venerdì 21 dicembre 2007

Liberation Music Orchestra


Il disco omonimo della Liberation Music Orchestra uscì nel 1969 ma il mio primo ascolto risale pressappoco a una decina di anni dopo.
Fu un ascolto entusiasta quanto inconsapevole. Ero teso verso un impegno politico intenso e incessante e questo favorì l’entusiasmo dell’incontro con un’opera di chiari intenti e contenuti politici, orientata verso il terzomondismo e le lotte di liberazione dei popoli oppressi, con i suoi riferimenti alla guerra civile spagnola, al Vietnam e all’America Latina.
Insomma, il rischio fu, allora, e si verificò, sostanzialmente, quello di far passare in secondo piano la valenza musicale, il nucleo portante dell’Orchestra.
La quale, ben inteso, fu una performance di buona fattura, garantita dalla qualità dei musicisti in campo, leggermente sopravvalutata dalla critica.

A risentirla a trent’anni di distanza induce un forte effetto di deja vu e di ritorno al passato ma emerge anche un’aspetto interessante: correva l’anno 1969, come direbbe Minoli, e la maggior parte dei musicisti impegnati nel progetto erano di estrazione free, a cominciare proprio da Haden che doveva la sua fortuna iniziale al sodalizio cruciale con l’Ornette Coleman di The Shape Of Jazz To Come e del mitico Free Jazz. Ma erano anche musicisti che già flirtavano con l’Europa o si apprestavano a conoscerla, forse innamorati del mito della sponda opposta dell’oceano. E questo si sente, eccome!
Ricco di riferimenti europei, a cominciare da Bertold Brecht, rimanda inevitabilmente a certi costrutti della Globe Unity Orchestra dando la sensazione di essere, entrambe, le colonne portanti tra le quali si tendeva il filo diretto tra Europa e USA. I flussi improvvisativi, poi, erano alquanto privi della rabbia che caratterizzava l’epopea della New Thing tingendosi talvolta di vena ironica o riflessiva e calma, avvicinandosi ulteriormente agli stilemi tedeschi, allo stesso modo di come, specularmente, i musicisti europei hanno più volte amesso i loro riferimenti alla libera improvvisazione del Free Jazz.

Confesso che non sono del tutto convinto che l’adesione terzomondista fosse assolutamente genuina. Erano tempi di impeto rivoluzionario e non è da escludere che un piccolo pensiero al box office fosse stato fatto dato che l’argomento era di innegabile attrazione. Così come era attrattivo il cast della LMO che comprendeva calibri di prima scelta come Gato Barbieri, Roswell Rudd, Don Cherry, Carla Bley, Paul Motian, Andrew Cyrille, oltre al leader, Charlie Haden.
Dal disco è stata fatta copia su CD nel 1996, sempre edito dalla gloriosa Impulse, con allegato libretto contenente nutrite note di copertina che riportano ad accenni filologici, strutture dei brani e note sugli autori e sui musicisti partecipanti alla session.

Bibliografia
Mario Luzzi, Uomini e avanguardie del Jazz, GammaLibri 1980
Ashley Khan, The house that Trane built, Il Saggiatore 2007

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