Il licenziamento subito da Miles Davis non fu sentito da Coltrane in maniera drammatica. Tutt’altro, il musicista di Hamlet approfittò di questa pausa per concedersi un periodo di transizione riflessiva fatto di studio, partecipazioni a brevi esperienze di palco con alcuni amici di Philadelphia come McCoy Tyner o il compositore Cal Massey.
La precedente esperienza con Davis era stata positiva dal punto di vista musicale ma distruttiva da quello delle tossicodipendenze. Racconta Davis:
La precedente esperienza con Davis era stata positiva dal punto di vista musicale ma distruttiva da quello delle tossicodipendenze. Racconta Davis:
Suonava con addosso vestiti nei quali sembrava avesse dormito per giorni e giorni, tutti spiegazzati e sporchi. Poi, sul palco, quando non ciondolava mezzo addormentato, si scaccolava il naso, e qualche volta si mangiava pure le caccole [1]
Fu proprio in questo periodo, siamo nel 1957, che decise di dare un taglio secco alle sue dipendenze. Sicuramente maturò la giusta consapevolezza e capì che l’abbandono da quelle dipendenze era condizione necessaria per poter proseguire con decisione verso la strada musicale che intendeva intraprendere. Fu molto motivato, fino a sentire una specie di predestinazione al ruolo di messia musicale, sorgente di felicità attraverso la musica. Questa fase spirituale fu quasi sicuramente la vitamina che nutrì la determinazione al cambiamento della sua vita.
Iniziò allora la decisiva collaborazione con Thelonious Monk, dapprima saltuariamente professionale, in seguito intima e fraterna.
Monk era un genio del pianoforte e sulla sua musica complessa ebbe inizio l’ultima fase dell’apprendistato coltraniano.
Iniziò allora la decisiva collaborazione con Thelonious Monk, dapprima saltuariamente professionale, in seguito intima e fraterna.
Monk era un genio del pianoforte e sulla sua musica complessa ebbe inizio l’ultima fase dell’apprendistato coltraniano.
John Coltrane prese a frequentare la casa di Monk con assiduità amicale e professionale, come lui racconta al giornalista Blume:
Beh, andavo a casa sua, nel suo appartamento, e lo tiravo giù dal letto, per dire, oppure…(ride). E allora lui si svegliava, andava al piano e si metteva a suonare. Suonava qualsiasi cosa, magari uno dei suoi pezzi. Si metteva a suonare e poi a un certo punto mi guardava, o qualcosa del genere, e quando mi guardava io prendevo il sax e cominciavo a cercare di capire che cosa stava suonando. E lui continuava a suonare all’infinito finchè non capivo una certa parte, e quando ripeteva il pezzo, la volta dopo, io ne capivo un’altra parte. Poi si fermava a mostrarmi certe parti più difficili, e se proprio non ci riuscivo, beh, tirava fuori il portaolio e mi faceva vedere la partitura. Lui tiene le partiture, ce le ha tutte scritte, e io leggevo e imparavo. Preferiva che la imparassi senza leggere, sai, perché in quel modo la senti meglio. La senti più in fretta se la impari a memoria, a orecchio, hai presente? E insomma, quando avevo imparato quasi tutto il pezzo, mi lasciava a provarlo da solo. Mi mollava lì e se ne andava, magari a fare la spesa, oppure si rimetteva a letto. Io me ne stavo lì a ripassare il pezzo. Quando lo suonavo benino lo chiamavo e lo suonavamo insieme. E certe volte facevamo un solo pezzo al giorno.[2]
Successivamente, con Monk, suonò a lungo al Five Spot, al 5 di Cooper Square, nel Greenwich Villane, in un trio del quale faceva parte il batterista dello stesso Monk, Frankie Dunlop e allargatosi, in seguito col sopraggiungere dell’ottimo Wilbur Ware al contrabbasso.
Questa esperienza fu, nel complesso, di fondamentale importanza per Coltrane in quanto Monk, sia dal punto di vista umano che professionale si dimostrò prodigo di insegnamenti. Pronto all’ascolto e al consiglio, sul piano musicale lo costrinse a una continua attenzione, lo portò a un notevole miglioramento sugli assoli, costringendolo, sul palco, ad assoli lunghissimi e consigliandogli, nello studio, di ripeterli più volte alla ricerca di soluzioni migliorative.
Insomma, Coltrane ha riconosciuto a Thelonious Monk il merito di avergli fornito il contesto giusto per sviluppare quella che sarà la sua concezione musicale futura.
Questa esperienza fu, nel complesso, di fondamentale importanza per Coltrane in quanto Monk, sia dal punto di vista umano che professionale si dimostrò prodigo di insegnamenti. Pronto all’ascolto e al consiglio, sul piano musicale lo costrinse a una continua attenzione, lo portò a un notevole miglioramento sugli assoli, costringendolo, sul palco, ad assoli lunghissimi e consigliandogli, nello studio, di ripeterli più volte alla ricerca di soluzioni migliorative.
Insomma, Coltrane ha riconosciuto a Thelonious Monk il merito di avergli fornito il contesto giusto per sviluppare quella che sarà la sua concezione musicale futura.
Scrive Lewis Porter:
Le composizioni di Monk mettevano alla prova le conoscenze di Coltrane in fatto di progressioni armoniche, il suo accompagnamento asciutto e percussivo gli dava una nuova libertà, e le sue improvvisazioni strutturate su motivi rappresentavano modelli dai quali Coltrane poteva imparare.[3]
Concludo questo lungo excursus commemorativo di John Coltrane parlando di un CD che documenta impeccabilmente la collaborazione Monk-Coltrane del 1957. Si intitola semplicemente Thelonious Monk with John Coltrane, della Jazzland. E’ originale USA e la ristampa e del 1998. La qualità del suono è ottima e pulita. Contiene 6 brani:
-Ruby, my dear
-Trinkle, tinkle
-Off minor
-Nutty
-Epistrophy
-Functional (piano solo)
In tutti e sei Monk suona il piano. Coltrane il sassofono tenore e Wilbur Ware il contrabbasso nei primi 5. Inoltre, nei brani 1, 2 e 4 compare Shadow Wilson alla batteria e nei brani 3 e 5 Ray Copeland alla tromba, Gigi Gryce al sassofono contralto, Coleman Hawkins al sassofono tenore, Art Blackey alla batteria.
NOTE[1] Miles Davis, Autobiography, pag 248[2] Lewis Porter, Blue Trane, la vita e la musica di John Coltrane, Minimum fax, pag. 175
[3] cit. pag.179
Bibliografia:
LeRoi Jones, Il popolo del Blues, Einaudi, 1980
Lewis Porter, Blue Trane, la vita e la musica di John Coltrane, Minimum Fax, 2006
Discografia:
Thelonious Monk with John Coltrane, Jazzland, rist. 1998
Thelonious Monk & John Coltrane at Carnegie Hall, Blue Note, rist. 2005
Fotografie:
Thelonious Monk, tratte dal sito del Thelonious Monk Institute
LeRoi Jones, Il popolo del Blues, Einaudi, 1980
Lewis Porter, Blue Trane, la vita e la musica di John Coltrane, Minimum Fax, 2006
Discografia:
Thelonious Monk with John Coltrane, Jazzland, rist. 1998
Thelonious Monk & John Coltrane at Carnegie Hall, Blue Note, rist. 2005
Fotografie:
Thelonious Monk, tratte dal sito del Thelonious Monk Institute
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