mercoledì 1 agosto 2007

Improvvisando...


Quando venne chiesto a Steve Lacy di spiegare in quindici secondi la differenza tra musica composta e musica improvvisata, rispose:
“In quindici secondi, la differenza fra composizione e improvvisazione è che quando componi hai tutto il tempo che vuoi per decidere cosa dire in quei quindici secondi, mentre quando improvvisi hai solo quindici secondi”
Quando si parla di jazz non si può impedire al pensiero di correre verso l’affascinante pratica dell’improvvisazione, da sempre, caratteristica peculiare di questa musica nata con in corpo il seme della sfida e della strada e che ha sempre avuto un rapporto assai complicato con le partiture.
Nel corso della sua storia, il jazz ha elaborato tecniche improvvisative differenti e legate ai rispettivi momenti storici. E così si è passati dalle semplici variazioni melodiche delle origini alle improvvisazioni sul giro armonico dell’epoca swing fino alle tecniche legate all’estensione verticale degli accordi (tipica del bebop), e alle improvvisazioni su scale modali e l’assoluta libertà del free jazz.
Parliamone un po’, allora, a partire da ciò che dice Jerry Coker:
Sono cinque i fattori responsabili, fondamentalmente, dell’esito di una improvvisazione da parte di un esecutore di jazz: l’intuizione, l’intelletto, l’emotività, l’orecchio, l’abitudine. L’intuizione è responsabile per la maggior parte della sua originalità; l’emotività determina lo spirito; l’intelletto aiuta gli esecutori a programmare i problemi tecnici e, con l’intuizione, a sviluppare la forma melodica; il suo “orecchio”, il senso dell’altezza, trasforma suoni sentiti o immaginati in nomi di note e movimenti delle dita; le sue abitudini consentono alle sue dita di trovare rapidamente certe figure di suoni ben stabilite. Quattro di questi elementi del suo pensiero, intuizione, emozione, senso dell’altezza e abitudine sono in gran parte dominio del subconscio. Di conseguenza, ogni controllo sulla sua improvvisazione deve aver origine nell’intelletto.[1]

Un punto di vista tecnico, quindi, quello di Coker, sassofonista nell’orchestra di Woody Herman e bravo didatta, che possiamo completare con la visione più filosofica di Davide Sparti.
Il quale, individua anch’egli cinque caratteristiche che determinano il gesto improvvisativo:
1-Inseparabilità
Ossia, l’atto del comporre e l’atto dell’eseguire sono inseparabili, sincroni. Siamo nell’ambito della composizione istantanea, concetto di origine europea.
2-Originalità
Da intendersi rispetto ad esecuzioni precedenti e seguenti. Che non è, sottolinea Sparti, un concetto solo temporale ma anche filosofico ed attiene all’indeterminatezza insita nella composizione istantanea.
3-Estemporaneità
L’improvvisazione è un gesto che avviene qui e ora. L’espressione di Quintiliano, ex tempore actio, significa che avviene al di fuori del flusso del tempo. Non è frutto di un più o meno lungo processo deliberativo temporale dell’intelletto. [2]
4-Irreversibilità
Chi compone può tornare indietro, cancellare una nota, variare una pausa, eliminare una battuta. Chi improvvisa no, la sua musica ha carattere irrimediabile. Ogni tentativo, “in flusso”, di revisione diventa esso stesso parte dell’improvvisazione.
5-Responsività
Che è capacità di reagire ai cambiamenti indotti dal flusso sonoro. Improvvisare, dice Sparti, non implica intenzione, quanto attenzione. Per captare i momenti in cui si è indotti a prendere decisioni che vanno ad influenzare il corso della musica. Non si ha tempo di ragionare.

Concludo questa riflessione con le parole dello stesso Sparti:
Occorre fare molta attenzione a non lasciarsi sedurre dalla mitologia dell’improvvisazione come qualcosa di totalmente germinale, che avrebbe luogo nel regno dell’assoluta libertà, senza l’ausilio della memoria, un miracolo di spontaneità, come si legge ancora in molti testi e dizionari di jazz. [3]
In realtà, l’improvvisazione è condizionata da un enorme corpus di materiali tradizionali, esercizio ed esperienza, Einbruch, irruzione, come una valanga, una slavina, evento inatteso, certo, ma preparato nel tempo.

NOTE
[1] Jerry Coker, Improvvisazione jazz, pag. 15
[2] Davide Sparti, Suoni inauditi, l’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana, pag. 118
[3] Davide Sparti, op. citata, pag. 120
Bibliografia:
Jerry Coker, Improvvisazione jazz, Franco Muzzio Editore 1982
Davide Sparti, Suoni inauditi, l’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana, Il Mulino 2006

Fotografie:
1-Uno spartito di Steve Lacy
2-Steve Lacy
3-Don Cherry

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