domenica 10 giugno 2007

Oralità e scrittura nel jazz




Riguardo al sistema usato per trasmettere la musica bisogna sottolineare le importanti differenze fra la musica colta occidentale e la musica jazz.
Tutti sanno che la prima si trasmette attraverso la scrittura, la notazione, con una trascrizione capace di riportare numerosissime sfumature e informazioni. Attraverso questo sistema i musicisti hanno, da sempre, diffuso le proprie conoscenze.
Diverso è il discorso per quanto riguarda il jazz, a causa della sua origine dalla cultura africana. Questa ha basato la sua necessità di perpetuarsi nel tempo attraverso una solida oralità e all’apprendimento diretto seppure basato su moduli più o meno fissi.
E’ chiaro che questi due sistemi, così diversi, non siano propriamente neutri rispetto alla produzione musicale stessa, determinandola attraverso la necessità di renderla funzionale al sistema usato per la sua trasmissione.
Ecco che, ad esempio, la musica europea non riesce a riprodurre i microritmi e le inflessioni timbriche individuali dei singoli strumenti, almeno fino ai primi anni del ‘900 (Schoenberg, Stravinsky, Nono), cosa che per la musica jazz è, invece, estremamente importante.
Da ciò si evince che nella musica jazz la notazione su spartito (scrittura) è solo un aspetto della sua riproducibilità e non dà quasi mai l’idea della musica che vi è rappresentata in quanto un’esecuzione esprime anche una componente individuale molto spiccata (cosa che nella musica classica non esiste o è molto meno importante). Ogni strumentista ha un suo modo personale di eseguire un determinato brano musicale oltre a uno stile peculiare nel suonare lo strumento.Inoltre nel jazz è importante il concetto di interplay, ossia quella particolare atmosfera ritmica, armonica, di rapporto personale tra i musicisti che non può essere riproducibile con i metodi eurocolti.
In realtà l’oralità conserva un’importanza ancora notevole e ad essa si aggiunge il supporto magnetico (disco).
Fin dai suoi inizi, infatti, il jazz è stato sempre molto legato all’industria discografica che sovente ha determinato le direzioni artistiche verso le quali la musica ha confluito nel corso degli anni.
E sono sempre in forma di disco i documenti più importanti di questa musica: il loro ascolto permette ai musicisti la possibilità di riprodurre la musica composta e suonata da altri colleghi in un modo che, al contrario di quella che è la tradizione classica, non sarà mai uguale alla fonte.

Fotografia:
Spartito autografo di John Coltrane (Mr. Syms, 1960)

Post pubblicato qui nel mese di maggio 2006

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