domenica 12 agosto 2007

Evoluzione dello stile


Un interessante intervento di Guido Michelone, comparso su Alias dell’11 agosto 2007, prende spunto dal ricordo di quello che fu un anno cruciale per il jazz, il 1957, per affrontare il discorso sulla periodizzazione storica dell’evoluzione dello stile della musica afroamericana.
E’ nota la periodizzazione comunemente accettata, quella decennale, che vede l’affermazione del jazz delle origini, quello delle bande e dei bordelli, tra la fine dell’800 e il 1920, il dixieland fino al ’30 e il Swing fino all’avvento del bebop, inizio ’40. Decennio dopo decennio, seguirà l’hard bop, il free jazz, il free bop.

Questo schematismo, tuttavia, viene da più parti messo in discussione.
Si tratta spesso di ripartizioni di comodo
, dice Michelone, che, però, trovano una serie di fattori concomitanti i quali, più o meno obiettivamente, […] intervengono a “mutare” il corso degli avvenimenti. […] si sa che ad esempio la chiusura dei bordelli a New Orleans (1917), il crollo della Borsa e conseguente Grande Depressione(1929), la seconda guerra mondiale (1939-1946), la lotta per i diritti civili dei neri (grosso modo 1955-1971) condizionano profondamente l’estetica del jazz; lo stesso vale per l’innovazione tecnologica: l’invenzione del fonografo e poi via via quella del film sonoro, del magnetofono, del long playing, dell’amplificazione elettrica di molti strumenti, sono connesse alle stesse attualità musicali, nella ricerca di inedite soluzioni espressive.

Ripartizioni nelle quali, comunque, la relazione causa effetto tra evoluzione stilistica e cambiamenti sociali non è certa e alcuni concetti, come “moderna” o “classica”, “contemporanea” o “avanguardistica” risultano essere non necessariamente riconducibili a un determinato periodo storico, dato che, usando sempre le parole del Michelone: […] andrebbero ridiscusse le stesse categorie , giacchè la musica proposta da Louis Armstrong e Duke Ellington, dalla metà degli anni Venti, più che tradizionale o classica, suona ancor oggi “moderna”, persino “contemporanea”, collocandosi, più o meno inconsciamente, nel clima euforico della ricerca avanguardista che pervade la cultura occidentale del XX secolo.

In realtà, proprio l’analisi della musica prodotta nel 1957 dimostra come i vari stili agissero contemporaneamente, sovrapponendosi, stratificandosi. Così, in quell’anno cruciale, troviamo, per esempio Sidney Bechet (Premier Bal), Coleman Hawkins (Verve), Johnny Griffin (The Congregation) e Billie Holliday (Songs for Distinguè Lovers) insieme al Miles Davis di Miles Ahead, Thelonious Monk (Thelonious Himself), Sonny Rollins ((A night at the Village Vanguard) ed ancora Max Roach (Jazz in ¾ Time), Art Blakey (Drum Suite), John Coltrane, Steve Lacy , Joe Zawinul, Gil Evans.
La poliedricità di questa produzione ci indica la complessità del flusso sonoro afroamericano e la sua irriducibilità a qualsivoglia tentativo di catalogazione.

Bibliografia:
Arrigo Polillo, Jazz, Oscar Mondatori 1983
Guido Michelone, L’evoluzione dello stile, su Alias, allegato a Il Manifesto del 11 agosto 2007
Federico Scoppio, Lo spirito free di Coltrane & C., su Alias, allegato a Il Manifesto del 11 agosto 2007
Discografia (consigliata da Guido Michelone):
Art Blakey, Drum Suite (Columbia)
John Coltrane, Blue Trane (Blue Note)
Miles Davis, Miles Ahead (Columbia)
Duke Ellington, Such sweet thunder (Columbia)
Ella Fitzgerald & Louis Armstrong, Porgy And Bess (Verve)
Giorgio Gaslini, Tempo e relazione (Emi)
Thelonious Monk, Thelonious Himself (Ojc)
Max Roach, Jazz in ¾ Time (Verve)
Sonny Rollins, A night at the Village Vanguard (Blue Note)
Fotografia:
1-Paolo Fresu, foto di terraRossa 2007
2-Antonello Salis, foto di terraRossa 2007
3-Furio Di Castri, foto di terraRossa 2007
4-PAF, foto di terraRossa 2007

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