venerdì 21 marzo 2008

Silenziosamente...


Joseph Zawinul, magmatico signore austro-ungarico, compose In A Silent Way nel 1967, osservando la neve cadere lenta nel parco, dalla finestra del suo albergo di Vienna, dove si era recato, insieme ai suoi famigliari, per motivi di lavoro.
A quella partitura ci teneva tantissimo. L’aveva composta pressoché di getto e, come spesso succede, chè la creatività si manifesta sovente come un getto impetuoso della mente, il risultato era stato indubbiamente eccezionale, la musica, evocativa, suscitava nella mente di Zawinul progetti futuri ad includerla.
L’aveva eseguita qualche volta col gruppo di Cannonball ma senza mai registrarla. A Miles Davis piacque da subito e ovviamente chiese di poterla suonare. Zawinul ebbe una leggera ritrosità ma accettò ponendo alcune condizioni consistenti nell’eliminazione di alcune parti. Davis, che era affascinato dalla melodia, la scarnificò del suo tessuto armonico eliminando gran parte degli accordi e questa cosa fu mandata giù dall’austriaco con molta fatica.

Ma la prima versione fonografica di In a Silent Way è memorabile, assieme all’intero disco che la contiene, perché aderisce totalmente, trasformandola in campo jazzistico, a una storica sfida: quella di rompere la dicotomia tra principio iterativo e principio di sviluppo, fra ripetizione e variazione, cioè tra certi caratteri tipici delle musiche orientali e le ambizioni formali della musica classica occidentale. Tale sfida costituì una delle principali scommesse del Novecento euroamericano, verso la creazione di un evento puro e semplice (da Erik Satie a John Cage), o verso il predominio del ritmo dulla melodia e del timbro sull’armonia (da Igor Stravinskij a Terry Riley). Raccolta da Davis, la sfida diventa iperbolica, producendo quel senso dello spazio infinito, della sospensione del tempo lineare, delliteratività sottilmente variata in un interminabile ad libitum che resero IN A SILENT WAY un capolavoro senza precedenti.[1]


Nessun disco, più di questo, rende percepibile la rivoluzione davisiana i cui effetti, a mio avviso, non sono poi stati così incisivi. Nel medesimo periodo storico altri movimenti scuotevano la scena musicale, movimenti che hanno posto le coordinate su cui si muove la scena attuale. Del Miles Davis elettrico e della sua indubbia grandezza è rimasto qualcosa? Questa non è una domanda retorica ma una domanda reale che si aspetta delle risposte da parte di quei lettori che vogliono darle.


NOTE
[1] cft
G. Salvatore, Miles Davis. Lo sciamano elettrico, Stampa Alternativa pag.74, 75
DISCO
1-
Shhh/Peaceful
2-
In a silent way/It’s about that time
A) In a silent way
B) It’s about that time
C) In a silent way
Produttore Teo Macero
Miles Davis (tromba), Wayne Shorter (sassofono soprano), Chick Corea (Piano elettrico), Herbie Hanckock (piano elettrico), Joe Zawinul (organo), John Mc Laughlin (chitarra elettrica), Dave Holland (contrabbasso), Tony Williams (batteria)
Ascolti
Miles Davis, In A Silent Way, Columbia Legacy 1969
Immagini
1-copertina interna di
In A Silent Way (Lee Friedlander)
2-copertina interna di
In A Silent Way (Lee Friedlander)
3-copertina di
In A Silent Way (Lee Friedlander)

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