sabato 7 luglio 2007

Prez



Benchè Billie Holliday l’avesse soprannominato Pres, il presidente dei sassofonisti, fin dal 1937 o giù di lì, Lester Young dovette faticare molto per fare accettare e poi imporre il suo stile. Per anni dovette difendersi dall’accusa, che molti gli muovevano, di suonare in modo troppo dissimile da quello di Coleman Hawkins, che allora dettava legge tra gli specialisti del suo strumento. Sembrava che volesse fare di tutto per differenziarsi da lui: la sua voce strumentale era chiara, lieve, e le sue frasi, a crome, in cui si faceva un grande uso del “rubato”, erano lunghe, semplici e, tuttavia, piene di sottigliezze ed erano, a loro modo, liricamente melodiche, mentre la voce del sassofono di Hawkins e dei suoi molti seguaci era poderosa, aggressiva, vibrata e si esprimeva in un fraseggio rapsodico e sfarzoso.
Lester Young difese con tenacia il diritto di essere sé stesso, ma non fu mai del tutto sicuro di avere ragione; quando poi, verso la metà degli anni quaranta, tutti i tenorsassofonisti di jazz smisero di seguire le orme di Hawkins per prendere a modello proprio lui, rimase sconcertato: “Non mi resta più nulla da suonare”, soleva ripetere con
aria afflitta
[Arrigo Polillo, Jazz]

Post pubblicato qui, il 28 luglio 2006

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