L'atteggiamento del jazzista non è quello di un problem-solver dotato di un formidabile meccanismo di computazione, una sorta di calcolatore interno che gli consente, per ogni coppia di opzioni possibili, di determinare la scelta ottimale. Il jazzista che improvvisa ha piuttosto un atteggiamento retrospettivo (cfr. Gioia 1988, 61). Egli non può dis-suonare nè cancellare quello che ha suonato (può tutt'al più rallentare il tempo). Non è come il vasaio che valuta il risultato della sua azione e se questo non lo soddisfa lo scarta e ricomincia.
E tuttavia il jazzista non procede ciecamente, come se non avesse indicatori a disposizione per sapere dove vuole o deve muoversi: può infatti guardare indietro a quello che ha suonato, e reagirvi, risituandolo, reinterpretandolo e dandogli una forma nelle frasi successive, come quando, parlando, ci si ascolta mentre si dice una parola o un segmento di frase, ci si altera o vi si aggiunge qualcos'altro o si ridirige il senso di quanto iniziato a dispiegarsi. Sotto questo profilo il jazzista suona su quello che ha appena suonato: lo connota, lo varia, lo sviluppa.
[Davide Sparti, Suoni Inauditi, Il Mulino-Intersezioni, 2005 pag.163]
Reagire
Risituare
Reinterpretare
Dare nuova forma
Ascoltarsi
Alterarsi
Ridirigere
Dispiegare
Connotare
Variare
Sviluppare
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