Parlo di un libro.
Dopo New Thing, il libro di Wu Ming1, scrittore da un componente il collettivo Wu Ming, appunto (www.wumingfoundation.com), ecco The Old New Thing, secondo libro dello stesso.
Se il primo era un romanzo ambientato negli anni infuocati della rivolta dei neri e della loro musica free, il secondo riprende la tematica a partire dall’archivio della casa discografica ESP, vera pietra miliare della Free Music
E così ne vien fuori un cofanetto contenente due CD con una compilation di alcuni fra i più importanti musicisti dell’epoca e un volumetto rapido che in novantadue pagine riesce ad inserire una prefazione di Pino Saulo (Radio 3 Rai), un intervento di Wu Ming , articolato in nove punti, in italiano e in inglese, e una raccolta di immagini di alcuni tra i più importanti protagonisti di quell’epoca irripetibile, spesso criticata, forse non pienamente capita, ma capace di diffondere semi i cui frutti sono ancora oggi più vivi che mai.
Così, questo saggio in forma di volumetto di Wu Ming1 affronta, nelle venti pagine che si prende a disposizione, temi importanti come la difficoltà di definire il jazz, l’attualità del free jazz e la sua peculiarità di avanzare oltre l’avanguardia mantenendo il vincolo con la tradizione, in questo differenziandosi dalle spinte avanguardistiche dei bianchi, per esempio, più distruttive della tradizione, in qualche modo. Così il Free Jazz sembrerebbe addirittura meno radicale di quanto immaginassimo.
Non è tralasciato un accenno al forte legame che esisteva tra il Free Jazz e i movimenti di liberazione del popolo nero e lo spostamento in un’Europa ricettiva non appena la repressione poliziesca annientò la resistenza negli slums.
L’autore passa poi ad illustrare la compilation e il modo in cui si è arrivati a questo lavoro grazie a un contatto avviato proprio dalla casa discografica.
I CD contengono un elenco di nomi importanti della scena musicale americana a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta, qualcuno noto, altri meno noti e qualche “desaparecido”
Quando un commando di killer della polizia uccide nel suo letto Fred Hampton, leader delle Black Panthers di Chicago, sul pavimento della stanza c’era una pila di dischi, copertine lorde di sangue e materia cerebrale. In una foto si distingue Out To Lunch, di Eric Dolphy. Immagine-simbolo, più eloquente di cento trattati in stile Free Jazz/Black Power di Carles e Comolli. Musica e politica, jam sessions e Black Power, movimenti e jazzisti erano parte di una sola espressione collettiva. Tonalità emotiva della musica, titoli di dischi e composizioni, dichiarazioni di artisti, serate benefit per la causa nera, il jazz preso ad esempio di cultura nera antagonista nei discorsi e negli scritti dei grandi leader, da Malcom X a Stokely Carmichael… Tutto ci parla di quella simbiosi, di quell’essere una cosa sola.
La new thing pagò caro quel legame. L’assassinio di Malcom X e Marthin Luther King, la selvaggia repressione anti-Pantere, i ghetti investiti da valanghe di “eroina di stato”…
Difficilmente un movimento culturale può prosperare o anche solo sopravvivere se vengono repressi (addirittura annichiliti) i fermenti sociali che lo hanno generato. In Cile, dopo il ’73, scompare la scena folk e cantautoriale, per ovvi motivi: i musicisti stanno tutti nelle fosse comuni (Victor Jara) o in esilio (Inti Illimani, Quilapayùn).
Un esilio, una diaspora, si verifica anche nel jazz d’avanguardia. Diversi artisti spostano la loro attività in Europa, dove i fermenti ci sono ancora. Non solo per questo motivo, ma anche per la crescita di scene autoctone, non derivative, da lì in avanti il jazz, certo jazz, diventa affare più europeo che americano. [1]
CD 1
Shoot a nigger and Watch him run
Marzette Watts, Backdrop for urban revolution (edit)
Albert Ayler, Spirits (edit)
Sun Ra, Exotic Forest, (edit)
Milford Graves, Nothing 11 10 (edit)
Sunny Murray, Giblet (edit)
Various, Ain’t gonna let nobody
Sun Ra, Outer Spaceways inc.
Charles Tyler Ensemble, Black Misticism
The Giuseppi Logan Quartet, Tabla suite
By and by
CD 2
Fred Hampton, A revolutionary
Sonny Simmons, Dolphy’s Days (edit)
Giuseppi Logan, Shebar (edit)
Albert Ayler, Ghosts
Ornette Coleman, The Ark (edit)
Milford Graves, Nothing 19 (edit)
Sun Ra, The Cosmos
Free Music Quintet, Free Music Quintet no.1 (edit)
Giuseppi Logan Quartet, Bleecker Partita (edit)
By and by
NOTE
[1] cft. Wu Ming 1, The Old New Thing, Abraxas/ESP, pag 16-17
Bibliografia:
Wu Ming 1, The Old New Thing, Abraxas/ESP 2007
Ekkehard Jost, Free Jazz, L’Epos 2006
Fotografia:
1 copertina del libro
2 Albert Ayler
3 Giuseppi Logan
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