mercoledì 25 luglio 2007

Anthony Braxton: un'intervista storica...


Ho riportato un’intervista di Mario Luzzi ad Anthony Braxton, risalente al 1982, un periodo cruciale della storia del Jazz, una fase di grandi cambiamenti che hanno portato a quella crisi irreversibile del Jazz americano e alla sua contaminazione con le istanze creative provenienti da ogni parte del mondo, tra cui, in modo principale, l’Europa.
Fu una fase che i musicisti americani, lungi dal farsi annientare, seppero gestire con sapienza. Esempio importante di questa sapienza è da considerare l’Association
for hte Advancement of the Creative Musicians, l’associazione di musicisti creativi chicagoana che seppe definire una direzione, una scuola, quella di Chicago, appunto e, in qualche modo, traghettò l’Afroamerica verso le nuove energie europee e africane, perfino (basti pensare a Lester Bowie e le sue collaborazioni con Fela Kuti).
Tra i componenti più importanti della
A. A. C. M. fu senza dubbio Anthony Braxton, che, in questa intervista, peraltro lunghissima ma interessante, parla a ruota libera di svariati argomenti.
Affronta problemi legati al linguaggio e alla comunicazione (con interessanti riferimenti a
Paul Klee), alle dialettiche sottese ai rapporti tra musica euro colta e musica afroamericana, ai rapporti con i musicisti europei e tra colleghi all’interno della A. A. C. M. Parla esaurientemente delle sue molteplici fonti di ispirazione e della sua formazione musicale e, addirittura, anche dei suoi guadagni. Affronta, ad un certo punto, il problema dell’improvvisazione e della cosiddetta composizione istantanea, dandone una spiegazione molto “moderna”.
Sono passati venticinque anni e un bel pezzo di storia ma
Anthony Braxton ha saputo conservare una discreta coerenza, quanto basta per rendere questa intervista ancora sufficientemente attuale.

Fotografia:
Copertina di Saxophonr Improvisations series F

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