Noi come ascoltatori dobbiamo domandarci perchè e come un'opera musicale esiste, anzichè chiederci frettolosamente se sia giusta o sbagliata, bella o brutta. Affermazioni categoriche quali giusto o sbagliato, bello o brutto,tipiche del pensiero razionalistico dell'estetica tonale, non sono più idonee per capire come e perchè un compositore lavori oggi su forme udibili e sull'azione musicale; esattamente come, di fronte ad alcuni problemi fondamentali della vita, l'idea di buono o di cattivo non è più utile per comprendere la nostra realtà ma rappresenta solo un modello di convenzioni morali, convenzioni, dobbiamo ricordarlo, che a loro volta implicano l'idea di un ordine preesistente.
La musica ha sempre avuto la tendenza a formulare sè stessa come un linguaggio nonchè a mettersi in relazione con gli schemi del linguaggio parlato. Ma questo, oggi, pare degradare inevitabilmente la musica a un codice di sensazioni convenzionali.
L'ascoltatore, centro di un universo statico e immutabile, trova una conferma dell'armonia generale nella legittimità di un linguaggio comune, nella contemplazione dell'ordine linguistico. Ma non ascolta la forma. La "formazione della forma", come avrebbe detto il pittore Paul Klee, non viene mai presa in considerazione, mentre al contrario si percepiscono esclusivamente quegli artifici di tensione formale consonanza-dissonanza, tensione-distensione, attesa-appagamento che rendono ancora più acuto il desiderio di un falso equilibrio.
Queste frasi estrapolate da un saggio di Luciano Berio intitolato "Forma" e risalente al 1960 porta inevitabilmente adf alcune riflessioni:
Il lavoro del compositore, nel contesto storico, metà del '900,è ricco di tensioni creative in direzione di un superamento dell'ambito tonale e tesa verso istanze globalizzantì (ante litteram) della pratica musicale.
Luciano Berio rivendica la necessità rivoluzionaria di superare il dogma della tonalità.
La Musica per Berio deve proiettarsi oltre quelle convenzioni del linguaggio musicale classico basato sulla tonalità e sulle leggi dell'armonia consolidate dalla Storia.
Esistono gerarchie armoniche da superare che emergono nelle dualità che egli enuncia e che porta "l'ascoltatore centro di un universo statico e immobile" a percepire la musica come necessità di pervenire sempre a una consonanza, a una distensione, a un appagamento, un esito sempre rassicurante.
Siamo nel 1960. negli Stati Uniti la musica afroamericana era già lanciata nelle direzioni auspicate in questo saggio
Questo libro è immancabile. E' la raccolta completa di tutti i suoi scritti editi e inediti. Un escursus intellettualmente stimolante sui fermenti che hanno caratterizzato la musica del '900 nel momento della sua apoteosi filosofica. Cage aveva appena prodotto i sui 4'33'' di silenzio.
Contemporaneamente a questo andrebbe poi letto il Baricco di L'anima di Hengel e le mucche del Wisconsin.
Poi capirete perchè...
Contemporaneamente a questo andrebbe poi letto il Baricco di L'anima di Hengel e le mucche del Wisconsin.
Poi capirete perchè...
Scritto di getto con qualche errore da R. Marotta il 2 luglio 2014


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