Cos’è, con esattezza, che collega la pratica musicale e i movimenti che da essa prendono corpo, alle contingenze storiche, sociali, politiche? E’ la capacità della musica di tirare fuori dagli individui le loro passioni, il dolore, la rabbia e farne forza creativa. Come dice il proverbio: il bisogno aguzza l’ingegno. Abbiamo bisogni effimeri e produciamo ingegni effimeri. In giro per la rete vedo, in ogni caso, appassionati felici e pochi dubbi. Beati voi.


Immagini
Stefania Tallini fotografata da Laura Camia

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