lunedì 23 luglio 2007

Great Black Music: ancient to the future


Parlare dell’Art Ensemble of Chicago che, confesso, è tra le mie band preferite, ti costringere a mettere in moto molte situazioni storiche e di linguaggio inerenti all’evoluzione del jazz.
Riflessioni, le mie, che partono dalla lettura di un articolo riguardante
Lester Bowie su Musica Jazz di febbraio, nell’ambito del quale lo stesso Bowie tentava di definire la musica di Chicago in quei primi anni ’60 e la sua unicità tispetto ai vari contesti che caratterizzarono quell’epoca.
La musica degli Art Ensemble of Chicago fu soprattutto politica. Si potrebbe prendere spunto da una loro definizione sintetica, la stessa che dà il titolo al post: Great Black Music, slogan che definisce l’associazione/idea che regge l’intero movimento chicagoano,
l’Association for the Advancement of Creative Musicians.

Great Black, dunque, definizione che racchiude l’orgoglio (great) di appartenenza (black).
Il momento storico era quello delle lotte di rivendicazione dell’uguaglianza dei diritti civili, da parte degli afroamericani. Una nuova consapevolezza andava caratterizzandoli e questo processo, dal punto di vista musicale, è stato ben interpretato dai movimenti della New Thing che vide in Ornet Coleman il suo principale fautore. Tutto questo accadeva a New York.
A Chicago, l’idea di base era simile ma la strada intrapresa fu diversa.
Più chiaro il riferimento alla Madre Africa, evidenziato dalla scelta scenica fatta di riferimenti audiovisivi più diretti, come le tuniche variopinte, taluni copricapo e l’uso di strumenti sonori abbastanza inusuali nell’ambito del jazz, come campanelli di varie fogge (perfino campanelli di bicicletta). Anche la gestualità sul palco era in grado di evocare riferimenti chiari alla lontana terra di origine.

Tutto questo è ciò che Lester Bowie, nella citata intervista, definisce “maggior capacità di contestualizzare la propria musica”[1].
L’AE of C guarda al futuro, la sua musica era dirompente ogni schema, anch’essa catalogabile come free music, anch’essa comprensiva di caratteristiche dissacratorie, più o meno come la sua gemella newyorkese, ma quest’aspetto, nella musica dell’AE of C, era molto più accentuato. Poi c’era l’aspetto teatrale, che nella storia del jazz era veramente innovativo.
La musica dell’AE of C, catalogata come avanguardia, ha saputo esplorare l’ampio spettro estetico della musica afroamericana, coniugandola con un discorso gestuale e scenico di estremo valore espressivo, una musica totale ma anche un esperimento cooperativistico che i musicisti componenti l’ensemble portavano avanti parallelamente alle loro scelte individuali. In questo senso traspare forse un limite: la connotazione intellettuale e snobistica del progetto. Ma questa è solo una illazione. Nessuna prova è possibile portare a sostegno di quest’ultima tesi. Un giudizio in merito potrebbe essere espresso solo da chi fosse pienamente inserito nel contesto afroamericano.


Curioso il fatto che, mentre il loro radicalismo musicale ha ridotto le possibilità collaborative col jazz europeo, i singoli componenti, viceversa, sono stati assai prolifici in tal senso.
Vorrei ricordarli, questi componenti, anche se potrebbe sembrare superfluo:

1942-1999
Tromba, flicorno
Batteria, percussioni, tamburi africani
Malachi Favor Maghostut
1927-2004
Contrabbasso, banjo, zither, campanelli, gong, armonica, melodica, percussioni
1937
Sassofono contralto, polistrumentista
1940
Sassofono contralto, sassofono tenore, sassofono soprano, flauto, percussioni


NOTE
[1] Inserto Lester Bowie, pag XLI, su Musica Jazz di febbraio 2007

Discografia essenziale:
People in Sorrow (1969)
Less Stances a Sophie (1970)
Fanfare for the Warriors (1973)
Nice Guys (1978)
Full Force (1980)
Urban Bushmen (1980)
The Third Decade (1984)
Ancient in the Future (1987)
The Alternate Express (1989)
Coming Home Jamaica (1998)
The Meeting (2003)
Tribute to Lester (2003)
Reunion (live) (2003)
Sirius Calling (2004)
(Da Wikipedia)

Fotografie:
tratte dal sito ufficiale dell'Art Ensemble of Chicago
rappresentano, nell'ordine:
Don Moye, Joseph Jarman, Roscoe Mitchell, Lester Bowie, Roscoe Mitchell, Malachi Favor


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