Nell'espressione artistica non esiste alcun rapporto di simbolo tra un contenuto e una forma distinti l'uno dall'altra: non si esprime qualche cosa, sia pure un valore spirituale, per mezzo della musica, ma la musica è questo valore spirituale nella sua unica veste ed espressione possibile. La musica non esprime che se stessa, anche se il termine "espressione" ha appunto questo di pericoloso, che facilmente induce a pensare di una duplicità della cosa da esprimere e del "mezzo" per esprimerla.
[Massimo Mila, musicologo]
Mi sto portando in giro, come uno zaino, questa frase di Massimo Mila che gira, gira e continua a lasciare scie di perplessità.
Perché questa presunta assenza di dimensione semantica nella musica nega il legame tra la sua genesi e il contesto socio culturale nel quale essa ha luogo.
Soprattutto nella musica afroamericana.
Aderì a questo pensiero di Mila uno dei più famosi critici italiani, Arrigo Polillo, morto ventiquattro anni fa e autore del famoso Jazz (Oscar Mondadori). Polillo subì, per questa sua convinzione, l’accusa di conservatore e fu decisamente osteggiato dal pubblico della musica afroamericana negli anni settanta. Pubblico che, detto per inciso, peccava di tendenze integraliste nel versante opposto (erano tempi difficili, si sa…)
Su come il jazz neghi questa presunta asemanticità dell’opera musicale si potrebbero scrivere volumi su volumi. Tutti i grandi afroamericani sono testimoni del profondo legame che la loro musica ha avuto con la loro vita.
Di Arrigo Polillo, che francamente non mi stimola più di tanto, mi è capitato di leggere uno scritto postumo, messo in circolazione dal figlio Roberto, fotografo ed editore: Stasera Jazz, Polillo Editore.
Le vicende descritte sono inevitabilmente datate e l’unico aspetto interessante è la descrizione degli arbori della penetrazione della musica cosiddetta “jazz” in Italia, densa di aspetti di pionieristico entusiasmo. Per il resto, il libro è una sequenza di blandi e stereotipati ritratti di musicisti, riferimenti a purgati colloqui o interviste e evitabilissimi giudizi critici su molti di essi. Proprio l’aspetto critico è paradossale al punto da sembrare esilarante.
La lettura è leggera e scorrevole e serve a mettere a fuoco aspetti del lavoro critico sviluppatosi in Italia fino ai primi anni settanta, lavoro che ha avuto come fulcro centrale la rivista Musica Jazz, della quale Polillo è stato a lungo direttore.
Se poi si considera che il nostro ha avuto modo di conoscere personaggi come Sidney Bechet o Coleman Hawkins si capisce come possa comunque vale la pena di leggere.
E riflettiamo sulle parole di Massimo Mila.
Letture
Arrigo Polillo, Stasera Jazz. La mia avventura tra i grandi del Jazz, Polillo Editore
Immagini
1, 2-tratte dal libro. Autore: Roberto Polillo. La prima rappresenta la redazione di MJ. Polillo è il terzo da sinistra.
3-Copertina libro
Fonti
http://www.jazzitalia.net/articoli/jazzpolitica_semanticita.asp
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