La sua principale fonte di reddito furono una coppia di giovani donne, la sua ex moglie e l’amante di lui e di lei. Questo lo scrisse nella sua biografia e in varie interviste ne sostenne con convinzione la veridicità.
Si autodefiniva negro, giallo con sangue pellerossa nelle vene, insomma, peggio di un bastardo, come il titolo della biografia suggeriva, Beneath the underdog.
Chi lo conosceva lo definiva disadattato ai limiti della psicosi, infantilmente vittimista ed esibizionista, onesto come pochi, ingenuo in modo sorprendente, brutalmente sincero, patologicamente incapace di controllarsi, spesso ingiusto e ingrato.
Fu uno dei più grandi musicisti jazz: suonò a cavallo tra il bebop e il free ma sempre come free lance, al difuori di qualunque genere. Il suo strumento era il contrabbasso che lui suonava con una tecnica fuori del comune e una capacità compositiva eclettica accompagnata al desiderio costante di esplorare e saggiare tutte le possibilità espressive del jazz, forzandone il linguaggio in diverse direzioni.
Negro precocemente consapevole di quello che significava, in quell’America, essere di pelle scura, e sempre in lotta per affermare la sua dignità contro l’oppressore bianco.
Il suo disco più significativo fu Pithecantropus erectus.
Chi lo conosceva lo definiva disadattato ai limiti della psicosi, infantilmente vittimista ed esibizionista, onesto come pochi, ingenuo in modo sorprendente, brutalmente sincero, patologicamente incapace di controllarsi, spesso ingiusto e ingrato.
Fu uno dei più grandi musicisti jazz: suonò a cavallo tra il bebop e il free ma sempre come free lance, al difuori di qualunque genere. Il suo strumento era il contrabbasso che lui suonava con una tecnica fuori del comune e una capacità compositiva eclettica accompagnata al desiderio costante di esplorare e saggiare tutte le possibilità espressive del jazz, forzandone il linguaggio in diverse direzioni.
Negro precocemente consapevole di quello che significava, in quell’America, essere di pelle scura, e sempre in lotta per affermare la sua dignità contro l’oppressore bianco.
Il suo disco più significativo fu Pithecantropus erectus.
Stiamo parlando di Charles Mingus e questa che segue è una sua dichiarazione a proposito di un brano che era solito eseguire, Haitian fight song:
“Haitian fight song potrebbe anche intitolarsi Afro-American fight song…L’assolo che io prendo in questo pezzo è pieno di concentrazione. Non posso suonarlo nel modo giusto se non penso al pregiudizio, all’odio, alla persecuzione e a quanto tutto ciò sia iniquo. In esso c’è della tristezza e ci sono delle grida ma c’è anche della determinazione. Quando finisco di suonare di solito penso: Io glielo ho detto. Spero che mi abbiano ascoltato!”
“Haitian fight song potrebbe anche intitolarsi Afro-American fight song…L’assolo che io prendo in questo pezzo è pieno di concentrazione. Non posso suonarlo nel modo giusto se non penso al pregiudizio, all’odio, alla persecuzione e a quanto tutto ciò sia iniquo. In esso c’è della tristezza e ci sono delle grida ma c’è anche della determinazione. Quando finisco di suonare di solito penso: Io glielo ho detto. Spero che mi abbiano ascoltato!”

Fotografie:
di Guy Lequerrec, 1964
Questo post è stato pubblicato qui a giugno 2006
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