domenica 19 settembre 2010

Loops

Luca Aquino fa interagire la tromba con l'elettronica ed, evidenziando questo aspetto della sua musica, ho accennato al sentimento ambivalente che si impossessa di me di fronte a questo forma musicale.
E' di difficile definizione la componente elettronica/informatica nelle odierne produzioni musicali.


Il fenomeno musicale è virtuale. La musica non esiste fuori di noi. Esiste dentro di noi ed ha sede nel cervello. Una sorta di allucinazione endogena conseguente a uno stimolo elettrico proveniente dal nervo acustico. Nella filiera musicale parte tutto da un gesto, quello del suonatore, un gesto che crea una vibrazione che l'aria trasmette all'orecchio che eccita elettricamente il nervo acustico.
Nella filiera musicale, fino a questo punto c'è solo il silenzio. Quando lo stimolo elettrico giunge al cervello nasce la musica.
Strumenti come il sintetizzatore o il moog hanno saputo creare l'inaudito e questo è di per sè miracoloso ma sono partiti sempre da un gesto, dato che la loro interfaccia era una tastiera. Il computer complica il nostro rapporto con la musica elettronica perchè non ha più bisogno di tastiere o interfacce familiari al musicista. Si affida a un software e questo procedimento spezza la filiera di produzione del suono, impedisce il suo pieno controllo. Solo il musicista supportato dalla necessaria curiosità per le cose, avrà il coraggio di addentrarsi in questo ignoto, sempre in bilico tra certezza e incertezza e col rischio reale della banalità o dell'effettismo gratuito e fine a se stesso.


Ho ancora vivo il ricordo di una performance del duo Anthony Braxton/Richard Teitelbaum, al teatro Petruzzelli. Era la fine degli anni '70.
Era il periodo di massimo splendore della Creative Music e Braxton ne era uno dei maggiori esponenti. Di Teitelbaum, invece, ignoravo tutto tranne il fatto che lavorasse con i sintetizzatori.
Ricordo la piacevole sorpresa dell'ascolto di quella musica sospesa tra fiati ed elettronica ma non ho mai cercato, in seguito, di approfondire l'evoluzione di quella musica, sebbene so che la collaborazione tra Braxton e Teitelbaum si è protratta a lungo negli anni.

Le riflessioni fatte dopo i recenti ascolti di musicisti come Aquino, Casarano, Fresu e Nguyen Le che di loops e campionamenti ne fanno un uso insistente e consapevole, mi hanno fatto tornare in mente quella vecchia performance inducendomi all'acquisto di

Duet: Live at Merkin Hall NYC

un disco del 1994, uno dei tanti, frutto della proficua collaborazione tra i due.
Questo disco contiene tre tracce, Set 1, Set 2, Encore; le prime due superano la durata di 30 minuti mentre la terza si limita a circa 5. Braxton suona tutte le ance possibili, come al suo solito mentre Teitelbaum,oltre a un sintetizzatore a tastiera, esibisce un McIntosh Power 160, un portatile per l'epoca molto potente e costoso e che adesso, ovviamente, farebbe ridere. In ogni caso Teitelbaum si muove già, ormai, a cavallo tra il gesto e il non gesto.


 
La musica è coerente nel timbro prodotto dall'ottima fusione degli strumenti e si dipana su strutture in equilibrio tra scrittura e improvvisazione, un equilibrio sempre perfetto!
Siamo decisamente sulla corda dell'equilibrista, lontani ancora dai loops elettronici che tanto abbondano nelle produzioni recenti.



immagini:
1-Anthony Braxton; 2, 3-Richard Teitelbaum; 4-copertina di Duets: Live at Merkin Hall, NYC

riferimenti:


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