Una figura centrale all’interno del dibattito sul ruolo della musica jazz nell’ambito musicale contemporaneo è sicuramente Anthony Braxton il polistrumentista di Chicago.
Il musicista chicagoano sta ritto al centro dello snodo di tutti i percorsi musicali che hanno caratterizzato gli ultimi 40 anni.
Si potrebbe azzardare una continuità fortemente simbolica rispetto al percorso coltraniano, sia dal punto di vista cronologico, in quanto la sua attività ha inizio verso la fine degli anni ’60, immediatamente dopo la morte di Coltrane, sia dal punto di vista dell’approccio al materiale musicale.
Si potrebbe, ancora, paragonare la tensione verso una continua ricerca in direzioni oltrepassanti gli steccati meramente jazzistici e occidentali di John Coltrane a ciò che Braxton esplica attraverso queste parole:
Il musicista chicagoano sta ritto al centro dello snodo di tutti i percorsi musicali che hanno caratterizzato gli ultimi 40 anni.
Si potrebbe azzardare una continuità fortemente simbolica rispetto al percorso coltraniano, sia dal punto di vista cronologico, in quanto la sua attività ha inizio verso la fine degli anni ’60, immediatamente dopo la morte di Coltrane, sia dal punto di vista dell’approccio al materiale musicale.
Si potrebbe, ancora, paragonare la tensione verso una continua ricerca in direzioni oltrepassanti gli steccati meramente jazzistici e occidentali di John Coltrane a ciò che Braxton esplica attraverso queste parole:
“Posso suonare con Chick Corea, Derek Baley e Richard Teitelbaum, posso apprezzare Karlheinz Stockhausen, Chicago, Charlie Parker, Paul Desmond e James Brown, posso interpretare be-bop come le forme aleatorie, ma in realtà resto sempre Anthony Braxton, un musicista dischiuso verso i linguaggi contemporanei e poco propenso a lasciarsi ingabbiare in definizioni predefinite”.
Questa dichiarazione è un vero e proprio manifesto della musica di Anthony Braxton ed è talmente limpida da rischiare di rendere inutili ulteriori parole.
L’inizio della sua attività fu tutto all’interno del jazz, del free.
Primo gruppo col violinista Leroy Jenkins e il trombettista Leo Smith, quindi la partecipazione attiva alla Association for the Advancement of the Creative Music (A.A.C.M.) un’organizzazione nata a Chicago, con l’obiettivo dichiarato di concepire, suonare e registrare musica originale in una seria ricerca. Il progetto raccoglieva molti musicisti che condividevano i valori e gli obiettivi della ricerca, prima ancora delle cifre stilistiche comuni, e si preparava ad immettere nella scena musicale contenuti profondamente innovativi.
Al di là delle collaborazioni e dei progetti avviati, documentati in abbondanza sul web, il maggior contributo di Braxton, in questo periodo è stato sicuramente l’approccio al solismo strumentale, espletato brillantemente con l’album “For Alto” del 1968.
Questo tipo di approccio musicale che, se si escludono estemporanee esperienze passate (e viene sicuramente in mente Coleman Hawkins e la sua “Picasso”) è assolutamente innovativo per la sua capacità di oltrepassare i limiti del jazz e distendersi verso esperienze e culture sonore “altre”, spesso lontane, indotto in questo da quell’affascinante ed esclusivo rapporto che si viene a creare tra musicista e strumento. Intanto, fermo restando lo stile, unico elemento che lo lega al jazz, Braxton rinuncia a due importanti coordinate jazzistiche: il ritmo swing, non eliminato del tutto, ma sostituito qua e là da ritmi certamente complessi ma più legati alla tradizione eurocolta. L’altra coordinata a cadere è l’interplay che, necessariamente, in un album solo non ha ragione di esistere. In questo contesto, il processo improvvisativo si libera dagli schemi jazzistici tipici del free mantenendo, tuttavia, una voluta consapevolezza che lo tende all’incontro con la cultura europea. Non a caso, tra i maestri, Braxton, oltre a Parker , Coltrane o Desmond, non manca di citare Karlheinz Stockhausen, Stravinsky, Berio e John Cage.
Attualmente (ma di acqua ne è passata molta, sotto i ponti) Braxton è impegnato con la Ghost Trance Music e col progetto della Tri-Centric-Music che continuiamo a seguire con immutato interesse.
L’inizio della sua attività fu tutto all’interno del jazz, del free.
Primo gruppo col violinista Leroy Jenkins e il trombettista Leo Smith, quindi la partecipazione attiva alla Association for the Advancement of the Creative Music (A.A.C.M.) un’organizzazione nata a Chicago, con l’obiettivo dichiarato di concepire, suonare e registrare musica originale in una seria ricerca. Il progetto raccoglieva molti musicisti che condividevano i valori e gli obiettivi della ricerca, prima ancora delle cifre stilistiche comuni, e si preparava ad immettere nella scena musicale contenuti profondamente innovativi.
Al di là delle collaborazioni e dei progetti avviati, documentati in abbondanza sul web, il maggior contributo di Braxton, in questo periodo è stato sicuramente l’approccio al solismo strumentale, espletato brillantemente con l’album “For Alto” del 1968.
Questo tipo di approccio musicale che, se si escludono estemporanee esperienze passate (e viene sicuramente in mente Coleman Hawkins e la sua “Picasso”) è assolutamente innovativo per la sua capacità di oltrepassare i limiti del jazz e distendersi verso esperienze e culture sonore “altre”, spesso lontane, indotto in questo da quell’affascinante ed esclusivo rapporto che si viene a creare tra musicista e strumento. Intanto, fermo restando lo stile, unico elemento che lo lega al jazz, Braxton rinuncia a due importanti coordinate jazzistiche: il ritmo swing, non eliminato del tutto, ma sostituito qua e là da ritmi certamente complessi ma più legati alla tradizione eurocolta. L’altra coordinata a cadere è l’interplay che, necessariamente, in un album solo non ha ragione di esistere. In questo contesto, il processo improvvisativo si libera dagli schemi jazzistici tipici del free mantenendo, tuttavia, una voluta consapevolezza che lo tende all’incontro con la cultura europea. Non a caso, tra i maestri, Braxton, oltre a Parker , Coltrane o Desmond, non manca di citare Karlheinz Stockhausen, Stravinsky, Berio e John Cage.
Attualmente (ma di acqua ne è passata molta, sotto i ponti) Braxton è impegnato con la Ghost Trance Music e col progetto della Tri-Centric-Music che continuiamo a seguire con immutato interesse.
Fotografie:
1-Riccardo Granato
2-Ziga Konitnik
3-Giovanni Piesco
Discografia
Anthony Braxton and the Tri-Centric Foundation
Articolo
1-Riccardo Granato
2-Ziga Konitnik
3-Giovanni Piesco
Discografia
Anthony Braxton and the Tri-Centric Foundation
Articolo
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