Ascolto stimolante quello di November, registrazione live di Steve Lacy e il suo sassofono soprano in completa solitudine.
Da sempre, musiche per fiati soli o al massimo in duo sono le situazioni che più di ogni altra riescono a garbarmi per quella tensione verso l'inaspettato che sanno creare in chi ascolta, dovuta, forse, alla possibilità che queste combinazioni hanno di svincolarsi da gabbie armoniche e ritmiche liberando armonia e ritmo e rendendoli plasmabili in base all'estro creativo del momento. Si creano circostanze nelle quali le traiettorie sonore prendono direzioni sempre sorprendenti e inaspettate, vive.
In particolar modo l'esperienza in solitudine, come è questa di Lacy, ha scontati limiti dal punto di vista ritmico che non si può che risolverli giocando con le pause, gli accenti o la dinamica, cosa normalmente difficile ma non certo per strumentisti dotati di spiccata bravura (e Steve Lacy appartiene a questa categoria, si sa...).
La purezza del suono, il netto contrasto che esso crea col contesto silente è una delle forze principali di questo album.
Talvolta il soprano irrompe nel silenzio con netto vigore, tramite stacchi secchi, in altri momenti, invece, sembra quasi chiedere permesso, con attacchi morbidi, senza il colpo di lingua.
In un tale contesto si riesce a evidenziare, all'ascolto, con assoluta chiarezza, l'architettura dei brani nella loro forma compiuta.
Il primo brano, The crust, è abbastanza esplicativo dell'approccio musicale lacyano in questa registrazione: il nucleo del brano è un accordo di Fa maggiore ascendente e discendente reiterato nell'introduzione variato per pause e accenti. Prosegue poi in un lavoro di lenta e progressiva destrutturazione fino al dissolvimento strutturale che prelude a una ripresa del tema iniziale sempre su un ostinato in Fa maggiore.
Gli altri brani conservano una struttura abbastanza simile, ricca di costruzioni/decostruzioni, nitore timbrico e sapienza ritmica. Inoltre, andando avanti nell'ascolto, emergono altre seduttive tecniche esecutive come, per esempio le microvariazioni tonali ottenute giocando con l'imboccatura, nel brano Moms l'uso di suoni onomatopeici nel brano The New Duck e suoni multipli prodotti con frequenza nel corso dell'intera registrazione.
Steve Lacy è un grande la cui grandezza è direttamente proporzionale alla riservatezza che l'ha contraddistinto in tutta la sua carriera.
Questa registrazione, effettuata all'Unerhort Festival di Zurigo, risale al 29 novembre 2003, sei mesi prima della morte della quale non è escluso avesse avuto già, in quei giorni, una premonizione.

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