Thelonious Sphere Monk, da San Juan Hill, New York.Fu estraneo a tutto, visse orgogliosamente il suo paziente isolamento. Non fu interessato all’evoluzione della sua musica, non più di tanto. Non fu nemmeno interessato all’evoluzione della società intorno a lui. Le lotte dei suoi fratelli neri sembravano interessarlo marginalmente. Ha sempre pensato a suonare a modo suo, quel modo estraneo che ha fatto faticare come dannati colleghi musicisti, critici e pubblico senza che questo potesse, anche lontanamente, toccarlo più di tanto. “Loro sono lì e io sono qui”, diceva.
Nelle sue biografie si sostiene che l’approccio giovanile all’organo abbia formato la tecnica particolare che lo contraddistingueva nell’uso dei pedali d’espressione, consistente nel disegno di improbabili volute con i piedi che ballano fra i tre pedali. D’altronde, la fisicità estrema del suo approccio allo strumento è fra le cose più interessanti che lo contraddistinguono. Spesso additata a evidenza della sua follia.Già, perché la follia presunta, nonostante la mancanza di diagnosi mediche in tal senso, fu un tema conduttore della sua vita.Il suo carattere, in effetti, se si esclude la prima fase della sua vita, abbastanza propensa alla socializzazione, si contraddistinse per una certa tendenza all’isolamento. Il suo fu un isolarsi non patologico, piuttosto sornione e snob.
In realtà, Monk fu sempre al centro della vita, soprattutto quella musicale, ma con grande lucidità perseguì i suoi intenti e si incamminò sulla sua linea senza mai deragliare.Monk fu incredibile pianista e bravissimo compositore, attività, quest’ultima, non disgiungibile dalla precedente. In realtà non fu particolarmente prolifico in termini numerici, ma quel che ha lasciato è sicuramente pietra miliare del jazz.
Si possono ricordare, in questa sede, composizioni come Crepuscule with Nellie, Criss Cross, Misterioso, Evidence, Round midnight, Epistrophy, che danno l’idea del valore di compositore del nostro. La sua musica era caratterizzata da un uso innovativo di sovrapposizioni armoniche al limite della politonalità; non sempre compreso dal pubblico e dai colleghi ha, tuttavia, continuato imperterrito per questa strada aspettando paziente la raccolta dei frutti. Questa tensione innovativa ha sempre mantenuto saldo il legame con la tradizione afro americana e col blues.Il suo pianismo fu assolutamente innovativo. La sua caratteristica più evidente fu l’uso delle mani appoggiate sulla tastiera con le dita distese piuttosto che curve secondo i canoni usuali, in maniera percussiva, con uno stile primitivo e tribale che contrastava con la complessità lucida della sua musica.
Questa particolare tecnica potrebbe essere la causa del suo stile compositivo di cui sopra, dato che quel modo di suonare impedisce un corretto controllo della tastiera, risultando limitativo in termini di estensione utile. Arrigo Polillo sostiene che la rielaborazione degli errori generati da questo particolare modo di suonare, ha prodotto quella sua particolare tecnica compositiva, quando poi gli errori, da involontari, sono diventati volontari mattoni di una forma musicale lucida ed estremamente precisa.[1]
Nota il Boccadoro[2] la sua capacità di destrutturate e rielaborare in tempo reale la musica che lui esegue, anche quando si tratta di standard ben conosciuti, il suo lavoro all’apparenza distruttivo riesce sempre a ricondurre l’orecchio dell’ascoltatore alla composizione di partenza, Ogni sua esecuzione era, insomma, un vero e proprio laboratorio in divenire ove nulla era scontato.Della sua fondamentale collaborazione con John Coltrane è stato già accennato, in questo blog, tempo fa.
Resta da ricordare un ottimo lavoro teatrale che a T. Monk è stato dedicato da Stefano Benni con la collaborazione del pianista Umberto Petrin: Misterioso, viaggio nel silenzio di Thelonious Monk.
Nelle sue biografie si sostiene che l’approccio giovanile all’organo abbia formato la tecnica particolare che lo contraddistingueva nell’uso dei pedali d’espressione, consistente nel disegno di improbabili volute con i piedi che ballano fra i tre pedali. D’altronde, la fisicità estrema del suo approccio allo strumento è fra le cose più interessanti che lo contraddistinguono. Spesso additata a evidenza della sua follia.Già, perché la follia presunta, nonostante la mancanza di diagnosi mediche in tal senso, fu un tema conduttore della sua vita.Il suo carattere, in effetti, se si esclude la prima fase della sua vita, abbastanza propensa alla socializzazione, si contraddistinse per una certa tendenza all’isolamento. Il suo fu un isolarsi non patologico, piuttosto sornione e snob.
In realtà, Monk fu sempre al centro della vita, soprattutto quella musicale, ma con grande lucidità perseguì i suoi intenti e si incamminò sulla sua linea senza mai deragliare.Monk fu incredibile pianista e bravissimo compositore, attività, quest’ultima, non disgiungibile dalla precedente. In realtà non fu particolarmente prolifico in termini numerici, ma quel che ha lasciato è sicuramente pietra miliare del jazz.
Si possono ricordare, in questa sede, composizioni come Crepuscule with Nellie, Criss Cross, Misterioso, Evidence, Round midnight, Epistrophy, che danno l’idea del valore di compositore del nostro. La sua musica era caratterizzata da un uso innovativo di sovrapposizioni armoniche al limite della politonalità; non sempre compreso dal pubblico e dai colleghi ha, tuttavia, continuato imperterrito per questa strada aspettando paziente la raccolta dei frutti. Questa tensione innovativa ha sempre mantenuto saldo il legame con la tradizione afro americana e col blues.Il suo pianismo fu assolutamente innovativo. La sua caratteristica più evidente fu l’uso delle mani appoggiate sulla tastiera con le dita distese piuttosto che curve secondo i canoni usuali, in maniera percussiva, con uno stile primitivo e tribale che contrastava con la complessità lucida della sua musica.
Questa particolare tecnica potrebbe essere la causa del suo stile compositivo di cui sopra, dato che quel modo di suonare impedisce un corretto controllo della tastiera, risultando limitativo in termini di estensione utile. Arrigo Polillo sostiene che la rielaborazione degli errori generati da questo particolare modo di suonare, ha prodotto quella sua particolare tecnica compositiva, quando poi gli errori, da involontari, sono diventati volontari mattoni di una forma musicale lucida ed estremamente precisa.[1]
Nota il Boccadoro[2] la sua capacità di destrutturate e rielaborare in tempo reale la musica che lui esegue, anche quando si tratta di standard ben conosciuti, il suo lavoro all’apparenza distruttivo riesce sempre a ricondurre l’orecchio dell’ascoltatore alla composizione di partenza, Ogni sua esecuzione era, insomma, un vero e proprio laboratorio in divenire ove nulla era scontato.Della sua fondamentale collaborazione con John Coltrane è stato già accennato, in questo blog, tempo fa.
Resta da ricordare un ottimo lavoro teatrale che a T. Monk è stato dedicato da Stefano Benni con la collaborazione del pianista Umberto Petrin: Misterioso, viaggio nel silenzio di Thelonious Monk.
NOTE
[1] Arrigo Polillo, Jazz, Oscar Mondatori 2006, pag. 631
[2] Carlo Boccadoro, Jazz! Come comporre una discoteca di base, Einaudi 2006, pag. 33
[1] Arrigo Polillo, Jazz, Oscar Mondatori 2006, pag. 631
[2] Carlo Boccadoro, Jazz! Come comporre una discoteca di base, Einaudi 2006, pag. 33
Bibliografia:
Arrigo Polillo, Jazz, Oscar Mondadori, 2006
Carlo Boccadoro, Jazz! Come comporre una discoteca di base, Einaudi, 2006
Stefano Benni, Misterioso, Feltrinelli, 2006 (con DVD)
Arrigo Polillo, Jazz, Oscar Mondadori, 2006
Carlo Boccadoro, Jazz! Come comporre una discoteca di base, Einaudi, 2006
Stefano Benni, Misterioso, Feltrinelli, 2006 (con DVD)
Discografia:
Genius of Modern Music vol. 1-Blue Note 1947
Genius of Modern Music vol 2-Blue Note 1951
Thelonious Monk Trio-Prestige 1952
Thelonious Monk-Prestige 1953
Thelonious Monk & Sonny Rollins-Prestige 1953
Work-Prestige 1953
Brilliant Corners-Riverside 1956
Thelonious Monk with John Coltrane-Milestone 1957
Monk' music-Riverside 1957
Thelonious in action-Riverside 1958
Alone in San Francisco-Riverside 1959
Monk's dream-Columbia 1962
Criss Cross-Columbia 1962
Solo Monk-Columbia 1964
Live at the Jazz Workshop-Columbia 1964
Straight no chaser-Columbia 1966
Underground-Columbia 1967
Thelonious Monk Quartet with John Coltrane at Carnegie Hall (reg 29.11.57)-Blue Note 2005
Genius of Modern Music vol. 1-Blue Note 1947
Genius of Modern Music vol 2-Blue Note 1951
Thelonious Monk Trio-Prestige 1952
Thelonious Monk-Prestige 1953
Thelonious Monk & Sonny Rollins-Prestige 1953
Work-Prestige 1953
Brilliant Corners-Riverside 1956
Thelonious Monk with John Coltrane-Milestone 1957
Monk' music-Riverside 1957
Thelonious in action-Riverside 1958
Alone in San Francisco-Riverside 1959
Monk's dream-Columbia 1962
Criss Cross-Columbia 1962
Solo Monk-Columbia 1964
Live at the Jazz Workshop-Columbia 1964
Straight no chaser-Columbia 1966
Underground-Columbia 1967
Thelonious Monk Quartet with John Coltrane at Carnegie Hall (reg 29.11.57)-Blue Note 2005
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