Non mi piace la parola jazz: l’hanno inventata i bianchi, implica segregazione
(Archie Sheep)
Aveva smarrito lo strumento, il sassofono contralto, e un assegno di 18 mila euro. E’ successo alla Malpensa qualche giorno fa. Poi, per fortuna, sono stati ritrovati all’interno di una custodia, in un angolo anonimo dell’aeroscalo, forse abbandonati da un ladro pentito e sbadato o forse semplicemente dimenticate dal vecchio musicista che, disperato, aveva già annullato tutti i concerti.
Quel musicista era Ornette Coleman. Lui e il suo sassofono sono parte fondante della storia del jazz: la New Thing.
Quel musicista era Ornette Coleman. Lui e il suo sassofono sono parte fondante della storia del jazz: la New Thing.
Manifesto della New Thing fu il disco Free Jazz, realizzato il 21 dicembre 1960 da una formazione alquanto inconsueta, voluta e capeggiata proprio da Ornette Coleman. Un doppio quartetto comprendente Don Cherry alla tromba, Ornette Coleman al sassofono contralto, Charlie Haden al contrabbasso e Bill Higgins alla batteria, nel primo e Freddie Hubbard alla tromba, Eric Dolphy al clarino basso, Scott La Faro al contrabbasso e Ed Blackwell alla batteria.
Il disco durava 36 minuti complessivi ed era diviso in due parti: Free Jazz I e Free Jazz II.
Il disco durava 36 minuti complessivi ed era diviso in due parti: Free Jazz I e Free Jazz II.
Già il titolo è una palese dichiarazione di intenti che fa giustizia di ogni regola consolidata sia a livello melodico che a livello ritmico e armonico. La musica scorre con assoluta libertà, priva di ogni vincolo, audace.
Cito Gaetano Liguori:
Cito Gaetano Liguori:
“Col Free si assiste, sul piano strettamente musicale, ad una crescente tendenza a liberarsi dalle limitazioni armoniche nell’improvvisazione. Il nero arriva alla convinzione che la libertà, così come viene intesa nel Free, debba essere consapevole di svincolarsi da qualsiasi ordine musicale di derivazione europea”.
La musica degli afroamericani abbandona ciò che maggiormente la lega alle radici eurocolte: l’ordine armonico.
Inoltre il Free Jazz fa proprio il principio che nelle diverse culture musicali esistano dei suoni che l’orecchio europeo, abituato alla sua musica, non riesce più a percepire come musicali. L’afro-americano elabora una libera estetica musicale secondo la quale il jazz può impiegare tutto quanto è percepibile dall’orecchio umano.
Inoltre il Free Jazz fa proprio il principio che nelle diverse culture musicali esistano dei suoni che l’orecchio europeo, abituato alla sua musica, non riesce più a percepire come musicali. L’afro-americano elabora una libera estetica musicale secondo la quale il jazz può impiegare tutto quanto è percepibile dall’orecchio umano.
Il Free jazz è figlio del movimento dei diritti civili degli anni '60 e, specie negli anni '60, il free jazz è stato visto essenzialmente come un fenomeno politico, come tra l'altro anche altri stili jazzistici, tra cui il be bop degli anni '50 che aveva rappresentato l'avanguardia della musica nera.
Il passaggio dallo stile modale a quello FREE, e' stato rappresentato dall'approfondimento radicale degli elementi modali introdotto nel jazz che portera' alcuni solisti a raggiungere dimensioni sempre più libere e fuori dalle regole strutturali e armoniche fin qui adottate. Oltre a Ornette Coleman, il pianista Cecil Taylor e numerosi altri personaggi quali John Coltrane, Albert Ayler , introdussero un netto cambiamento nella struttura dei pezzi e soprattutto nel modo di sentire la musica.
Questo post è stato pubblicato qui il mese di luglio 2006Il passaggio dallo stile modale a quello FREE, e' stato rappresentato dall'approfondimento radicale degli elementi modali introdotto nel jazz che portera' alcuni solisti a raggiungere dimensioni sempre più libere e fuori dalle regole strutturali e armoniche fin qui adottate. Oltre a Ornette Coleman, il pianista Cecil Taylor e numerosi altri personaggi quali John Coltrane, Albert Ayler , introdussero un netto cambiamento nella struttura dei pezzi e soprattutto nel modo di sentire la musica.
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