Studio il clarinetto. La mia maestra, che è anche sassofonista, nell’ultima lezione, parlando di John Coltrane e My Favourite Thing, ha tirato fuori il suo sassofono soprano per accennarmi il motivo. Successivamente,, forse leggendo il desiderio nei miei occhi, mi ha fatto provare lo strumento dopo aver specificato che il soprano è il più difficile da suonare tra i sassofoni.
Con enorme meraviglia mi sono accorto che l’abitudine al clarinetto rendeva, viceversa, semplice sia la diteggiatura che l’emissione del fiato, per due motivi: primo, avendo il sassofono i fori più larghi, per chiuderli non si utilizzano i polpastrelli ma tamponi a tenuta d’aria solidali con i tasti. Per cui è richiesta una minor tecnica di base, nel senso che un sassofonista non deve preoccuparsi di chiudere bene i fori con le dita.
Il secondo motivo è che, essendo l’ancia più distante dal’orlo del bocchino, è richiesta una minor “destrezza” di emissione del fiato e risulta assai ridotto il rischio di cacofonia (i famigerati e imprevisti fischi).
Risultato: il sassofono è molto più facile da suonare del clarinetto, o, se vogliamo vedere la cosa da un’altra angolazione, a parità di destrezza tecnica, il sassofono consente maggior velocità di esecuzione.
Il secondo motivo è che, essendo l’ancia più distante dal’orlo del bocchino, è richiesta una minor “destrezza” di emissione del fiato e risulta assai ridotto il rischio di cacofonia (i famigerati e imprevisti fischi).
Risultato: il sassofono è molto più facile da suonare del clarinetto, o, se vogliamo vedere la cosa da un’altra angolazione, a parità di destrezza tecnica, il sassofono consente maggior velocità di esecuzione.
Sono arrivato, quindi, al cuore del problema: perché il clarinetto riveste un ruolo marginale nella storia del jazz, nonostante l’innegabile fascino ed estensione timbrica?
Scrivo queste note mentre ascolto Gabriele Mirabassi alla radio.
Certo, il clarinetto jazz può vantare i suoi bravissimi esecutori ma è innegabile che il suo fascino e la sua storia non siano per nulla paragonabili a quelle dei sassofoni. Potremmo fermarci alla Swing Era, Benny Goodman, Woody Herman, forse, dopo essere partiti da Sidney Bechet.Ma la storia dice che Bechet, mentre passeggiava per Londra, vide esposto in una vetrina un sassofono soprano, lo provò e se ne innamorò (come ho modestamente rischiato di fare io) diventando, in seguito, uno dei più apprezzati solisti, un vero capostipite dello strumento in questione.
Dopo Goodman e Herman dovremmo effettuare un doppio salto mortale fino a Eric Dolphy per resuscitare il povero clarinetto, in versioni spesso alternative a quello più classico in SIb.
Che sia stato il bebop a costringere alla resa il nobile fiato? La sua necessità di tempi veloci, la revisione melodica degli anni quaranta? Né poteva essergli d’aiuto la forza politica, il timbro urbano della New Thing, la rabbia della coscienza. Il clarinetto è legno laddove il sassofono è metallo con tutte le implicazioni timbriche del caso. E poi quella degli anni sessanta era musica che nasceva nelle budella negre delle metropoli, poco incline ai vezzi morbidi e pastosi di un clarinetto, anche se quel genio di Eric Dolphy ha saputo fare coscienza civile di quella morbida pastosità, di quel timbro suadente, sapendone ricavare suoni di rabbia.
Il clarinetto viene dalle bande (e questa delle bande è una mia fissazione), è parte della nostra tradizione. Il jazz italiano è in preda a una furiosa ondata neobop con pochi musicisti capaci di andare oltre questo solido schematismo, verso una musica più legata alla propria identità. Mirabassi è uno dei pochi e il clarinetto potrebbe essere protagonista di un nuovo jazz italiano. Chi vivrà vedrà.
Scrivo queste note mentre ascolto Gabriele Mirabassi alla radio.
Certo, il clarinetto jazz può vantare i suoi bravissimi esecutori ma è innegabile che il suo fascino e la sua storia non siano per nulla paragonabili a quelle dei sassofoni. Potremmo fermarci alla Swing Era, Benny Goodman, Woody Herman, forse, dopo essere partiti da Sidney Bechet.Ma la storia dice che Bechet, mentre passeggiava per Londra, vide esposto in una vetrina un sassofono soprano, lo provò e se ne innamorò (come ho modestamente rischiato di fare io) diventando, in seguito, uno dei più apprezzati solisti, un vero capostipite dello strumento in questione.
Dopo Goodman e Herman dovremmo effettuare un doppio salto mortale fino a Eric Dolphy per resuscitare il povero clarinetto, in versioni spesso alternative a quello più classico in SIb.
Che sia stato il bebop a costringere alla resa il nobile fiato? La sua necessità di tempi veloci, la revisione melodica degli anni quaranta? Né poteva essergli d’aiuto la forza politica, il timbro urbano della New Thing, la rabbia della coscienza. Il clarinetto è legno laddove il sassofono è metallo con tutte le implicazioni timbriche del caso. E poi quella degli anni sessanta era musica che nasceva nelle budella negre delle metropoli, poco incline ai vezzi morbidi e pastosi di un clarinetto, anche se quel genio di Eric Dolphy ha saputo fare coscienza civile di quella morbida pastosità, di quel timbro suadente, sapendone ricavare suoni di rabbia.
Il clarinetto viene dalle bande (e questa delle bande è una mia fissazione), è parte della nostra tradizione. Il jazz italiano è in preda a una furiosa ondata neobop con pochi musicisti capaci di andare oltre questo solido schematismo, verso una musica più legata alla propria identità. Mirabassi è uno dei pochi e il clarinetto potrebbe essere protagonista di un nuovo jazz italiano. Chi vivrà vedrà.
Discografia:
Woody Herman, Early autumn, Bluebird 1976
Benny Goodman, Togheter again, Rca 1963
Sidney Bechet, On the road, Pablo 1979
Eric Dolphy, Out to lunch, Blue Note 1964
Gabriele Mirabassi, Cambaluc, Egea 1999
Woody Herman, Early autumn, Bluebird 1976
Benny Goodman, Togheter again, Rca 1963
Sidney Bechet, On the road, Pablo 1979
Eric Dolphy, Out to lunch, Blue Note 1964
Gabriele Mirabassi, Cambaluc, Egea 1999
Immagini:
1-clarinetto (particolare)
2-Banda civica di Caltanissetta, foto Rodolfo Marotta 1993
3-Gabriele Mirabassi, foto Giorgio Ricci 2007
1-clarinetto (particolare)
2-Banda civica di Caltanissetta, foto Rodolfo Marotta 1993
3-Gabriele Mirabassi, foto Giorgio Ricci 2007
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