Tra il '68 e il '69 anche Jimi Hendrix era alla ricerca di una svolta. Da tempo sognava di suonare assieme a una sezione di fiati, o su uno sfondo orchestrale. Probabilmente non gli interessava più di tanto che la formazione dei suoi sogni fosse jazzistica: voleva far viaggiare la chitarra elettrica su una trama sonora più ricca e più importante; vagheggiava la dimensione del "concerto" per chitarra e orchestra. Ambiva, più o meno, a quello che Miles Davis aveva realizzato come tromba solista in dischi come MILES AHEAD, PORGY AND BESS e SKETCHES OF SPAIN.
Dal jazz Hendrix era attratto ma anche intimidito. Sapeva che la sua scarsa competenza in fatto di accordi e funzioni armoniche non gli consentiva di misurarsi con le scritture tipiche di quella musica.[...] Verso il termine della sua vita, come testimonia Carlos Santana, sognava un jazz africaneggiante per big band, avendo in mente come riferimento sia Gil Evans che Sun Ra.
Questo breve brano tratto dal libro Miles Davis, lo sciamano elettrico, scritto da Gianfranco Salvatore per Stampa Alternativa, accenna alle pulsioni jazzistiche di Jimi Hendrix, bilanciate da un serio interesse nei suoi confronti da parte di Miles Davis. La morte prematura di Hendrix impedì la concretizzazione del reciproco interesse che, tuttavia, resta significativo di quanto chiare e innovative fossero le idee di Davis rispetto al ruolo della chitarra nella sua musica o nel jazz tout court. Idee non del tutto soddisfatte dai vari chitarristi succedutisi nelle formazioni davisiane nel corso degli anni, Mc Laughlin compreso.
La cosa di cui sono convinto è l'incredibile possibilità intrinseca di uno strumento come la chitarra elettrica, riferendomi in particolare alla Fender Stratocaster, e alle possibili declinazioni del suono collegato all'elettronica. Aprirebbe vie creative impensabili, al giorno d'oggi, a strumenti ormai "spremuti" come gli ottoni costringendo quest'ultimi a ridefinire il loro ruolo sia in senso che tecnico.
Purtroppo, al di là dei pregevoli tentativi di musicisti come Bill Frisell o John Scofield, la chitarra non riesce a superare il ruolo ritmico e armonico al quale è stata relegata dalla storia e che l'ha costretta a misurarsi col pianoforte rinunciando alla potenzialità melodica e alla sua attitudine elettronica.
Immagine:
copertina del libro Il chitarrista di jazz, di Roberto G. Colombo, per Erga Edizioni
copertina del libro Il chitarrista di jazz, di Roberto G. Colombo, per Erga Edizioni

1 commento:
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