La componente ritmica è quella che da sempre viene indicata come la più peculiare e significativa del linguaggio del jazz, talvolta addirittura utilizzata per identificarlo, tanto che il suo più conosciuto sinonimo, in voga per diversi decenni, fu "musica sincopata", cioè un termine che sottolineava proprio l'importanza centrale assunta dalla componente ritmica
[Maurizio Franco, Il jazz e il suo linguaggio, Ed. Unicopli, pag. 55]Secondo Braxton (leggere intervista su Musica Jazz di novembre) quella del ritmo è una questione ideologica e come tale andrebbe superata ( ci avevano già pensato Ornette Coleman e John Coltrane).
Dice Anthony Braxton:
La critica sul ritmo si fonda su argomentazioni sterili e partigiane. Ogni cultura possiede ritmo. Il ritmo non è una qualità politica, ma parte del movimento dell'universo. Sicuramente è vero che la mia musica non possiede nè osserva la logica ritmica di Charlie Parker. Infatti non considero affatto la logica ritmica di Charlie Parker, perchè la mia opera e la mia musica ne seguono un'altra: la mia: In realtà sono assai interessato al ritmo.Esistono tanti differenti approcci al ritmo. Sono molto contento di non essere un jazzista, perchè un jazzista deve suonare un ritmo jazz [...] Ripeto, secondo me questo dibattito è politico. Chi lo alimenta si ostina a dire: "No, sei nero e afroamericano e devi suonare in questo modo", oppure, "Sei un jazzista e devi suonare in questo modo". Così si pensa che io debba completamente cessare di suonare e comporre la mia musica e prendere invece esempio da Wynton Marsalis o da Michael Jackson, facendo un mucchio di soldi e soddisfacendo le aspettative del pubblico. "La musica di Braxton non ha ritmo, non ha swing!". Bene! Che continuino a dire cose del genere. Non mi fa nè caldo nè freddo.
[Musica Jazz, novembre 2010, pag.22]
Sono anni di confusione nei quali non si sa bene se il jazz sia vivo o morto o se la materia che si suona sia o non sia jazz...
Il nostro dice:"Sono molto contento di non essere un jazzista"
Per Braxton, quindi, il problema non sussiste, è già risolto. E dice ancora:
"Si pensa che io debba prendere esempio da Wynton Marsalis"
Contrapponendosi, così, al campione del jazz classico, del mainstream.
Se questa non è una presa di distanza dal jazz (da quello che fu il jazz?)! Il processo di dissolvimento della musica jazz è iniziato precocemente, già negli anni quaranta, dissoltosi sotto l'egemonia della musica occidentale e dei movimenti avanguardistici del '900.
Esiste, a mio avviso, un problema etico che riguarda chi fa musica.Il jazz è sempre stato musica estrema, di confine.Ha accarezzato il ciglio del burrone fino a caderci dentro. Proseguire sulla strada tracciata significa volare oltre il ciglio del burrone. Non vedo molto senso nel restare con i piedi ben piantati per terra.
Si parla molto di "Jazz italiano" ma i musicisti nostrani in volo sono ben pochi. La maggioranza sta con i piedi ben piantati per terra.
R. Marotta

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