domenica 5 febbraio 2012

Action Jazz a Novara Jazz Winter

The Thing è una citazione: racchiude tutto il post jazz dagli anni '60 in poi. E' come un libro di storia della musica afroamericana scritto da musicisti scandinavi e già questo rappresenta un'iperbole, un azzardo sottolineato da una quasi totale mancanza di riferimenti scandinavi o europei anche se in questo tour si servono di Augustì Fernàndez che molta della sua bravura la deve al tedesco Schlippenbach, e di Peter Evans anch'egli un bravissimo trombettista. Quest'ultimo è newyorkese e questo ha la sua importanza. La scena newyorkese è oggi quella che maggiormente si interroga sul fare musica, sulla collocazione storica della musica, sul rapporto con la tradizione che qui sulla foce dell'Hudson si chiama jazz. Il lavoro critico cominciò verso la fine degli anni '60 nel grembo della A.A.C.M.dalla cui esplosione è sorto il genio di Anthony Braxton e i suoi numerosi figli e figliastri. Peter Evans è un figliastro ma buono. La sua tromba sembra costruita in società da Miles Davis e Don Cherry ma Evans, pur  manipolando in maniera non certo originale il materiale sonoro sa lavorare su timbro e durata in un modo sicuramente accattivante, usando la sordina e l'emissione del fiato con interessante creatività.
I nostri tre scandinavi, The Thing, sono stati talvolta accostati, impropriamente, direi, a Peter Brotzmann. In realtà, la loro musica nasce dalla dialettica che si sviluppa tra l'abile sassofonista Gustafsson e la stupenda sezione ritmica tra le migliori, devo dire, per energia, puntualità ed eccletismo, che abbia ascoltato recentemente. Il loro "delizioso rumore" (definizione non mia ma che condivido), in effetti, sembra usare l'armonia classica del jazz funzionalmente a quello che sembra il vero scopo delle loro performance, l'istinto dissacratorio, il lavoro sul timbro, sulle irregolarità timbriche e ritmiche. Giocano con la storia, hanno riferimenti solidi che spacchettano con incoscienza per reimpacchettarli subito dopo con voluta mancanza di rispetto. Quella del trio scandinavo è una musica di disturbo, ribalta le prospettive laddove le lacerazioni timbriche non sono più un mezzo ma il fine stesso delle loro performances. 
The Thing racchiude in sè molte chiavi di lettura per decifrare la direzione della musica nell'attuale fase storica e sta nella nostra capacità di ascoltatori il compito di saperle cogliere. 
La musica che è stata eseguita ieri sera all'auditorium del Conservatorio Cantelli si è dipanata su una suite lunga, una più breve e un bis, anch'esso breve per un totale di circa un'ora e tre quarti di ottima musica. La componente melodica del gruppo è piuttosto semplice, basata su una dialettica che vedeva, da un lato, sviluppi semplici su sedicesimi e, spesso, due sole note; dall'altro, note tirate su durate atipiche, soprattutto per merito della tromba e della pocket trumpet di Evans (reminescenza Don Cherry?). Il gioco timbrico, seducente, era dato dal pianoforte preparato di Fernàndez, dal gracchiare, soffiare, sbuffare, spesso sordinato e aiutato dal respiro circolare di Peter Evans e dalla durezza squarciante dei sassofoni tenore e baritono, quest'ultimo veramente micidiale, enfatizzato dall'uso di ance di plastica di Matts Gustafsson (anche questa, reminescenza Colemaniana?). Della sezione ritmica ho già detto. Il batterista lo adoro.
 E' tutto.


The Thing feat. Augustì Fernàndez & Peter Evans, 4 febbraio 2012 Auditorium del Conservatorio Musicale "Guido Cantelli" di Novara

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