Ricorre il cinquantesimo dell'uscita, nel 1959 di Kind of Blue, pietra miliare di quel jazz noto poi come "jazz modale".
A proposito del brano introduttivo, So What, ascoltavo qualche giorno fa, nella trasmissione radiofonica Fahrenheit, alcune considerazioni che mi hanno colpito a proposito dell'introduzione, famosissima presso i jazzofili, che secondo il conduttore trasporta l'ascoltatore in una sorta di tempo sospeso, come in languida attesa, senza inizio nè fine.
Sorpreso dalla veridicità di tali sensazioni ho cercato di ragionare sull'alchimia davisiana responsabile di ciò.
In questa riflessione mi sono stati d'aiuto vecchie letture come il libro di Daniel Levitin, Fatti di Musica. La scienza di un'ossessione umana edito per Codice Edizioni e una recente intervista di Paolo Giordano (quello dei numeri primi) a Rita Levi Montalcini pubblicata sulla rivista Wired Italia.
Entrambi fanno riferimento a quella parte del cervello umano, la più antica, immutata da milioni di anni, il cosiddetto cervello rettile che gestisce attività primarie e istintive come il battito cardiaco o il respiro ma che è anche la sede della nostra dote emotiva. Sarebbe questo il luogo ove va a depositarsi la musica e ove nascono le emozioni musicali.
Il fascino di So What è legato proprio alla sua capacità di sorprendere le aspettative emozionali del nostro cervello, effetto che Miles Davis raggiunge con una piccola variante di architettura.
Osserviamo, infatti, le prime due battute: su un tempo base di quattro quarti la prima battuta segna otto colpi di contrabbasso (Paul Chambers) mentre nella seconda battuta entra la tromba di Miles Davis a suonare due note, una lunga da due quarti (minima) e la seconda da un quarto (semiminima).
L'ascoltatore, o meglio, il suo cervello rettile, si aspetterebbe a questo punto una pausa da un quarto a chiudere la battuta (2/4 + 1/4 + 1/4 = 4/4)
A proposito del brano introduttivo, So What, ascoltavo qualche giorno fa, nella trasmissione radiofonica Fahrenheit, alcune considerazioni che mi hanno colpito a proposito dell'introduzione, famosissima presso i jazzofili, che secondo il conduttore trasporta l'ascoltatore in una sorta di tempo sospeso, come in languida attesa, senza inizio nè fine.
Sorpreso dalla veridicità di tali sensazioni ho cercato di ragionare sull'alchimia davisiana responsabile di ciò.
In questa riflessione mi sono stati d'aiuto vecchie letture come il libro di Daniel Levitin, Fatti di Musica. La scienza di un'ossessione umana edito per Codice Edizioni e una recente intervista di Paolo Giordano (quello dei numeri primi) a Rita Levi Montalcini pubblicata sulla rivista Wired Italia.
Entrambi fanno riferimento a quella parte del cervello umano, la più antica, immutata da milioni di anni, il cosiddetto cervello rettile che gestisce attività primarie e istintive come il battito cardiaco o il respiro ma che è anche la sede della nostra dote emotiva. Sarebbe questo il luogo ove va a depositarsi la musica e ove nascono le emozioni musicali.
Il fascino di So What è legato proprio alla sua capacità di sorprendere le aspettative emozionali del nostro cervello, effetto che Miles Davis raggiunge con una piccola variante di architettura.
Osserviamo, infatti, le prime due battute: su un tempo base di quattro quarti la prima battuta segna otto colpi di contrabbasso (Paul Chambers) mentre nella seconda battuta entra la tromba di Miles Davis a suonare due note, una lunga da due quarti (minima) e la seconda da un quarto (semiminima).
L'ascoltatore, o meglio, il suo cervello rettile, si aspetterebbe a questo punto una pausa da un quarto a chiudere la battuta (2/4 + 1/4 + 1/4 = 4/4)

In realtà, Miles Davis esegue un semplice artificio, anticipa la pausa all'inizio della seconda battuta, sospende l'entrata della tromba spiazzando la nostra aspettativa inconscia.

Miles Davis gioca con la nostra parte più antica, si beffa dei millenni di evoluzione e lo fa tutte le volte che ci accingiamo all'ascolto di quello che è considerato il primo esempio di jazz modale. E' un tradimento, l'introduzione della tromba a seguire le quattro battute del contrabbasso, un tradimento lungo dodici battute, prima che la stessa tromba chiami la batteria a complicare il tempo e introdurre l'improvvisazione.
Ma è anche il segno della potenza della musica sulle nostre emozioni, della sua capacità di farle esplodere con impercettibili variazioni formali.
Ma è anche il segno della potenza della musica sulle nostre emozioni, della sua capacità di farle esplodere con impercettibili variazioni formali.
Ascolto:
Miles Davis, Kind of Blue, Columbia 1959
Tracce:
- So What - 9:22
- Freddie Freeloader - 9:46
- Blue in Green - 5:37
- All Blues - 11:33
- Flamenco Sketches - 9:26
- Miles Davis - tromba
- Julian "Cannonball" Adderley - sax contralto, ad eccezione di Blue in Green
- John Coltrane - sax tenore
- Wynton Kelly - pianoforte, soltanto in Freddie Freeloader
- Bill Evans - pianoforte
- Paul Chambers - contrabbasso
- Jimmy Cobb - batteria
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