Nel viaggio che ho intrapreso attraverso quel periodo storico che va sotto il nome di Post Free e che possiamo delimitare dalla morte di John Coltrane a circa la metà degli anni Ottanta, utilizzo Anthony Braxton come guida e punto di riferimento.
Nessuno meglio di lui può incarnare l’idea del traghettatore, colui che conduce il jazz americano verso il collasso sui nuovi fermenti , provenienti in maggior misura dal Vecchio Continente.
Sono due, le caratteristiche principali che determinano la sintassi post Free, che qualcuno chiamerà, in seguito Free Bop, una definizione abbastanza calzante.
La prima è il background formativo di Braxton, nutritosi a dosi massicce di Paul Desmond e Ornette Coleman, saltando a piè basso la tradizione, dal bebop in poi.
Nessuno meglio di lui può incarnare l’idea del traghettatore, colui che conduce il jazz americano verso il collasso sui nuovi fermenti , provenienti in maggior misura dal Vecchio Continente.
Sono due, le caratteristiche principali che determinano la sintassi post Free, che qualcuno chiamerà, in seguito Free Bop, una definizione abbastanza calzante.
La prima è il background formativo di Braxton, nutritosi a dosi massicce di Paul Desmond e Ornette Coleman, saltando a piè basso la tradizione, dal bebop in poi.
Braxton, quindi, è partito dal jazz bianco di Brubeck e dal leggero soffio di Desmond, ha studiato la New Thing, Stockhausen e Schoenberg, saltando lo steccato che separava la pratica afroamericana da quella euro colta. Non è stato il primo, su questa strada ma, sicuramente, il più consapevole.La seconda caratteristica è la capacità di coniugare partiture scritte e improvvisazione in maniera dinamica e mai scontata.
Nella sua sintesi musicale manca quasi del tutto il riferimento al blues e questo è un importante punto di rottura con la sua tradizione di provenienza[1].Braxton è molto lontano dall’immagine del negro dall’atteggiamento esistenziale oscillante tra una forte spinta vitale e un pessimismo esistenziale prossimo all’autodistruzione, tipico di tanti boppers, per esempio, è un intellettuale, studi di matematica e filosofia, appassionato di scacchi.
Fu tra i fondatori della Association for the Advancement of the Creative Musicians.
La sua prima opera, Three Compositions of New Jazz, per l’etichetta Delmark, già dal titolo lascia intuire la frattura. Siamo verso la fine dei Sessanta e accennare alla composizione in un epoca in cui le urla del free continuavano ad echeggiare, poteva sembrare eresia pura. Inoltre, spicca la definizione di New Jazz, una presa di distanza dall’allora recente movimento Free,In realtà, la musica del disco era tutt’altro che pura partitura e l’improvvisazione era pratica preponderante. L’’atmosfera del disco, aperta, è condotta non sui binari dell’aggressività iconoclasta ma su quelli della ricerca, della sperimentazione sonora.
La sua prima opera, Three Compositions of New Jazz, per l’etichetta Delmark, già dal titolo lascia intuire la frattura. Siamo verso la fine dei Sessanta e accennare alla composizione in un epoca in cui le urla del free continuavano ad echeggiare, poteva sembrare eresia pura. Inoltre, spicca la definizione di New Jazz, una presa di distanza dall’allora recente movimento Free,In realtà, la musica del disco era tutt’altro che pura partitura e l’improvvisazione era pratica preponderante. L’’atmosfera del disco, aperta, è condotta non sui binari dell’aggressività iconoclasta ma su quelli della ricerca, della sperimentazione sonora.
Anthony Braxton sviluppò la pratica del “solo” strumentale: due, i dischi significativi in questo senso, For Alto e Saxophone Improvisations series F. Il primo, in particolar modo emerge come il vero manifesto dell’estetica Braxtoniana. Arduo per la dilatazione del suo assolo, rivela la notevole maturità del musicista, capace di navigare lungo tutto l’arco espressivo del suo strumento.
Polistrumentista, e questa non è una novità, ma per via di questa importante caratteristica è stato spesso accostato a Eric Dolphy, musicista che il nostro stima moltissimo [2].
Fin dal suo primo approdo a Parigi, nel 1969, Braxton si distinguerà per le sue molteplici collaborazioni con i musicisti creativi europei. In Europa troverà situazioni di autogestione simili a quella della AACM che aveva lasciato e troverà importanti riferimenti in musicisti come Willem Breuker, Gunther Hampel e, soprattutto, il chitarrista Derek Bailey, particolarmente ammirato per il suo forte radicalismo e coerenza musicale.
Dietro le quinte di queste vicende c’è la rottura degli argini che separavano il jazz dal resto del mondo,alla quale aveva contribuito in maniera decisiva il movimento Free il cui testimone, Braxton ha saputo portare alla meta. Insieme a una moltitudine di compagni di viaggio.
Polistrumentista, e questa non è una novità, ma per via di questa importante caratteristica è stato spesso accostato a Eric Dolphy, musicista che il nostro stima moltissimo [2].
Fin dal suo primo approdo a Parigi, nel 1969, Braxton si distinguerà per le sue molteplici collaborazioni con i musicisti creativi europei. In Europa troverà situazioni di autogestione simili a quella della AACM che aveva lasciato e troverà importanti riferimenti in musicisti come Willem Breuker, Gunther Hampel e, soprattutto, il chitarrista Derek Bailey, particolarmente ammirato per il suo forte radicalismo e coerenza musicale.
Dietro le quinte di queste vicende c’è la rottura degli argini che separavano il jazz dal resto del mondo,alla quale aveva contribuito in maniera decisiva il movimento Free il cui testimone, Braxton ha saputo portare alla meta. Insieme a una moltitudine di compagni di viaggio.
NOTE
[1] Si cimenterà, in seguito, con successo con la tradizione musicale afroamericana, nel disco In The Tradition. Con questa brillante prova Braxton metterà a tacere i suoi detrattori, quelli che fin li avevano sostenuto che egli non sapesse suonare sui giri armonici, e riuscirà nel contempo ad esprimersi in quel linguaggio bebop (cft. Il Jazz degli anni ’70, Luca Cerchiari, pag 22).
[2] Il rapporto con Eric Dolphy che all’inizio degli anni ’60 aveva compiutamente messo a punto uno stile le cui note distintive erano il polistrumentismo e la tendenza a prodursi in assoli senza alcun accompagnamento oltre ad un atteggiamento musicale libero e aperto a ogni sperimentazione. Inoltre ha derivato da Dolphy anche l’arte del grido, del discontinuo e del grottesco (cft. Il Jazz degli anni ’70, Luca Cerchiari, pag 22).
[1] Si cimenterà, in seguito, con successo con la tradizione musicale afroamericana, nel disco In The Tradition. Con questa brillante prova Braxton metterà a tacere i suoi detrattori, quelli che fin li avevano sostenuto che egli non sapesse suonare sui giri armonici, e riuscirà nel contempo ad esprimersi in quel linguaggio bebop (cft. Il Jazz degli anni ’70, Luca Cerchiari, pag 22).
[2] Il rapporto con Eric Dolphy che all’inizio degli anni ’60 aveva compiutamente messo a punto uno stile le cui note distintive erano il polistrumentismo e la tendenza a prodursi in assoli senza alcun accompagnamento oltre ad un atteggiamento musicale libero e aperto a ogni sperimentazione. Inoltre ha derivato da Dolphy anche l’arte del grido, del discontinuo e del grottesco (cft. Il Jazz degli anni ’70, Luca Cerchiari, pag 22).
Bibliografia:
Vari, Il Jazz degli anni ’70, GammaLibri, 1980
Vari, Il Jazz degli anni ’70, GammaLibri, 1980
Discografia essenziale di Anthony Braxton (fonte Wikipedia):
1968 Three Compositions of New Jazz
1968 For Alto
1969 Anthony Braxton [Affinity]
1969 The 8th of July 1969 w/ Gunter Hampel [Birth Records]
1971 Récital Paris 1971 [live] [Futura]
1971 Together Alone Delmark
1971 Circle: Paris Concert [live]
1972 Saxophone Improvisations, Series F (America)
1972 Town Hall (1972) [live] (with Jeanne Lee)
1974 In the Tradition, Vol. 1
1974 In the Tradition, Vol. 2
1974 Quartet Live at Moers New Jazz Festival
1974 Duo, Vols. 1 and 2
1974 First Duo Concert [live]
1974 Trio and Duet Sackville
1974 New York, Fall 1974
1974 Live at Wigmore
1975 Five Pieces (1975)
1975 Anthony Braxton Live
1975 The Montreux/Berlin Concerts [live]
1975 Live
1976 Creative Orchestra Music (1976)
1976 Elements of Surprise: Braxton/Lewis Duo
1976 Duets (1976)
1976 Donaueschingen (Duo) 1976
1976 Quartet (Dortmund) 1976 [live]
1976 Solo: Live at Moers Festival
1977 Four Compositions (1973)
1978 Creative Orchestra (Koln) 1978
1978 For Four Orchestras
1978 Alto Saxophone Improvisations (1979)
1978 Birth and Rebirth (with Max Roach)
1978 NW5-9M4: For Trio
1979 Performance (9-1-1979) [live]
1979 With Robert Schumann String Quartet
1979 Seven Compositions (1978)
1980 For Two Pianos
1980 The Coventry Concert [live]
1981 Composition No. 96
1981 Six Compositions: Quartet
1982 Open Aspects (Duo) 1982
1982 Four Compositions (Solo, Duo & Trio)
1982 Six Duets (1982)
1983 Four Compositions (Quartet) 1983
1983 Composition No. 113
1984 Prag (Quartet-1984) [live]
1985 Seven Standards (1985), Vol. 2
1985 London (Quartet-1985) [live]
1985 Seven Standards (1985), Vol. 1
1985 Quartet (London) 1985 [live]
1985 Six Compositoins (Quartet) 1984
1985 Szabraxtondos (Duo with György Szabados) 1985 Hungary
1986 Five Compositions (Quartet), 1986
1986 Moment Précieux [live]
1987 Six Monk's Compositions (1987)
1987 ... If My Memory Serves Me Right
1988 19 (Solo) Compositions (1988)
1988 Victoriaville 1988 [live]
1988 2 Compositions (Järvenpää) 1988, Ensemble
1988 Kol Nidre
1988 The Aggregate
1988 London Solo (1988)
1989 Eugene (1989)
1989 7 Compositions (Trio) 1989
1989 Vancouver Duets (1989)
1989 2 Compositions (Ensemble) 1989/1991
1989 Eight (+3) Tristano Compositions, 1989
1991 8 Duets: Hamburg 1991
1991 Duo (Amsterdam) 1991 [live]
1991 Composition No. 107 (Excerpt, 1982)/In CDCM
1991 Composition No. 98
1992 Wesleyan (12 Altosolos) 1992
1992 Willisau (Quartet) 1991[Pt. 2] [live]
1992 Composition No. 165 (For 18 Instruments)
1992 (Victoriaville) 1992 [live]
1993 Duets (1993)
1993 9 Standards (Quartet) 1993 [live]
1993 Trio (London) 1993 [live] (Leo)
1993 12 Compositions: Oakland, July 1993
1993 Quartet (Santa Cruz) 1993 [live]
1993 Charlie Parker Project 1993
1993 Duo (Leipzig) 1993
1993 Duo (London) 1993
1994 Composition No. 174: For Ten Percussionists
1994 Small Ensemble Music (Wesleyan) 1994 [live]
1994 Duo (Wesleyan) 1994
1994 Knitting Factory (Piano/Quartet) 1994, Vol. 2 [live]
1995 11 Compositions
1995 10 Compositions (Duet) 1995
1995 Performance Quartet
1995 Octet (New York) 1995
1995 Solo Piano (Standards) 1995
1995 Two Lines Lovely Music
1995 Knitting Factory (Piano/Quartet) 1994, Vol. 1 [live]
1995 4 Compositions (Quartet) 1995
1995 Seven Standards 1995
1996 Composition No. 192
1996 Composition No. 193 [live]
1996 Tentet (New York) 1996 [live]
1996 Live at Merkin Hall
1996 14 Compositions (Traditional) 1996
1996 Composition No. 102: For Orchestra & Puppet Theatre
1996 Sextet (Istanbul) 1996
1996 Composition No. 173
1997 Silence/Time Zones
1997 Amsterdam 1991 [live]
1997 4 Compositions (Quartet) 1995
1998 Compositions No. 10 & No. 16 (+101)
1999 Duets (1987)
1999 4 Compositions (Washington D.C.) 1998
1999 Trillium R [4-CD boxset opera]
2000 Composition No. 94:
2000 Quintet (Basel) 1977 [live]
2000 10 Compositions (Quartet) 2000
2000 9 Compositions (Hill) 2000
2001 Compositions/Improvisations 2000
2001 Composition No. 247
2001 Composition No. 169 + (186 + 206 + 214)
2001 Four Compositions (GTM) 2000
2001 8 Compositions (Quintet) 2001
2002 This Time
2002 Duets [Wesleyan] 2002
2002 8 Standards (Wesleyan 2001) [live]
2002 Solo (Koln) 1978
2002 Ninetet (Yoshi's) 1997, Vol. 1
2003 Four Compositions (GTM) 2000
2003 Two Compositions (Trio) 1998 [live]
2003 Solo (Milano) 1979, Vol. 1 [live]
2003 Anthony Braxton [2003]
2003 Ninetet (Yoshi's) 1997, Vol. 2 [live]
2003 Solo (NYC) 2002 [live]
2003 23 Standards (Quartet) 2003
2003 20 Standards (Quartet) 2003
2004 Shadow Company (2004)
2004 4 Improvisations (Duets) 2004
2005 Quintet (London) 2004 Live at the Royal Festival Hall
2006 Compositions 175 & 126 (for Four Vocalists And Constructed Environment) [with The Creative Jazz Orchestra]
2006 Sextet (Victoriaville) 2005
1968 Three Compositions of New Jazz
1968 For Alto
1969 Anthony Braxton [Affinity]
1969 The 8th of July 1969 w/ Gunter Hampel [Birth Records]
1971 Récital Paris 1971 [live] [Futura]
1971 Together Alone Delmark
1971 Circle: Paris Concert [live]
1972 Saxophone Improvisations, Series F (America)
1972 Town Hall (1972) [live] (with Jeanne Lee)
1974 In the Tradition, Vol. 1
1974 In the Tradition, Vol. 2
1974 Quartet Live at Moers New Jazz Festival
1974 Duo, Vols. 1 and 2
1974 First Duo Concert [live]
1974 Trio and Duet Sackville
1974 New York, Fall 1974
1974 Live at Wigmore
1975 Five Pieces (1975)
1975 Anthony Braxton Live
1975 The Montreux/Berlin Concerts [live]
1975 Live
1976 Creative Orchestra Music (1976)
1976 Elements of Surprise: Braxton/Lewis Duo
1976 Duets (1976)
1976 Donaueschingen (Duo) 1976
1976 Quartet (Dortmund) 1976 [live]
1976 Solo: Live at Moers Festival
1977 Four Compositions (1973)
1978 Creative Orchestra (Koln) 1978
1978 For Four Orchestras
1978 Alto Saxophone Improvisations (1979)
1978 Birth and Rebirth (with Max Roach)
1978 NW5-9M4: For Trio
1979 Performance (9-1-1979) [live]
1979 With Robert Schumann String Quartet
1979 Seven Compositions (1978)
1980 For Two Pianos
1980 The Coventry Concert [live]
1981 Composition No. 96
1981 Six Compositions: Quartet
1982 Open Aspects (Duo) 1982
1982 Four Compositions (Solo, Duo & Trio)
1982 Six Duets (1982)
1983 Four Compositions (Quartet) 1983
1983 Composition No. 113
1984 Prag (Quartet-1984) [live]
1985 Seven Standards (1985), Vol. 2
1985 London (Quartet-1985) [live]
1985 Seven Standards (1985), Vol. 1
1985 Quartet (London) 1985 [live]
1985 Six Compositoins (Quartet) 1984
1985 Szabraxtondos (Duo with György Szabados) 1985 Hungary
1986 Five Compositions (Quartet), 1986
1986 Moment Précieux [live]
1987 Six Monk's Compositions (1987)
1987 ... If My Memory Serves Me Right
1988 19 (Solo) Compositions (1988)
1988 Victoriaville 1988 [live]
1988 2 Compositions (Järvenpää) 1988, Ensemble
1988 Kol Nidre
1988 The Aggregate
1988 London Solo (1988)
1989 Eugene (1989)
1989 7 Compositions (Trio) 1989
1989 Vancouver Duets (1989)
1989 2 Compositions (Ensemble) 1989/1991
1989 Eight (+3) Tristano Compositions, 1989
1991 8 Duets: Hamburg 1991
1991 Duo (Amsterdam) 1991 [live]
1991 Composition No. 107 (Excerpt, 1982)/In CDCM
1991 Composition No. 98
1992 Wesleyan (12 Altosolos) 1992
1992 Willisau (Quartet) 1991[Pt. 2] [live]
1992 Composition No. 165 (For 18 Instruments)
1992 (Victoriaville) 1992 [live]
1993 Duets (1993)
1993 9 Standards (Quartet) 1993 [live]
1993 Trio (London) 1993 [live] (Leo)
1993 12 Compositions: Oakland, July 1993
1993 Quartet (Santa Cruz) 1993 [live]
1993 Charlie Parker Project 1993
1993 Duo (Leipzig) 1993
1993 Duo (London) 1993
1994 Composition No. 174: For Ten Percussionists
1994 Small Ensemble Music (Wesleyan) 1994 [live]
1994 Duo (Wesleyan) 1994
1994 Knitting Factory (Piano/Quartet) 1994, Vol. 2 [live]
1995 11 Compositions
1995 10 Compositions (Duet) 1995
1995 Performance Quartet
1995 Octet (New York) 1995
1995 Solo Piano (Standards) 1995
1995 Two Lines Lovely Music
1995 Knitting Factory (Piano/Quartet) 1994, Vol. 1 [live]
1995 4 Compositions (Quartet) 1995
1995 Seven Standards 1995
1996 Composition No. 192
1996 Composition No. 193 [live]
1996 Tentet (New York) 1996 [live]
1996 Live at Merkin Hall
1996 14 Compositions (Traditional) 1996
1996 Composition No. 102: For Orchestra & Puppet Theatre
1996 Sextet (Istanbul) 1996
1996 Composition No. 173
1997 Silence/Time Zones
1997 Amsterdam 1991 [live]
1997 4 Compositions (Quartet) 1995
1998 Compositions No. 10 & No. 16 (+101)
1999 Duets (1987)
1999 4 Compositions (Washington D.C.) 1998
1999 Trillium R [4-CD boxset opera]
2000 Composition No. 94:
2000 Quintet (Basel) 1977 [live]
2000 10 Compositions (Quartet) 2000
2000 9 Compositions (Hill) 2000
2001 Compositions/Improvisations 2000
2001 Composition No. 247
2001 Composition No. 169 + (186 + 206 + 214)
2001 Four Compositions (GTM) 2000
2001 8 Compositions (Quintet) 2001
2002 This Time
2002 Duets [Wesleyan] 2002
2002 8 Standards (Wesleyan 2001) [live]
2002 Solo (Koln) 1978
2002 Ninetet (Yoshi's) 1997, Vol. 1
2003 Four Compositions (GTM) 2000
2003 Two Compositions (Trio) 1998 [live]
2003 Solo (Milano) 1979, Vol. 1 [live]
2003 Anthony Braxton [2003]
2003 Ninetet (Yoshi's) 1997, Vol. 2 [live]
2003 Solo (NYC) 2002 [live]
2003 23 Standards (Quartet) 2003
2003 20 Standards (Quartet) 2003
2004 Shadow Company (2004)
2004 4 Improvisations (Duets) 2004
2005 Quintet (London) 2004 Live at the Royal Festival Hall
2006 Compositions 175 & 126 (for Four Vocalists And Constructed Environment) [with The Creative Jazz Orchestra]
2006 Sextet (Victoriaville) 2005
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