A proposito di Wildflowers, cinque long playng che documentavano la scena creativa newyorkese della fine degli anni ’70, forse l’evento più significativo, (canto del cigno?) del panorama americano post free.
Wildflowers lo richiesi per corrispondenza da Nannucci. Ricordo le cinque buste con lo spigolo segato (non ho mai capito il perché) e li ascoltai con molta emozione. L’etichetta era la Douglas, l’anno, il 1976. Erano:
Wildflowers lo richiesi per corrispondenza da Nannucci. Ricordo le cinque buste con lo spigolo segato (non ho mai capito il perché) e li ascoltai con molta emozione. L’etichetta era la Douglas, l’anno, il 1976. Erano:
Tutti dal vivo, registrati in vari lofts di Big Apple.
Possiedo ancora i long playng e sono alla disperata ricerca di qualcuno che possa riversarmeli su Cd, non possedendo più, ahimè, il giradischi.
Questo amarcord è dovuto alla rilettura in corso di un libro molto interessante, Musica Creativa, di Franco Bolelli, edito a suo tempo da Squilibri. Lo pagai tremila lire ma era il 1978!
Possiedo ancora i long playng e sono alla disperata ricerca di qualcuno che possa riversarmeli su Cd, non possedendo più, ahimè, il giradischi.
Questo amarcord è dovuto alla rilettura in corso di un libro molto interessante, Musica Creativa, di Franco Bolelli, edito a suo tempo da Squilibri. Lo pagai tremila lire ma era il 1978!
A rileggerlo a trent’anni di distanza disvela le difficoltà di comprensione di quei giorni, alla luce degli eventi successivi, fino ai nostri giorni. Ora si legge sicuramente con maggior chiarezza e aiuta a far luce su un periodo cruciale della musica afroamericana, forse il suo epilogo,potrei azzardare sperando di essere letto con la dovuta dose di relatività che queste affermazioni richiedono.
La nuova lettura di Bolelli richiederebbe, in ogni caso, un’attenta rilettura critica, un dibattito serio sul quanto e come talune sue affermazioni siano state smentite o confermate dal tempo. Ritornerò su questo argomento mentre ora vorrei riportare un passo del libro a titolo esemplificativo.
La nuova lettura di Bolelli richiederebbe, in ogni caso, un’attenta rilettura critica, un dibattito serio sul quanto e come talune sue affermazioni siano state smentite o confermate dal tempo. Ritornerò su questo argomento mentre ora vorrei riportare un passo del libro a titolo esemplificativo.
Molte lune sono trascorse da quando il free scatenava gran disordine sotto il cielo. E da allora tante cose sono mutate nella Musica Creativa. Qualcuno, i cui occhi non attraversano lo specchio delle apparenze, va ripetendo che tutto si è rappacificato, che l’ordine antico si è ripristinato, soltanto perché non vede più stagliarsi i lampi della grande trasgressione. E non si accorge, con la spocchiosa dabbenaggine tipica di chi vorrebbe fissare il movimento, che la scena si è nel frattempo spostata, perché fra i venti del cambiamento si sono aperti nuovi orizzonti. Altri, la cui superficialità cambia la tortuosa via stellare della nuova creatività per piatta tangenziale, ritengono che fra le folgorazioni passate e i nuovi sistemi astrologici esista pura e semplice continuità, quando non addirittura identificazione. Certo, i tratti comuni prevalgono ancora sulle differenze, la sorgente è la medesima, ma diversi sono il percorso e la profondità.
Dalle lacerazioni di un’identità scompigliata, con una gestazione intensa e gioiosa che prosegue ancora senza soluzione ddi continuità, hanno cominciato a crescere, tenere e insistenti, forme problematiche e sensibilità nuove. Nella valle dell’utopia e del desiderio sono sbocciati i fiori selvaggi.
L’intuizione è maturata a progetto: laddove il free rivendicava, la nuova musica dispiega in positivo la propria diversità creativa. La rabbia degli escclusi è maturata in consapevolezza di chi sente sé stesso come soggetto che, solo, può trasformare e inventare. L’emancipazione fremente si è tramutata in ipotesi di liberazione.
Dalla riappropriazione alla scoperta, l’espressività si muove più spregiudicata e ariosa, ambiziosa nella sua spontaneità. Non ci sono più zone interdette: anche le cavità segrete dei suoni e delle strutture sono perlustrate con disponibile naturalezza. Nel crogiulo di contraddizioni dei grandi agglomerati metropolitani la musica creativa non soffre più prevalentemente la propria alienazione. Nell’asprezza dell’impatto con la propria realtà, il free consumava la propria impossibilità di prevalere sul limite delle proprie incapacità di trasformare sé stesso. Proprio qui, nella propria rifondazione, la musica creativa ha imparato a vivere di lato: senza trepidazioni ansiogene sempre sull’orlo del collasso, ma con una serena autonomia che per l’ordine dell’abitudine è ombra quanto mai inquietante. Dunque, la resistenza di ieri è diventata l’egemonia di oggi.[1]
Bibliografia
Franco Bolelli, Musica Creativa, Edizioni Squilibri 1978
Franco Bolelli, Musica Creativa, Edizioni Squilibri 1978
Discografia
Wildflowers, vol. 1-5, Douglas 1976
Wildflowers, vol. 1-5, Douglas 1976
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